Passa ai contenuti principali

Trionfo della Morte II, vv. 76-190, di Francesco Petrarca - di Carlo Zacco



 

 

78

 

 

81

 

 

84

 

 

 

 

87

 

 

90

 

 

93

 

 

 

96

 

 

99

 

 

102

 

 

 

105

 

 

108

 

 

 

111

 

 

114

 

 

117

 

 

120

- Deh, madonna, - diss’io - per quella fede

che vi fu, credo, al tempo manifesta,

or più nel volto di chi tutto vede,

creovvi Amor pensier mai ne la testa

d’aver pietà del mio lungo martire,

non lasciando vostr’alta impresa onesta?

Che’ vostri dolci sdegni e le dolci ire,

le dolci paci ne’ belli occhi scritte,

tenner molti anni in dubbio il mio desire. –

 

 

A pena ebb’io queste parole ditte,

ch’io vidi lampeggiar quel dolce riso

ch’un sol fu già di mie virtuti afflitte.

Poi disse sospirando: - Mai diviso

da te non fu ’l mio cor, né già mai fia;

ma temprai la tua fiamma col mio viso,

perché a salvar te e me null’altra via

era e la nostra giovenetta fama;

né per ferza è però madre men pia.

 

Quante volte diss’io meco: «Questi ama,

anzi arde: or si conven ch’a ciò provveggia,

e mal pò provveder chi teme o brama.

Quel di fuor miri, e quel dentro non veggia».

Questo fu quel che ti rivolse e strinse

spesso, come caval fren, che vaneggia.

Più di mille fïate ira dipinse

il volto mio ch’Amor ardeva il core;

ma voglia in me ragion già mai non vinse.

 

Poi se vinto ti vidi dal dolore,

drizzai in te gli occhi allor soavemente,

salvando la tua vita e ’l nostro onore;

e se fu passïon troppo possente,

e la fronte e la voce a salutarti

mossi, et or timorosa et or dolente.

 

Questi fur teco miei ingegni e mie arti:

or benigne accoglienze et ora sdegni

(tu ’l sai che n’hai cantato in molte parti),

ch’i’ vidi gli occhi tuoi talor sì pregni

di lagrime, ch’ i’ dissi: «Questi è corso,

chi non l’aita, sì ’l conosco ai segni»:

allor provvidi d’onesto soccorso;

talor ti vidi tali sproni al fianco,

ch’ i’ dissi: «Qui conven più duro morso».

Così, caldo, vermiglio, freddo e bianco,

or tristo, or lieto, infin qui t’ho condutto

salvo, ond’io mi rallegro, benché stanco.

«oh mia Signora – dissi io – per quella fedeltà [verso di voi] che, credo, vi è stata evidente, un tempo, o [lo è] ancora di più oggi [che potete vederlo] nel volto di chi tutto vede [Dio]: è mai successo che amore provocasse nella vostra mente il pensiero di aver pietà di me per le mie sofferenze, senza che abbandonaste il vostro proposito di castità? Infatti, i vostri sdegni gentili e le vostre ire, [contrapposti] alla pace dipinta nel vostro sguardo, mi hanno tenuto molti anni nel dubbio [che voi mi amaste o meno]».

Non appena io ebbi pronunciato queste parole, vidi splendere quel dolce sorriso che un tempo fu un sole per le mie forze quando venivano meno.

Poi disse sospirando: «Il mio cuore non fu mai diviso dal tuo, né mai lo sarà;

ma regolai la tua passione amorosa con le mie espressioni del viso, poiché non  c’era altro modo per salvare la nostra reputazione ancora fragile:

una madre non è meno amorevole se usa la sferza.

 - Quante volte mi sono detta: «lui è innamorato,  anzi, brucia d’amore: è necessario resistere, e non può certo farlo chi teme (di perdere la reputazione) e intanto desidera egli stesso; gli farò vedere solo il mio aspetto esterno, e nasconderò i miei sentimenti; questo è ciò ti tenne in dubbio, e ti fece soffrite, come fa il freno per un cavallo impazzito.

Più di mille volte il mio volto mostrava ira, mentre nel cuore ardeva amore (per te);

ma il desiderio in me non sconfisse mai la ragione;

 

Poi, quando ti vedevo sopraffatto dal dolore,

allora mi rivolgevo a te con gentilezza,

salvandoti la vita, e insieme il nostro onore;

se invece eri preso da passione troppo forte, evitavo di salutarti e di guardarti, temendo (che tu potessi farti del male) e provando dolore (per te).

 

Questo fu il mio stratagemma con te: ora un atteggiamento benevolo, ora ostile

(tu lo sai, che lo hai descritto in mille poesie),

poiché a volte vedevo i tuoi occhi  così pieni

di lacrime, che io mi  dicevo:  «questo è andato,

se qualcuno non lo aiuta; lo riconosco dai segni»:

allora ti venivo in soccorso;

a volte, invece, vedevo che avevi una tale voglia,

che mi dicevo: «qui occorre tirare la briglia».

E così, alternando calore e freddezza, passione e distacco; ora triste, ora felice: infine ti ho portato sano e salvo, anche se stanco; e di ciò sono felice.



Commenti

Post popolari in questo blog

Un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015

Da oggi fino alla prova preselettiva sulla seguente pagina facebook un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015 (bando previsto entro fine marzo, secondo il decreto Milleproroghe), ogni giorno alle ore 9.  La soluzione verrà pubblicata almeno un giorno dopo. https://www.facebook.com/nuovoconcorsodirigentiscolastici

Elogio di Galileo dall' Adone di Marino - di Carlo Zacco

Marino - Adone Canto X - ottave 42-37 Elogio di Galileo
42 Tempo verrà che senza impedimento queste sue note ancor fien note e chiare, mercé d'un ammirabile stromento per cui ciò ch'è lontan vicino appare e, con un occhio chiuso e l'altro intento specolando ciascun l'orbe lunare, scorciar potrà lunghissimi intervalli per un picciol cannone e duo cristalli. - Impedimento: ostacolo;  - note: caratteristiche;   note: conosciute e comprensibili: paronomasia;    mercé: grazie a;    - intento: attento;  - specolando: osservando;  - scorciar: abbreviare; 43 Del telescopio, a questa etate ignoto, per te fia, Galileo, l'opra composta, l'opra ch'al senso altrui, benché remoto, fatto molto maggior l'oggetto accosta. Tu, solo osservator d'ogni suo moto e di qualunque ha in lei parte nascosta, potrai, senza che vel nulla ne chiuda, novello Endimion, mirarla ignuda. - per te: per opera tua;  - fia l’opra comp…

Sciatteria nelle nomine delle commissioni esami di stato - di Paolo Marsich

Per dare un’idea della serietà con cui i burocrati del Ministero dell’Istruzione gestiscono l’Esame di Stato (ex Maturità), basterebbe considerare questi esempi di come sono state composte le commissioni: a esaminare in Storia studenti di indirizzi liceali e tecnici in cui la materia viene insegnata dal docente di Italiano (classe di concorso A050), sono stati mandati docenti di Italiano e Latino (classe A051) che, per quanto in possesso di abilitazione anche all’insegnamento di Storia, ottenuta magari trent’anni fa, Storia al triennio non l’hanno mai insegnata; viceversa a esaminare in Italiano e Latino studenti del Liceo Scientifico sono stati mandati insegnanti privi di abilitazione in Latino (classe A050). E ancora, a esaminare in Letteratura italiana studenti dei licei classici sono stati mandati insegnanti di Greco e Latino (classe A052) che, per quanto in possesso di abilitazione anche in Italiano, ottenuta anche questa magari trent’anni fa, Letteratura italiana al triennio no…