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Ultimo viene il corvo di Italo Calvino


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approfondimento scritto di un alunno/a

"Ultimo viene il corvo" di Italo Calvino 1F lezione scolastica di Luigi Gaudio in mp3, disponibile anche in formato audio wma

Calvino e il neorealismo

BIOGRAFIA

Italo Calvino nasce nel 1923 a Cuba, in particolare a Santiago de Las Vegas, dove i genitori si trasferirono per motivi lavorativi.
Nel 1925 la famiglia Calvino ritorna in Italia, a San Remo. Dai genitori il piccolo Italo riceve un’educazione laica e rigorosa, di matrice illuminista e gli viene insegnato l’amore per l’osservazione del mondo naturale e nel 1941 si inscrive alla facoltà di agraria. I suoi studi saranno però interrotti causa la guerra. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Calvino rifiuta di arruolarsi nelle fila fasciste della repubblica di Salò e, mentre i suoi genitori sono sequestrati per un lungo periodo dai repubblichini, il giovane Italo si lega alle formazioni partigiane sulle alpi marittime, in particolare si arruola nella seconda brigata Garibaldi in azione sulle Alpi Marittime, di inspirazione comunista.
È questo lo sfondo della prima produzione narrativa calviniana, la guerra, la resistenza e l’entusiasmo della liberazione. Si tratta per lo più di racconti, tutti pubblicati sulla rivista “Il politecnico” redatta da Elio Vittorini.
Nel 1945, alla fine del conflitto, Italo Calvino si inscrive alla facoltà di lettere all’università di Torino, e ottiene la laurea nel 1947. Si lega al partito comunista con la speranza in un radicale cambiamento della società, sotto il segno dell’equità. Inoltre in questi anni stringe rapporti con intellettuali di spicco, tra cui Vittoriani e Pavese. Verso la fine degli anni quaranta Calvino si lega alla casa editrice Einaudi. Nel 1956 egli si dissocia dal partito comunista a seguito dell’invasione dell’Ungheria da parte delle milizie sovietiche e dalla denuncia dei crimini commessi da Stalin presentata da Nikita Chruscev. Per rispondere a quest’aria di crisi che coinvolge tutti i partiti d’Europa Calvino fonda, con la collaborazione di Vittorini una rivista, il “Menabò”.
Nel 1964 Calvino sposa Esther Judith Singer, con la quale si trasferisce a Parigi fino al 1980. Qui Calvino, approfondisce i contatti con l’avanguardia francese, traduce “I fiori blu” e trae il gusto per una comicità paradossale e un interesse spasmodico per la scienza.
Nel 1980 egli torna a Roma, e si dedica più che altro all’attività giornalistica, collaborando con il “Corriere della sera” prima, e poi con “La repubblica”.
Muore nell’ospedale di Siena tra il 18 e il 19 settembre 1985.

BIBLIOGRAFIA

Il sentiero dei nidi di ragno (1947)
Ultimo viene il corvo (1949)
I nostri antenati (1960)
- Il barone rampante
- Il cavaliere inesistente
- Il visconte dimezzato
Marcovaldo (1963)
Ti con zero (1967)
Le Cosmicomiche (1968)
Gli amori difficili (1970)
Orlando furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino (1970)
Le città invisibili (1972)
Il castello dei destini incrociati (1973)
Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979)
Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società (1980)
Palomar (1983)
Sotto il sole giaguaro (1986)
Lezioni americane(1991)
Prima che tu dica pronto (1993)
L’esplosione letteraria del secondo dopoguerra fu “prima che un fatto d’arte, un fatto fisiologico, esistenziale e collettivo”

IL NEOREALISMO

Con l’etichetta “neorealismo” si usa descrivere quell’indubbia vitalità che fa seguito alla guerra. È un’espressione di derivazione tedesca e significa nuova oggettività. Viene usato non tanto per indicare una corrente o una scola, bensì una serie di tematiche peculiari.
A questo proposito Calvino scrisse, nel 1964 “Il neorealismo non fu una scuola. Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche- o specialmente- delle Italie fino allora più inedite per la letteratura.”.
Posta la comune attenzione, sul piano tematico, alla recente storia italiana, ogni scrittore affronta la materia neorealista con stili e linguaggi diversi.

CESARE PAVESE (1908-1950)

Traduce i capolavori della letteratura moderna inglese e americana, come Dedalus di Joyce o Moby Dick di Melville. Come scrisse Calvino il giovane Pavese scopre “una letteratura legata al fare degli uomini, creando miti nuovi della vita moderna che avevano la forza di simboli primordiali della coscienza, creando della lingua parlata un nuovo linguaggio poetico tutto cose”.
La letteratura americana diventa fondamentale per Pavese, e la sua ambizione è quella di fare della propria terra d’origine una metafora del mondo, in cui ogni elemento acquista un significato simbolico e universale.
Federico Galli




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