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Visualizzazione dei post da dicembre 25, 2015

La sera fiesolana di Gabriele D’Annunzio - di Carlo Zacco

5 10 Fresche le mie parole ne la sera tisien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. La natività della Luna - «tu»:  c’è un «tu» indeterminato, a cui si rivolge il poeta; possiamo pensare alla donna amata;   - le mie parole: si augura che il suono delle sue parole sia fresco come il fruscio delle foglie del gelso, che  un contadino silenzioso raccoglie alla luce incerta della sera.  - s’inargenta: il riflesso della luna fa in modo che il ramo del gelso, ormai privo di foglie, appaia di colore argenteo;  - s’annera: sempre sul gelso spicca la scala del racc…

Lungo l' Affrico di Gabriele D’Annunzio - di Carlo Zacco

L’Affrico è un torrente che scorre tra Fiesole e Firenze. È collocata al terzo posto della raccolta, e la sua collocazione segue una cronologia ideale: le ultime piogge primaverili e l’inizio dell’estate.

Grazia del ciel, come soavemente ti miri ne la terra abbeverata, anima fatta bella dal suo pianto! O in mille e mille specchisorridente grazia, che da la nuvola sei nata come la voluttà nasce dal pianto, musica nel mio canto ora t'effondi, che non è fugace, per me trasfigurata in alta pace a chi l'ascolti. Il cielo - rivolge al cielo che si specchia nella terra che è stata abbeverata dalla pioggia, cioè nelle pozzanghere;  - la dolcezza del cielo, dopo la pioggia, è paragonata a quella che si prova dopo un pianto liberatore, quando l’anima si sente purificata, dopo aver sfogato la sua pena;  - gli specchi sono le pozze lasciate dalla pioggia;  - la luminosità del cielo è paragonata a un sorriso;  - la grazia nasce dalla pioggia…

Alcyone di Gabriele D’Annunzio - di Carlo Zacco

Il progetto delle Laudi.L’ideologia del Superuomo approda nel progetto delle Laudi: un vasto ciclo poetico che aveva, nelle intenzioni di D’Annunzio, il compito di diffondere il verbo del «Vate»;  - le laudi sono una summa della sua visione;  - il ciclo poetico doveva essere costituito da sette libri, ed era intitolato Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi: nelle intenzioni di D’Annunzio una celebrazione di tutto il reale.  - Di fatto, di questi sette libri ne pubblica solo quattro: i primi tre nel 1904 (Maia, Elettra, Alcyone) il quarto nel 1912 (Merope);
Maia. Ha come sottotitolo Laus Vitae, e nasce dall’esperienza di un viaggio reale che D’Annunzio ha compiuto in Grecia nel 1895:  - in questa parte l’io lirico del poeta-Vate-Superuomo raffigura se stesso come una sorta muovo Ulisse, un eroe che viaggia per la Grecia, facendosi trasportare dalla forza della bellezza del mondo antico, rappresentato in termini mitici e idealizzati;  - dopo questo viaggio in …

L’ideologia e la poetica di Gabriele D’Annunzio - di Carlo Zacco

Nazionalismo. Dal punto di vista ideologico D’annunzio propende sicuramente verso posizioni nazionalistiche;  ha preso chiaramente posizione a favore: 1)dell’aggressiva politica di Crispi, sia sul piano interno (repressione dura di tutte le proteste), sia su quello esterno (impresa di Adua, Eritrea, fallita miseramente); 2)dell’interventismo durante la I° guerra mondiale, e in seguito a favore di quella buffonata su Fiume; 3)della guerra in Etiopia condotta, e vinta, da Mussolini nel 1935.  - Esibizionismo. Ma non bisogna pensare che la sua adesione a idee nazionalistiche di destra sia di natura solamente politica/ideologica:   - a D’Annunzio la politica in sé interessa poco: quello che gli importa è la possibilità di adottare un determinato stile di comunicazione, fondato:  - sull’esibizionismo;    - sul culto narcisistico del leader;  - sulla possibilità di guidare le masse, influenzandone il giudizio da un punto di vista emotivo, più che razionale.  - Populismo. C…

Il piacere di Gabriele D’Annunzio - di Carlo Zacco

Vita. Gaetano Rapagnetta, nasce a Prato il 12 Marzo 1863, terzo di cinque figli. La famiglia è benestante, ma il tenore di vita è sempre minacciato dalla cattiva gestione economica del padre, sempre propenso a contrarre debiti.  - Il cognome «D’Annunzio» è quello di uno zio che adottò il padre, il quale affiancò il nuovo nome al suo.  - Si diploma al liceo di Prato. Roma. A 18 anni si trasferisce a Roma per studiare alla facoltà di Lettere, ma non conseguirà mai la laurea;  - in compenso entra nel jet set romano, è una specie di «Jep Gambardella», scrive come giornalista in alcuni periodici, soprattutto di argomenti mondani, riguardanti la vita agiata e spregiudicata della nobiltà e dell’alta borghesia romana.  - Ha diverse relazioni, con varie donne della «Roma bene»; tutta storia molto romanzesche, finché nel 1983 non è costretto a sposare, come matrimonio riparatore, una duchessa, Maria Hardouin, che era già incinta, e dalla quale ebbe successivamente tre figli;  - i…

Gabriele D’Annunzio - di Carlo Zacco

Gabriele D’Annunzio (1863 - 1938)La vita. Nato a Pescara nel 1863, compose il suo primo libro di versi "Primo Vere" a soli 16 anni. Non finì gli studi e si dedicò al giornalismo ed alla composizione di opere di varia natura e valore. Fu uno degli interpreti più abili delle correnti di pensiero e delle mode letterarie europee, tra le quali l'esasperato sensualismo, l'estetismo raffinato e paganeggiante ("Il Piacere", 1889), la tendenza ad ignorare la realtà sociale a favore di un mondo spirituale elevato ed esclusivo. Riuscì quindi a proporsi con successo sia nel mondo letterario che in quello mondano, mettendo in atto quell'estetismo (non privo di scandali e polemiche) che il Decadentismo europeo aveva da poco concepito. Terminata la I Guerra Mondiale (durante la quale aveva preso parte ad imprese eclatanti quali la beffa di Buccari ed il volo su Vienna), il suo gusto per i grandi gesti lo portò ad occupare Fiume insieme con un gruppo di vol…

Italy Pascoli, Primi poemetti - di Carlo Zacco

Il poemetto. È un ampio poemetto, di circa 450 versi, diviso in due parti. È dedicato ad un tema molto caro  Pascoli, quello degli emigranti italiani, costretti a lasciare la loro terra, e ovviamente il loro «nido», in cerca di condizioni migliori, in paesi stranieri.
La Vicenda. La vicenda è ispirata a un fatto reale: due fratelli Ghita (Margherita) e Beppe, tornano dall’America nel paese da cui erano partiti, Castelvecchio, con la nipotina, Maria (detta Molly), figlia di un altro  fratello, e malata di tisi;  - La bambina in un primo momento detesta l’Italia, ma poi col tempo instaura un buon rapporto con la nonna (madre dei fratelli);  - Molly guarisce grazie al clima salutare della Regione, mentre la nonna muore.  - Alla fine i tre ritornano in America, e Molly, ai bambini che le chiedono se ritornerà, solo allora risponde in italiano «si».
Il linguaggio. Il poemetto di fatto è un esperimento linguistico. Pascoli si diverte a riprodurre fedelmente la parlata degli emi…

Digitale purpurea Pascoli, Primi poemetti - di Carlo Zacco

Occasione. L’occasione del testo è rivelata da Maria Pascoli, nella biografia che ha scritto dopo la morte del fratello. Qui Maria racconta un aneddoto, che avrebbe appunto ispirato la poesia:  «Ed ecco la fonte del poemetto Digitale purpurea. Un giorno, dopo la merenda e la ricreazione fatte all’aperto, noi educande con la nostra Madre Maestra c’incamminammo per un sentiero che aveva ai lati due giardini, uno cinto dal bussolo e l’altro senza veruna siepe. In questo scorgemmo una pianta nuova che non avevamo mai veduta, non essendo mai solite a passare da quel luogo. Era una pianta dal lungo stelo rivestito di foglie, con in cima una bella spiga di fiori rosei a campanelle, punteggiati di macchioline color rosso cupo: la digitale purpurea. La curiosità di poterla guardare bene da vicino e di sentire se odorava ci spinse a entrare nel giardino; ma appena ci fummo fermate presso la pianta, la Madre Maestra ci intimò di allontanarci subito di lì, di non appressarci a quel f…