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Il disimpegno morale - di Laura Alberico

Albert Bandura nella “Teoria sociale e cognitiva” illustra i meccanismi che vengono messi in atto quando l’individuo tende a giustificare i suoi comportamenti. Spesso, in ambito scolastico, si possono osservare le varie strategie che i ragazzi adottano per evitare una diretta partecipazione e responsabilità personale in situazioni critiche che li riguardano.  La “giustificazione morale” è quel comportamento che spiega e assolve un modo di agire ( il ragazzo risponde male ai rimproveri dell’insegnante perché si sente vittima di una ingiustizia). L’ etichettamento eufemistico” tende a sminuire la gravità del comportamento ( il ragazzo si giustifica dicendo che stava solo scherzando). Il “confronto vantaggioso” mira ad alleggerire il peso del comportamento negativo ( il ragazzo esprime il suo disappunto confrontando il suo agire con quello di altri che fanno peggio). Il “dislocamento della responsabilità” tende a trasferire la colpa ad altri ( “ non sono stato io ma tizio e caio”).  La “diffusione della responsabilità” è quel comportamento che viene messo in atto dando la colpa al gruppo  in cui il ragazzo si trovava  (“abbiamo deciso insieme agli altri di fare questo”). La “distorsione delle conseguenze”  (negazione o minimizzazione) mette in atto un comportamento in cui la colpa viene negata o sminuita del suo peso oggettivo ( “ non avevo capito bene”, “ non è vero, ho studiato”). Nella “de-umanizzazione della vittima” si attribuisce una giustificazione ad atteggiamenti come quelli razzisti ( “ gli ebrei sono una razza inferiore e quindi devono essere trattati come tali”).    Nell’attribuzione di colpa alla vittima” il prevaricatore si fa scudo dei rimproveri scaricando la responsabilità del suo comportamento sulla vittima stessa ( “sono stato costretto a dargli una lezione perché mi ha provocato”). Queste interpretazioni del comportamento sono sempre più evidenti nella nostra società e non riguardano solo i giovani. I rapporti sociali devono fare i conti con un mondo che cambia snaturando spesso quel senso di moralità che era un patrimonio saldo e incontaminato. L’individualismo crescente sostenuto da una cultura del verbo “avere” tende a relegare in un contesto anacronistico il senso del dovere e della responsabilità personale con le conseguenze spesso negative che possiamo tutti vedere e ascoltare ogni giorno. Famiglia, scuola e società devono confrontarsi con le nuove emergenze sociali cercando i rimedi per favorire  una crescita equilibrata dei giovani. I mass-media ci forniscono soltanto i dati eclatanti che fanno “audience”, spesso le tavole rotonde sui temi del disagio giovanile diventano scontri verbali tra i partecipanti  che non ci aiutano a capire e a interpretare nel modo giusto le origini e le cause di aggressività e sopraffazioni spesso gratuite e senza significato apparente. Il disimpegno morale analizzato e catalogato da Bandura ci fa capire l’importanza che lo stesso psicologo attribuisce al “modellamento”. Fornire modelli positivi ai giovani in ambito familiare e scolastico serve a contenere quell’istinto di aggressività innata che può essere gestita e autoregolata dalla razionalità, funzione superiore dell’uomo che ci rende diversi dalle specie animali e capaci di rielaborare la realtà in modo consapevole, traendo da essa gli insegnamenti utili per essere migliori.
Laura Alberico

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