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Il gelsomino notturno Pascoli, I canti di Castelvecchio - di Carlo Zacco

I canti di Castelvecchio

Composizione. Raccolta di poesie pubblicata a Bologna nel 1903 per la prima volta, con successive edizioni.
 - Castelvecchio era un piccolo borgo in provincia di Lucca, dove Pascoli si trasferì con la sorella Maria a partire dal 1895, per risiedervi tutta la vita.
 - L’opera è una diretta continuazione del progetto poetico di Myricae: vi troviamo per lo più gli stessi temi e lo stesso linguaggio poetico. Dalla critica è considerata inferiore rispetto alla prima raccolta.

Motivi. Anche i motivi principali sono quelli già presenti in Myricae:
 - la natura e il susseguirsi delle stagioni: i componimenti sono legati l’uno all’altro tramite un filo che pare appunto seguire il susseguirsi delle stagioni;
- la morte dei familiari, sempre al centro della riflessione di Pascoli, che si rifugia nel nido familiare;
 - l’eros: è più presente qui il motivo dell’eros, visto sempre nel modo ambiguo in cui può essere guardato da un fanciullo, che guarda ai rapporto tra gli adulti con curiosità e repulsione insieme.

Il gelsomino notturno

 

 

 

 

 

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E s'aprono i fiori notturni,

nell'ora che penso a' miei cari.

    Sono apparse in mezzo ai viburni

    le farfalle crepuscolari.

 

Da un pezzo si tacquero i gridi:

là sola una casa bisbiglia.

    Sotto l'ali dormono i nidi,

    come gli occhi sotto le ciglia.

 

Dai calici aperti si esala

l'odore di fragole rosse.

    Splende un lume là nella sala.

    Nasce l'erba sopra le fosse.

 

Un'ape tardiva sussurra

trovando già prese le celle.

    La Chioccetta per l'aia azzurra

    va col suo pigolio di stelle.

 

Per tutta la notte s'esala

l'odore che passa col vento.

    Passa il lume su per la scala;

    brilla al primo piano: s'è spento…

 

È l'alba: si chiudono i petali

un poco gualciti; si cova,

    dentro l'urna molle e segreta,

    non so che felicità nuova.

Situazione. Siamo di sera, poco dopo il tramonto del sole, quando i fiori notturni iniziano a schiudersi; e il poeta si raccoglie nel pensiero dei suoi cari;

 - anche le falene (animali notturni) escono allo scoperto;

 

A quest’ora gli animali non emettono più i loro  versi (gridi);

 - da una parte, all’interno di una casa, i suoi abitanti ancora svegli parlano tra loro;

 - dall’altra parte gli uccelli dormono già nei loro nidi, coperti dalle ali come occhi dalle palpebre chiuse;

Dalle corolle aperte dei gelsomini fuoriesce un odore che fa venire in mente quello delle fragole mature;

 - nella casa, un lume è acceso al piano inferiore;

 - nel frattempo l’erba cresce impercettibilmente sulle tombe;

 

Un’ape, tornata troppo tardi al suo alveare, si aggira intorno col suo ronzio (sussurra), trovando già tutte le celle occupate;

 - la costellazione delle Pleiadi (detta Chioccetta dai contadini) si estende per il cielo (l’aia) col suo seguito di stelle luccicanti;

 

Per tutta la notte il vento diffonde il profumo dei gelsomini;

  - Sempre nella casa, si vede un lume salire su per le scale, fermarsi al primo piano, e poi spegnersi, in  camera da letto;

 

 

All’alba i petali si chiudono. Dentro l’ovario umido del fiore, posto dentro la corolla chiusa, c’è il polline che vi è stato portato durante la notte.

 





Due vicende parallele. In questa poesia, nel quadro generale del notturno naturale vengono rappresentate due vicende parallele:
1)      Ciò che avviene all’interno della casa:
a.      la casa bisbiglia (v.6);
b.     splende il lume nella sala (v. 11);
c.      passa il lume su per la scala, brilla al primo piano, si spegne (vv. 19-20);
2)      Ciò che avviene all’esterno, e che riguarda i fiori:
a.      i fiori si spalancano; compaiono le farfalle notturne;
b.     dai fiori aperti si spande un odore intenso;
c.      questo profumo intenso viene portato tutta la notte dal vento;
d.     all’alba i fiori si chiudono: all’interno rimane l’ovario fecondato;

L’occasione. Qual è la correlazione tra queste due scene? È lo stesso Pascoli a dircelo, in un testo che allega al momento di pubblicare la poesia nel 1903, e che funge da dedica:
 - In questo testo, l’autore fa riferimento all’occasione che lo ha portato a scrivere la poesia: il matrimonio di un suo amico due anni prima, dal quale, poco dopo, sarebbe nato un bambino, ha cui l’amico ha posto il nome di Dante Gabriele Giovanni;
 - La casa nuziale. In queste poesia, quindi, Pascoli allude alla prima notte di nozze degli sposi, sullo sfondo di un notturno naturale, brulicante di vita;
 - riti di fecondazione: si tratta quindi di due riti di fecondazione che  vengono rappresentati contemporaneamente, intrecciati:
1)      quello dei fiori (più chiaro), ci spiega anche il significato di ciò che avviene dentro la casa;
2)      a sua volta, la connotazione dei fiori assume una chiara valenza sessuale:
a.      l’aprirsi della corolla e l’esalare del profumo invitano all’amore, e il poeta sottolinea la carica sensuale di questo amore: insistendo sulle sensazioni olfattive e cromatiche:
- il colore rosso, che allude alla sensualità;
 - il profumo delle fragole, rosse anch’esse;
b.     all’alba il fiore si chiude coi petali «un poco gualciti»: e questo introduce un elemento di turbamento nel tema dell’eros.

Esclusione dell’io lirico. Perché turbamento? Perché l’io lirico contempla questo rituale, rimanendone escluso. Questo si capisce da due elementi:
1)      Il punto di osservazione è posto all’esterno della casa («là»):
 - «là sola una casa bisbiglia» (v. 6);
 - «splende un lume là nella sala» (v. 11);
2)      l’ape: il poeta vuole celebrare la fecondazione, ma sa di essere escluso da questo «nido», e di non poter avere una sua famiglia. Questo fatto è suggerito dall’immagine dell’ape (v. 13): è «un’ape tardiva», esclusa dall’alveare, che si aggira in solitudine.
Nella lirica Addio, sempre nei Canti di Castelvecchio Pascoli recita: «Oh se, rondini rondini anch’io.. io li avessi quattro rondinotti / dentro questo mio nido di sassi!», il cui allude al fatto di non poter essere un sereno e appagato pater familias.

Immagini mortuarie. A questo si ricollegano le immagini di morte:
1)      i fiori si aprono «nell’ora che penso ai miei cari» (v. 2);
2)      «nasce l’erba sopra le fosse» (vv. 12);
La tragedia familiare ha bloccato l’io lirico in una condizione di eterna adolescenza, dalla quale non può uscire:
 - al posto di rapportarsi con l’altro (la donna), egli instaura un legame viscerale, oscuro, ossessivo coi morti;
 - questi morti vivono come fantasmi in questo «nido» che il poeta si è costruito, impedendogli di superare il trauma, e rapportarsi col mondo esterno.

Le immagini del «nido». A questo punto si chiarisce anche il quarto ordine di immagini (fecondazione dei fiori, della donna, immagini mortuarie), che è quella del nido, segnalata da:
1)      «sotto l’ali dormono i nidi» (v. 5);
2)      le api chiuse nelle «celle» (v. 14);
3)      la «Chioccetta» seguita dal «pigolio di stelle» (vv. 15/16);
Queste immagini riproducono quella della casa, in cui vivono genitori e figli, e sostituiscono quella reale di Pascoli, che è andato perduto, e che deve appunto essere ricostruito in poesia.

Il sistema di opposizioni. Chiarite queste quattro immagini si può stabilire un sistema di opposizioni:
1)      offerta d’amore del fiore   vs   morti;
2)      casa nuziale   vs   nido;

Materiale psicologico. Ovviamente qui non si tratta di tracciare il profilo psicologico di Pascoli, e rinfacciargli la sua psicologia contorta e inibita, anzi:
 - al contrario questo punto di partenza crea le condizioni per un’avventura conoscitiva, nelle zone più segrete dell’animo e della realtà;
 - allo stesso modo creano le condizioni per un’espressione poetica originale, e molto suggestivo

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