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La lezione di Don Milani - di Lucio Garofalo

Il motto più bello della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani era: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia". Questa frase lancia un messaggio esplicito di impegno politico. Significa che, se una questione è discussa e sollevata in un ambito privato, come una conversazione da bar, in un luogo privo di sovranità decisionale, essa non assume alcun valore politico, per cui non sortisce esiti concreti ed efficaci per la collettività. Viceversa, se l'istanza viene rivendicata in un contesto pubblico, in una sede collegiale deputata a prendere delle decisioni, insomma in un organismo democratico sovrano, in tal caso essa riveste un altro significato e rilievo ed esercita una maggiore forza di risoluzione politica. Il dramma è costituito oggi dalla crisi di partecipazione democratica e dall'assenza di sovranità popolare. Ogni istituto politico-decisionale è riservato ad élites assai ristrette, detentrici esclusive della ricchezza economica e del potere politico. Ogni organo di democrazia rappresentativa è, di fatto, esautorato. È proprio questa, oggi, la principale emergenza politica e sociale: la crisi o l'assenza di democrazia reale, di una politica partecipativa estesa alle masse popolari e alle classi subalterne. Le esperienze partecipative vissute in un passato relativamente recente, ci mostrano che non si tratta affatto di un'utopia astratta. Molto dipende dalla capacità e volontà di mobilitazione ed autogestione collegiale dei soggetti protagonisti della vita politica. Se ciascuno di noi si rifugiasse nella sfera esistenziale privata, sarebbe solamente un avaro egoista.
Lucio Garofalo

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5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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