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La sera fiesolana di Gabriele D’Annunzio - di Carlo Zacco

 

 

 

 

 

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Fresche le mie parole ne la sera

ti sien come il fruscìo che fan le foglie

del gelso ne la man di chi le coglie

silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta

su l’alta scala che s’annera

contro il fusto che s’inargenta

con le sue rame spoglie

mentre la Luna è prossima a le soglie

cerule e par che innanzi a sé distenda un velo

ove il nostro sogno giace

e par che la campagna già si senta

da lei sommersa nel notturno gelo

e da lei beva la sperata pace

senza vederla.

 

 

La natività della Luna

 - «tu»:  c’è un «tu» indeterminato, a cui si rivolge il poeta; possiamo pensare alla donna amata; 

 - le mie parole: si augura che il suono delle sue parole sia fresco come il fruscio delle foglie del gelso, che  un contadino silenzioso raccoglie alla luce incerta della sera.

 - s’inargenta: il riflesso della luna fa in modo che il ramo del gelso, ormai privo di foglie, appaia di colore argenteo;

 - s’annera: sempre sul gelso spicca la scala del raccoglitore, scura, nell’oscurità della sera;

 - la Luna (sempre personificata) sta per sorgere, e già da dietro l’orizzonte emana il suo chiarore che si distende sul terreno come una specie di velo;

 - il sogno: è quello del poeta, che insieme alla donna amata contempla il paesaggio della sera, immerso in una specie di sogno estatico;

 - notturno gelo: la luce fredda della luna è associata al fresco della notte;

 - sperata pace: è il refrigerio del fresco notturno,  che la campagna assorbe dopo gli ardori del giorno;

 - la luce fredda della luna è paragonata prima alla temperatura fresca della sera e ora a un liquido fresco che la campagna beve, ricavandone pace, cioè ristoro;

 - senza vederla: cioè prima ancora che la luna spunti, già ne assapora il fresco;

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Laudata sii pel tuo viso di perla,

o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace

l’acqua del cielo!

 - viso di perla: immagine stilnovistica, che paragona la bianchezza della pelle della donna al colore della perla;

 - Laudata sii: ovviamente riprende San Francesco;

 - nei suoi taccuini D’annunzio ci dice che il primo nucleo di questa poesia è nato dalla contemplazione della campagna di Assisi;

 -  i grandi occhi: di difficile comprensione: probabilmente questi occhi umidi della sera sono le pozze d’acqua in cui il cielo si specchia (vedi Lungo l’Affrico);

 - sempre nei taccuini di D’Annunzio c’è scritto che la poesia è stata composta il 17 Giugno, «dopo la pioggia»;


La Natività della Luna. Nella prima edizione del testo (in «Nuova Antologia», 1899) le tre strofe erano autonome, ed avevano ciascuna un titolo: la prima si intitolava La natività della Luna;
 - spesso D’Annunzio recupera nelle due poesia un senso mistico che si accompagna al sorgere della Luna, che da sempre è stata vista come una divinità dalle religioni antiche;
 - se la luna che nasce ha qualcosa di divino, spetta al poeta-vate cogliere questo aspetto e rivelarlo, e le sue parole suonano come formule magico-liturgiche in gradi di propiziare l’apparizione della divinità;
  - ad essere evocato, poi, non è il sorgere della luna, ma l’attimo che immediatamente precede, e ciò evoca una situazione più sfumata e indeterminata; il sorgere effettivo della Luna sarebbe stato troppo preciso;

Sinestesie. Le parole del poeta (sensazione  uditiva) si fondono con una sensazione tattile (le foglie sfiorate dal contadino);
 - la luce argentea (visivo) della luna è associata al notturno gelo (tattile);

 

 

 

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Dolci le mie parole ne la sera

ti sien come la pioggia che bruiva

tepida e fuggitiva,

commiato lacrimoso de la primavera,

su i gelsi e su gli olmi e su le viti

e su i pini dai novelli rosei diti

che giocano con l’aura che si perde,

e su ’l grano che non è biondo ancora

e non è verde,

e su ’l fieno che già patì la falce

e trascolora,

e su gli olivi, su i fratelli olivi

che fan di santità pallidi i clivi

e sorridenti.

La pioggia di giugno

 - bruiva: calco dal francese bruit (rumore); c’è in Verlaine («O bruit doux de la pluie»), ma qui D’Ann. lo usa il termine per il suo valore onomatopeico;

 - tiepida e fuggitiva: è stato un rapido rovescio estivo;

 - commiato lacrimoso: la pioggia come una specie di pianto della primavera, che si accomiata per lasciare spazio all’estate;

 - rosei diti / che giocano: le pigne novelle che stanno spuntando dai pini sono di colore roseo, e sembrano dita che giocano col vento che gli passa attraverso;

 - trascolora: sta ingiallendo;

 - fratelli olivi: epiteto francescano;

 - santità: le foglie verde-argento degli ulivi conferiscono al colle una sfumatura di pallore > questa è collegata a un’idea di santità e ascetismo;

 - l’ulivo stesso è una pianta collegata all’idea di pace e umiltà, e fa parte della liturgia;

 

 

Laudata sii per le tue vesti aulenti,

o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce

il fien che odora!

 - aulenti: profumate;

 - cinto che ti cinge: è la linea dell’orizzonte, che cinge i colli come un ramo di salice che cinge  i covoni di fieno;


La pioggia di Giugno. Questa seconda strofa è costruita su procedimenti analogici complessi;
 - in primo luogo la parola tende a trasformarsi in puro suono, ed evocare la pioggia, indipendentemente dal significato delle parole (numerose assonanze e rime interne);
 - l’immagine finale degli olivi è basata su un gioco analogico:
a)      il colore grigio-verde dà una sfumatura di pallore ai colli;
b)     allo stesso tempo l’ulivo è pianta associata alla santità;
c)      questo evoca il pallore dell’ascetismo;
Questo tipo di procedimento analogico è tipico di tutta la poesia successiva del Novecento.

 

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Io ti dirò verso quali reami

d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti

eterne a l’ombra de gli antichi rami

parlano nel mistero sacro dei monti;

e ti dirò per qual segreto

le colline su i limpidi orizzonti

s’incùrvino come labbra che un divieto

chiuda, e perché la volontà di dire

le faccia belle

oltre ogni uman desire

e nel silenzio lor sempre novelle

consolatrici, sì che pare

che ogni sera l’anima le possa amare

d’amor più forte.

 

Laudata sii per la tua pura morte,

o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare

le prime stelle!

Il mistero della natura

 - reami d’amore: il suono del fiume è come un richiamo, che invita all’amore;

 - le fonti eterne: le fonti dei fiumi erano considerate sacre dagli antichi; 

 - colline come labbra: la curva delle colline sull’orizzonte limpido è paragonata alla curva delle labbra, chiuse a causa di un misterioso divieto che impedisce loro di parlare, ma che sono ansiose di rivelare il loro messaggio;

 - questo desiderio di parlare le rende ancora più belle;

 - consolatrici: anche se non possono rivelare il segreto, le colline continuano a essere consolatrici, per la loro bellezza, e per questo ogni sera l’anima le ama di un amore più forte;

 

 

 - pura morte: la sera muore lasciando il posto alla notte;

 - è pura perché il cielo è sereno; e palpita perché è nell’attesa delle prime stelle;



La sensualità. La terza strofa è incentrata su sensazioni olfattive, che richiamano più da vicino il motivo amoroso e sensuale.
 - ogni elemento fa riferimento alla sensualità:
a)      il messaggio arcano delle fonti allude al «reami /d’amor», quindi a una forza erotica che pervade la natura;
b)     è sensuale anche la trasfigurazione delle colline in labbra: chiuse da un divieto misterioso, ma ansiose di rivelare il loro segreto;  e questo segreto riguarderà esperienze amorose e sublimi, di bellezza ineffabile e oltreumana (Superuomo).

Cantico di Frate Sole. La natura descritta da D’Annunzio è pervasa da una sorta di atmosfera mistica:
 - gli elementi naturali vengono personificati (viso di perla; le vesti aulenti della sera; i suoi grandi umidi occhi; i rosei novelli diti dei pini; le colline come labbra; eccetera);
 - il riferimento a San Francesco arricchisce questo afflato mistico, dato che gli elementi naturali appaiono accomunati da un rapporto di fraternità;

 - chiaramente questo riferimento non vuole mostrare alcun intento religioso di D’Annunzio: è semplicemente una citazione, un riferimento «arcaizzante», per accrescere il senso di mistero e di dialogo tra gli elementi naturali e l’io lirico.

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