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Due pastori amici traduzione musicale della prima ecloga di Virgilio di...


Due pastori amici (musica di Luigi
Gaudio)

MELIBEO: O Titiro, tu riposando all'ombra
di quel frondoso faggio vai
studiando
un boscaiolo canto sul tuo flauto;
abbandoniamo le dolci campagne
e il suolo della patria, che
fuggiamo;
tu, o Titiro, calmissimo nell'ombra,
fai risuonare nelle selve ombrose
con la sua eco il nome di Amarilli.

MELIBEO: Un gran
rumor
rimbomba per i campi
da ogni parte e anche io stesso,
affranto,
le capre spingo innanzi al mio
cammino;
con sforzo questa, o Titiro, trascino:
Se avessimo pensato saggiamente
l'avevan già predetto questo male
le querce che dal ciel furon
schiacciate.
Ricordo ben, non v'è da dubitare.
TITIRO: La libertà lo sguardo mi ha rivolto
benigno, benché tardi sia arrivata,
quand' ero ormai canuto ed
invecchiato
dopo sì lungo tempo guardò e venne
dopo
che Galatea mi ha abbandonato
e
la bella Amarilli mi ha sposato.
Infatti, finché Galatea mi tenne,
di
libertà speranza non mi venne,

MELIBEO:
Ahi,
un giorno, dopo innumerevol tempo
stupirmi
potrò mai di ritrovare
tra
quei paterni campi qualche spiga
quello
che un tempo era il regno mio?
Un
barbaro soldato può mai avere
questi
maggesi così coltivati?
Fino
a che punto la guerra civile
I
cittadini miseri ha condotto

TITIRO:
Malgrado ciò potresti riposare
insieme
a me stanotte su un giaciglio
verde
di fronde nella mia casetta.
Ho
molti frutti e tenere castagne
latte
rappreso con grande abbondanza.
E, si intravede già qui, da lontano,
delle
capanne fumano i camini
e
dalla sommità delle montagne
più
lunghe e scure scendono le ombre.

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