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Trattato circa il reggimento e il governo della città di Firenze di Gerolamo Savonarola - di Carlo Zacco


La Firenze medìcea e postmedìcea
Il rilancio del Volgare. Prima di tutto un accenno alla Firenze medìcea e post medìcea. Non ci soffermiamo sui trattati, anche se significativi, di questo periodo, ma ricordiamo alcune cose: il rilancio significativo che ha nel contesto della Firenze laurenziana il volgare, proprio per impulso dello stessoLorenzo de Medici, e il rilancio che ha la grande tradizione fiorentina. Tra cui un posto molto significativo assume Dante: lo stesso Lorenzo di fatto si ispira, in una delle sue opere sia alla vita nuova sia al convivio, scrivendo il Comento sopra i sonetti in volgare, un commento di fatto filosofico sui suoi componimenti. E proprio anche nella parte proemiale di quest’opera sottolinea con grande forza l’importanza del volgare che vuole fondare su un primato specificamente fiorentino. Il rilancio delle tre corone da parte di Lorenzo ha anche questo esplicito significato.
Marsilio Ficino. Aggiungo anche che in relazione sia agli interessi del contesto laurenziano sia presumibilmente anche da un punto di vista politico culturale, che però andrebbe approfondito, in questo ambito si situa anche la traduzione che fece il Ficino in volgare del libro che fece sulla Monarchia di Dante. Dunque questo libro, nella traduzione in volgare, è ritornato in circolazione: cosa non secondaria, per quello che può riguardare la storia delle opere di Dante, ma anche la disponibilità alla lettura in un tempo lontano. Il Ficino per altro è noto come filosofo neoplatonico, e in questa veste scrive trattati sia in latino che in volgare, traducendo anche in volgare opere latine. Del Ficino parleremo in relazione al Bembo ed al Castiglione, nell’ambito della trattazione dell’amore platocico Ficino diventa un autorità non solo in ambito italiano ma anche europeo.

Savonarola..jpgGirolamo Savonarola. Machiavelli ha la sua formazione nella Firenze laurenziana, e come sappiamo diventa segretario della seconda cancelleria a ridosso della morte del Savonarola, nei confronti del qual Machiavelli aveva posizione negativa, non era dello stesso partito, anzi, era uno dei suoi «nemici», e Machiavelli mostrerà di aver letto, e questo apparirà chiaro più nei Discorsi che  in altre opere, quella che è l’opera politica più interessante del Savonarola: Savonarola è noto soprattutto per le sue opere di carattere religioso e per la sua predicazione, ma scrisse anche untrattato circa il reggimento e il governo della città di Firenze, che fu pubblicato nel 98, poco prima di andare in disgrazia, essere abbandonato dal popolo, essere arrestato, processato, torturato, condannato a morte, impiccato e bruciato in Piazza della signoria. In questo suo trattato scritto in volgare, su richiesta esplicita, descrive quello che è il migliore dei governi in Firenze. Per dare un’ idea del suo trattato che pur essendo di carattere locale, ed ancorato ad un contesto specificamente politico, pure ha nella struttura un impianto, che secondo anche quella che è la cultura del Savonarola, che è domenicano (attenzione, savonarola non è fiorentino ma ferrarese) ed ha un’impostazione certamente di carattere aristotelico-scolastica, particolare; vediamo la struttura: è in tre libri e ciascun libro si compone di tre parti;

Libro I
a) il governo è necessario nelle cose umane, e duqnue si delinea nel primo capitolo quale sia il buono e quale sia il cattivo governo: discorso di carattere generale.
b) quale sia la migliore forma di governo: e la migliore è quella monarchica se è ottimo il signore; cosa che però non è adatta a tutte le città;
c) come il governo civile, repubblicano, sia il più adatto alla città di Firenze.

Libro II
a) riguarda in primo luogo il fatto che il governo di uno 8monarchia) , se non è buono, è il peggiore di tutti, e dunque è il governo tirannico.
b) entra nel merito della malvagità e delle pessime qualità del tiranno. È abbastanza classica, canonica come impostazione.
c) riguarda gli sviluppi delle città a cui il tiranno è di ostacolo. 

Libro II
a) entra nel merito di quella che è la migliore forma di governo per  Firenze.
b) quello che dovrebbero fare i cittadini per rendere perfetto il governo civile.
c) sulla felicità di chi ben governa e sulla miseria dei tiranni e dei loro seguaci.

Se noi consideriamo l’impostazione possiamo ben vedere:
a) un discorso di carattere generale;
b) la distinzione dei diversi tipi di governo, anche se qui la novità è evidente perché qui il discorso è ancorato ad un carattere eminentemente cittadino.

Dopo la morte di Lorenzo de Medici. Dobbiamo tener presente che il Savonarola aveva avuto una funzione molto importante nella sua predicazione per la riforma del governo fiorentino del 1495.  Ora: Lorenzo de Medici muore nel 1492, nel 94 di fatto c’è una situazione che viene ad essere modificata in Firenze per quello che riguarda il dominio di Piero de Medici e c’è la discesa in Italia di Carlo VIII. In relazione a tale discesa c’è una ribellione popolare per come si era comportato Piero de medici: per difendere la città di Firenze interviene con il suo ruolo diplomatico il Savonarola. Il Savonarola ha grande influenza con la sua predicazione profetico-apocalittica, anche subito dopo la morte di Lorenzo, aveva profetizzato grandi calamità e grandi mali, se i fiorentini non si fossero convertiti e la discesa di Carlo VIII pareva davvero confermare quello che aveva previsto Savonarola.
Interventi istituzionali di Savonarola. Interviene nelle discussioni sul governo a Firenze: caduti i medici occorre rifondare lo stato togliendo di mezzo anche il mutamento istituzionale che, per l’accentramento dei poteri, i medici avevano fatto. Savonarola è il fautore della fondazione delconsiglio grande: riforma importante, caposaldo della repubblica di Firenze, fino a che non ritornano di nuovo i Medici, stabilendosi. Nella fase repubblicana tuttavia il consiglio grande è ineludibile. E’ lamaggiore apertura possibile per quello che riguarda la partecipazione al governo di coloro che allora potevano essere definiti cittadini. Questi sono gli ordini nuovi del Savonarola cui Machiavelli fa riferimento nel capitolo VI del Principe.

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