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Dalle corti alle accademie


 

Centri di produzione e di diffusione della
cultura




  • Crisi
    del mecenatismo (politica di ripiegamento e di prudenza)
  • specializzazione
    delle competenze (giuristi, diplomatici, militari,
    amministratori)
  • subordinazione
    del letterato all’artista (pittore e architetto)
  • letterato
    senza lavoro: o rinomanza nazionale (Marino) o produzione
    encomiastica
  • egemonia
    culturale della Chiesa (Tribunale del Santo Uffizio e Indice dei
    libri proibiti) , crescita numero chierici e concezione
    settoriale e tecnicistica del sapere (letteratura, riflessione
    critica, politica, scienze, teologia, morale)
  • stanca
    contemplazione del primato perduto
  • conservazione
    e cristallizzazione della cultura italiana
  • crisi
    dell’editoria (
    imprimatur
    della Chiesa e riconversione dei cataloghi)
  • netta
    distinzione tra opere di consumo (romanzo) e opere destinate alle
    élites
  • accademie soprattutto in
    Toscana e a Venezia: separatezza dal potere reale e concreto
    delle corti o della Chiesa
    isolamento
    culturale (gli Incogniti – romanzieri e novellieri-; i
    Cruscanti – linguisti-; i Lincei – scienziati-)









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