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Ultimo canto di Saffo di Giacomo Leopardi - parafrasi interlineare di Carlo Zacco

Canti

IX – Ultimo canto di Saffo

1
Placida notte,
e verecondo raggio
della cadente luna;
e tu Nunzio del giorno
che spunti
 
O notte calma,
e raggio disreto
della luna che tramonta
e tu astro annunziatore del giorno
che sorgi

in su la rupe
fra la tacita selva;
oh sembianze
dilettose e care
agli occhi miei
mentre
mi fur
sulla rupe
tra la selva silenziosa;
oh visioni
piacevoli e care
ai miei occhi
finché
mi furono

ignote
l'erinni
e il fato;
già
non arride
spettacol molle
sconosciuti
il tormento [d’amore]
e il destino [avverso]
ormai
non dà piacere
uno spettacolo dolce

ai disperati affetti.
L'insueto
gaudio
noi  ravviva
allor quando
il flutto polveroso de' Noti
si volve
e chi ha sentim. disperati.
La rara
gioia
mi rallegra
quando
il turbine polveroso dei venti
corre

per l'etra liquido
e per li campi trepidanti
e quando il carro,
grave carro di Giove
tonando
divide
a noi
attr. il cielo limpido
e attr. i campi sconvolti
e quando il carro,
i rombante carro di G.
tuonando
squarcia
a noi

sul capo
il tenebroso aere.
Noi giova
natar
tra' nembi
per le balze
e le profonde valli,
e noi
 
sulla testa
l’aria buia.
A me piace
avvolgermi
tra le nuvole
lungo i dirupi
e le valli profonde,
a me [piace]
 

la vasta
fuga
de' greggi
sbigottiti
o il suono
e la vittrice
ira dell'onda
d'alto fiume
alla
l’affollata
fuga
delle greggi
intimorite
o il suono
e la trionfante
furia delle acque
di un fiume profondo
presso la

sponda dubbia.
sponda insicura.

2
O divo cielo
bello il tuo manto,
e bella sei tu
rorida terra.
Ahi di cotesta infinita beltà
i numi
 
O cielo divino
bella è la tua volta,
e bella sei tu
terra rugiadosa.
Ahi, di questa bellezza infinita
gli dei

e l'empia sorte
non fenno
parte nessuna
alla misera Saffo.
O natura
addetta
a' tuoi regni
e la malvagia sorte
non concessero
nessuna parte
alla misera Saffo.
O natura
essendo io assegnata
ai tuoi regni

superbi
ospite
vile
e grave
e amante
dispregiata
alle vezzose tue forme
invano
superbi
quale ospite
spregevole
e sgradita
e quale amante
da te disprezzata
alle tue bellezze
invano

intendo
il core
supplichevole
e le pupille.
A me non ride
l'aprico margo
e il mattutino albor
rivolgo
il cuore
supplichevole
e gli occhi.
A me non danno piacere
i luoghi soleggiati
e l’alba che si affaccia

dall'eterea porta;
me non saluta
il canto de' colorati augelli,
e non il murmure
de' faggi:
e dove
dalla porta del cielo [oriente];
non mi saluta
il canto degli uccelli colorati,
né lo stormire
dei faggi:
e dove

rivo
candido
dispiega
il puro seno
all'ombra degl'inchinati salici,
sottragge
disdegnando
le flessuose
un ruscello
limpido
stende
il suo corso
all’ombra dei salici piangenti,
sottrae
con disprezzo
la mobile

linfe
al mio piè
lubrico
e preme
in fuga
l'odorate spiagge.
 
acqua
ai miei piedi
che scivolano
e copre
fuggendo
le spiagge profumate.
 

3
Qual fallo mai,
qual eccesso
sì nefando
macchiommi
anzi il natale
onde il ciel
e di fortuna il volto
 
Quale colpa mai
quale peccato
così terribile
mi macchiò
prima di nascere
per cui il cielo
e l’aspetto della sorte

sì torvo mi fosse?
In che
peccai
bambina,
allor che
la vita
è ignara di misfatto
onde poi
mi fossero così ostili?
In che cosa
ho peccato
da bambina,
quando
la vita
è ignara di colpe
per cui poi

il mio stame ferrigno
si volvesse
al fuso della Parca
indomita,
scemo di giovanezza
e disfiorato?
il filo grigio della mia vita
scorresse
al fuso della Parca
inesorabile,
privo di giovinezza
e sfiorito?

Il tuo labbro
spande
incaute voci:
arcano consiglio
move
i destinati eventi.
Arcano è tutto
La tua bocca
emette
parole audaci:
una volontà misteriosa
provoca
gli eventi stabiliti dal destino.
Tutto è misterioso

fuor che
il nostro dolor.
Nascemmo al pianto
negletta prole
e la ragione
in grembo de' celesti si posa
fuorché
il nostro dolore.
Siamo nati per piangere
come figli disprezzati
e la ragione di ciò
sta con gli dei.

Oh cure
oh speme
de' più verd'anni!
Il Padre
diè
eterno regno
nelle genti
alle sembianze,
Oh emozioni
o speranze
degli anni giovanili!
Il padre
diede
eterno potere
sugli uomini
alle apparenze,

alle amene sembianze;
e per virili imprese
per dotta lira
o canto
virtù non luce
 
 
 
alle belle apparenze;
e nonostante imprese eroiche,
nonostante capacità musicali
o poetiche
il valore non brilla
 
 
 

in ammanto
disadorno.
 
 
in una veste
modesta.
 
 

4
Morremo.
Sparto a terra
il velo indegno
l'ignudo animo
rifuggirà
a Dite,
e emenderà
 
 
Morirò.
Lasciato a terra
l’idegno involucro
l’animo nudo
si rifugerà
presso gli inferi
e correggerà
 

il crudo fallo
del cieco dispensator de' casi.
E tu
cui
mi strinse
indarno
lungo amore
il crudele errore
del cieco destino.
E tu
al quale
mi legò
inutilmente
un lungo amore,

e lunga fede
e vano furor
d'implacato desio,
vivi felice,
se in terra
visse felice
nato mortal.
e una  lunga fedeltà
e un’inutile passione
di desiderio implacabile,
tu vivi felice,
se sulla terra
visse mai felice
un essere umano.

Giove
me non asperse
del soave licor
del doglio avaro,
poi che
perir gl'inganni
Giove
non bagnò me
del meraviglioso liquido
del suo vaso avaro,
dal momento in cui
morirono le illusioni

e il sogno
della mia fanciullezza.
Ogni più lieto giorno
di nostra età
primo s'invola.
Sottentra il morbo
 
 
e i sogni
della mia fanciullezza.
Tutti i giorni lieti
della nostra vita
fuggono per primi.
Giunge la malattia
 
 

e la vecchiezza
e l'ombra
della gelida morte.
Ecco:
di tante palme
sperate
e dilettosi errori
 
 
e la vecchiaia
e l’ombra
della morte gelida.
Ecco:
di tanti successi
sperati
e piacevoli illusioni
 
 

il Tartaro m'avanza;
e la tenaria Diva
e l'atra notte
e la silente riva
han
il prode ingegno.
mi resta la morte;
e la dea infernale
e la notte nera
e la riva silenziosa
hanno
il mio ingegno valoroso.


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