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Il piacere di Gabriele D’Annunzio - di Carlo Zacco

Vita. Gaetano Rapagnetta, nasce a Prato il 12 Marzo 1863, terzo di cinque figli. La famiglia è benestante, ma il tenore di vita è sempre minacciato dalla cattiva gestione economica del padre, sempre propenso a contrarre debiti.

 - Il cognome «D’Annunzio» è quello di uno zio che adottò il padre, il quale affiancò il nuovo nome al suo.
 - Si diploma al liceo di Prato.
Roma. A 18 anni si trasferisce a Roma per studiare alla facoltà di Lettere, ma non conseguirà mai la laurea;
 - in compenso entra nel jet set romano, è una specie di «Jep Gambardella», scrive come giornalista in alcuni periodici, soprattutto di argomenti mondani, riguardanti la vita agiata e spregiudicata della nobiltà e dell’alta borghesia romana.
 - Ha diverse relazioni, con varie donne della «Roma bene»; tutta storia molto romanzesche, finché nel 1983 non è costretto a sposare, come matrimonio riparatore, una duchessa, Maria Hardouin, che era già incinta, e dalla quale ebbe successivamente tre figli;
 - il matrimonio durò poco: la duchessa chiederà il divorzio pochi anni dopo a causa delle continue scappatelle di Gabriele, tra le quali quella con Maria Gravina (una scrittrice piuttosto nota all’epoca), sposata a sua volta, dalla quale ebbe anche una figlia, Renata.
 - Tutte queste donne rientreranno, sotto nomi fittizi, nelle sue raccolte poetiche.
 - Gli anni ’80 sono un periodo molto prolifico per la scrittura di poesia.

Napoli. Con Maria Gravina si sposta a vivere a Napoli, nei primi anni ’90 (1891-93), e subisce un processo per adulterio, a seguito della denuncia del marito di lei.
 - Intanto la relazione con la Gravina si esaurisce, e ne inizia un’altra (nel 1894), quella con Eleonora Duse, famosissima attrice, femme fatale che negli anni ’90 era al suo apice della notorietà.

Firenze. Verso la fine del decennio (1898) è costretto a fuggire da Napoli, poiché assediato dai creditori del padre, che era morto cinque anni prima;  con la Duse si sposta a vivere in una lussuosa villa a Settignano, vicino Firenze;
 - la relazione con la Duse finirà nel 1905, e ne inizierà un’altra, e poi altre ancora.

La politica. Nel 1897 tenta anche la strada della politica, ma sempre in modo bizzarro ed esibizionista: si presenta con la destra, e viene eletto deputato; 
 - ma dopo tre compie un clamoroso voltafaccia per passare alla sinistra; a suo dire per protesta contro il regime particolarmente repressivo avviato dal governo Pelloux.

La guerra. Nel 1915 si schiera con gli interventisti, e promuove l’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale;
 - prende parte attiva alla guerra, in diverse campagne militari, finché non rimane ferito in un incidente aereo, perdendo per un lungo periodo l’uso della vista (scriverà Notturno, in delle striscioline di carta);
 - alla fine della guerra alimenta il mito della vittoria mutilata, a causa della mancata annessione di Fiume: riesce a mobilitare un gruppo di militari, coi quali occupa la città di Fiume, che viene presto sgomberata.

Il ritiro. Nel 1921 si ritira nel Vittoriale, una casa-museo sul lago di  Garda, dove vive gli ultimi anni di vita;
 - muore nel 1938.

 


L’ideologia e la poetica

Nazionalismo. Dal punto di vista ideologico D’annunzio propende sicuramente verso posizioni nazionalistiche;  ha preso chiaramente posizione a favore:
1)      dell’aggressiva politica di Crispi, sia sul piano interno (repressione dura di tutte le proteste), sia su quello esterno (impresa di Adua, Eritrea, fallita miseramente);
2)      dell’interventismo durante la I° guerra mondiale, e in seguito a favore di quella buffonata su Fiume;
3)      della guerra in Etiopia condotta, e vinta, da Mussolini nel 1935.
 - Esibizionismo. Ma non bisogna pensare che la sua adesione a idee nazionalistiche di destra sia di natura solamente politica/ideologica
 - a D’Annunzio la politica in sé interessa poco: quello che gli importa è la possibilità di adottare un determinato stile di comunicazione, fondato:
 - sull’esibizionismo;  
 - sul culto narcisistico del leader;
 - sulla possibilità di guidare le masse, influenzandone il giudizio da un punto di vista emotivo, più che razionale.
 - Populismo. C’è molto della moderna comunicazione politica: che punta alla cosiddetta «pancia», e fa leva su argomenti «populisti» pur di raccogliere un facile consenso a tutti i costi.
 - Atteggiamento filo-borghese. D’altra parte c’è anche un disprezzo per le masse popolari, che vanno appunto dominate, sia con l’uso «mediatico» della parola, sia con politiche economiche a favore delle classi superiori: l’alta borghesia. Da qui l’adesione alla politica imperialista, che era espressione dell’alta borghesia tardo-ottocentesca;
 - il disprezzo per le masse, porta quindi al disprezzo per la stessa democrazia e per le classi operaie.

Estetismo. Questo si collega alla sua concezione dell’arte, la quale a sua volta si identifica totalmente con la  bellezza;  ma nel caso di D’Annunzio, questa concezione ha caratteri ambivalenti:
1)      da un lato abbiamo visto che D’Annunzio si pone come ultimo Vate, erede di una tradizione umanistica, e terzo nella trafila dei moderni dopo Carducci e Pascoli;
- con tutte quelle connotazioni dell’intellettuale umanista, solitario, separato dalla società, dedito agli studi delle belle lettere;
2)      dall’altro lato si pone come un moderno esteta, fa di sé un mito di massa, cavalca le mode;  crea egli stesso delle mode.

Contraddizioni. Questo aspetto della personalità artistica di D’Annunzio ha un carattere anche paradossale e contraddittorio. La contraddizione sta nel fatto che:
a)      da un lato si pone come mito di massa, celebrato in quanto tale;
b)      dall’altro  come un genio superiore, al di sopra delle masse, con un atteggiamento aristocratica superiorità, e che disprezza la società dei consumi e la mercificazione dell’arte.

Come si risolve questa contraddizione? L’unico modo è far coincidere arte e vita, privato e pubblico. Facendo della propria vita uno spettacolo, e di se stesso oggetto di mercificazione.
 - esempio: dopo la pubblicazione della prima raccolta poetica (Primo Vere, 1879), D’Annunzio diffonde la notizia della propria morte, e raccoglie una serie di necrologi che lo esaltano come grande poeta;
 - L’arte e la vita coincidono: l’una è in funzione dell’altra.

La parola poetica. In questo processo di identificazione arte e vita, svolge ovviamente un ruolo fondamentale la parola, dato che D’Annunzio è un artista della parola:
 - per D’Annunzio viene a saltare lo scarto tra linguaggio quotidiano, e la lingua della poesia: la lingua parlata dal poeta, tutti i giorni, è lingua poetica, artefatta;
- la parola che è al di fuori di questo tipo di formalizzazione artistica è inutile;

La concezione della natura. Non solo non c’è mediazione, non c’è scarto tra la parola ordinaria e quella poetica, ma non c’è nemmeno scarto tra l’io del poeta e mondo esterno;
 - c’è una totale identificazione sia tra l’io e le cose, sia tra le cose stesse tra di loro: ogni cosa è anche un’altra, e rimanda all’altra;
- per questo la parola del poeta è in grado di ricreare la realtà, nel momento in cui viene pronunciata
 - per esprimere questa fusione tra l’io lirico e la realtà, e tra i vari elementi della realtà è ovviamente la sinestesia, usata in abbondanza da D’Annunzio.

Rapporto uomo natura. In questo modo, tramite la poesia, di fatto D’Annunzio ristabilisce un rapporto tra uomo e natura. Cioè ristabilisce quel rapporto che la nuova società industriale aveva spezzato;
 - è un modo per superare il divario tra civiltà moderna e natura, tra cultura e istino.

Il  Piacere

Composizione. Il Romanzo è del 1888 (pubblicato nell’89 da Treves), nel periodo romano dunque, e rispecchia in pieno le esperienze di vita che D’annunzio ha avuto in questa fase.
 - la novità è che con questo romanzo entra in Italia l’Estetismo, che in Francia era stato inaugurato dal romanzo A Rebours, di Huismans.

La vicenda. Il romanzo è diviso in quattro parti, quattro “libri”, e non segue un ordine degli eventi rigorosamente logico.

Libri I e II. La scena iniziale vede Andrea Sperelli in attesa di Elena Muti, una donna molto affascinante ed esuberante, che era stata la sua amante in passato,  con la quale aveva interrotto i rapporti, e che aveva incontrato causalmente poso tempo prima, fissando un appuntamento con lei;
 - Da questo incontro però Andrea Sperelli, che è innamorato di lei, non ottiene quello che vuole.

Flashback. Segue un lungo flashback, che praticamente occupa i primi due libri, e che ripercorre la sua precedente storia con Elena Muti:
 - si erano incontrati ad un ricevimento mondano a Roma;
 - avevano iniziato a frequentarsi, incontrandosi sempre in luoghi molto raffinati della capitale;
 - all’improvviso Elena, che era vedova, si era risposata, per interesse con un conte inglese;
 - Andrea quindi si dà alla vita dissoluta, finché non rimane ferito in un duello, nel quale era stato trascinato dal marito di una delle sue amanti;
 - si ritira quindi in convalescenza in una villa al mare di proprietà di una sua cugina, Villa Schifanoia:
 - qui vive con la cugina, e conosce un’amica di lei, Maria Ferres: una donna totalmente diversa da Elena Muti: carattere sensibile e delicato, di alta spiritualità;
 - si innamora di lei, e inizia una relazione.

Libri III e IV. Il libro terzo si apre col suo ritorno a Roma, e ci si ricollega alla scena iniziale di lui che attende di rivedere Elena Muti dopo un anno.
 - Tutti e tre si ritrovano a Roma;
 - Andrea è attratto da entrambe le donne, e le circuisce, usando freddezza e ambiguità;
 - quella che ama in modo più tormentato e viscerale è Elena Muti;
 - mentre Maria, che lo ama in modo sincero è usata come sostitutivo della prima. La situaione è molto complicata, e Andrea sembra trarre molto piacere da questo;

Finale. Alla fine, durante un amplesso con Maria, nell’impeto della passione Andrea si lascia sfuggire il nome di Elena:
 - tutta crolla, e Maria fugge inorridita.

Il Protagonista. Andrea Sperelli è il vero e proprio alter ego di D’Annunzio, che nel crearlo, ovviamente, ha attinto molto dalla sua esperienza biografica;
 - Sperelli è il tipico esteta: che vive una vita tutta votata all’arte, che va della propria stessa vita un’opera d’arte; ha atteggiamenti di superiorità aristocratica;

 - rappresenta la trasposizione italiana dell’eroe decadente, sulla base del protagonista di A Rebours, che D’Annunzio ha assimilato in maniera molto profonda, e stupefacente, considerando la sua giovane età, e il fatto che il romanzo di Huysmans era uscito appena quattro anni prima; 

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