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Prima parte del commento e dell'analisi della Prima Ecloga dalle Bucolic...


Bucoliche

I. Titiro e Melibeo




Tityre,

tu

recubans

sub tegmine

patulae fagi

meditaris

Musam

silvestrem



Titiro,

tu

disteso

all’ombra

di
un ampio fag.

componi

un
canto

rustico


tenui

avena;

nos
linquimus

fines

patriae

et
dulcia arva;

nos
fugimus

col
sottile

stelo
[del flauto];

io
abbandono

i
confini

della
patria

e
i dolci campi;  

io
fuggo


patriam;

tu,

Tityre,

lentus

in
umbra

doces

silvas

resonare

formosam
Amaryllida.

la
patria;

tu,

Titiro,

tranquillo

all’ombra

insegni

ai
boschi

a
ripetere

il
nome della bella Amar.


Tityrus.

O
Meliboee,

deus

fecit

nobis

haec otia.

Namque

ille

erit mihi

semper



O
Melibeo,

un
dio

ha
fatto

per
me

questa
pace.

E
infatti

egli

sarà
per me

sempre


deus,

saepe

tener agnus

ab nostris ovilibus

imbuet

illius
aram.

Ille

permisit

dio,

spesso

un
tenero agnello

dal
mio ovile

bagnerà

il
suo altare.

Egli

ha
permesso


meas boves

errare,

ut
cernis,

et
ipsum

ludere

quae
vellem

calamo
agresti.



che
i miei buoi

vagassero,

come
vedi,

e
che io st.

suonassi

ciò
che volevo

con
la canna agreste.




M.

Non equidem invideo [tibi],

magis

miror;

undique

usque adeo



Certo
non provo invidia [per te],

piuttosto

mi
meraviglio;

dappertutto

fino
a tal punto


turbatur

totis agris.

En ipse

aeger

ago

protenus

capellas;

c’è trambusto

in tutti I campi.

Ecco, io stesso

affannato

conduco

innanzi a me

le caprette;


etiam
hanc

vix,

Tityre,

duco.

Namque

hic

inter densas corylos

modo

anche questa

a fatica,

Titiro,

conduco.

E infatti

qui

tra i folti nocciòli

poco fa


reliquit,

conixa

in
nuda silice,

a!

gemellos,

spem gregis,

ha
lasciato,

dopo
averli partoriti

sulla
nuda selce,

Ah!

i
gemelli,

speranza
del gregge,


memini

quercus

tactas

de
caelo

saepe

nobis
praedicere

malum
hoc,

mi ricordo

che le querce

colpite

dai fulmini

spesso

mi hanno predetto

questo malanno,





















































si
mens

non
fuisset

laeva;

sed
tamen,

Tityre,

da
nobis

qui
sit

iste
deus.

se
la mente

non
fosse stata

sorda; 

ma
tuttavia,

Titiro,

dimmi

chi
sia

questo
dio.

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