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Riassunto del tredicesimo canto dell' Orlando furioso di Ludovico Ariosto - di Carlo Zacco


CANTO XIII

Sommario. - Fortuna dei cavalieri amichi — Isabella narra ad Orlando la sua pietosa storia — Orlando uccide i ladroni e libera Isabella — Melissa istruisce Bradamante sul modo di liberare Ruggiero — La discendenza femminile di Casa d'Este — Bradamante, nonostante gli avvertimenti di Melissa, cade anch'essa nelle insidie dì Atlante — Agramante, preparandosi ad assalire Parigi, passa in rassegna il suo esercito.

Fortuna dei cavalieri antichi ( 1 ) - Ben fortunati furono i cavalieri erranti, che potevano trovare nelle spelonche e nei boschi donne di così meravigliosa bellezza, che noi difficilmente possiamo trovare nei più cospicui palazzi!

 - Storia di Isabella e Zerbino -

Isabella narra ad Orlando la sua pietosa storia (2-31) - La fanciulla, che Orlando ha trovato nella spelonca, dichiara di chiamarsi Isabella, figlia del re di Galizia, e di aver tutto perduto per amore. Essa sa che il suo parlare non è scevro di pericoli, perché la vecchia, che le è vicino, la denuncerà al suo carnefice; ma non può trattenersi dal rivelare il vero tanto più che la morte è da lei più desiderata che temuta.
Essa narra che, durante un giostra indetta da suo padre a Baiona, s'innamorò di Zerbino, principe di Scozia, che in quell'occasione aveva fatto grandi prove di valore. Anche Zerbino; a sua volta, s'invaghì di lei, e quando ritornò in patria mantenne sempre viva la relazione. Ma non potendo egli chiederla in isposa al padre per la diversità della religione, poiché essa era saracina ed egli cristiano, si accordò con lei per rapirla; ed essendo egli costretto da un ordine paterno a muovere in soccorso del re di Francia, ne lasciò l'incarico al suo fedele amico Odorico di Biscaglia. Questi, nella notte stabilita, giunse su una nave armata, e, dopo aver vinto la resistenza di alcuni soldati, rapì la fanciulla e prese il largo.
Ma mentre la nave si dirigeva verso la Scozia, una furiosa tempesta minacciò di far naufragare la nave sopra alcuni scogli, presso il porto francese di La Rochelle; e allora Odorico, fatta calare in mare una scialuppa, vi si imbarcò con la fanciulla e con due compagni, mentre teneva lontano con la spada la ciurma che voleva anche essa imbarcarsi. In tal modo essi si salvarono sul lido, mentre la nave, in cui la fanciulla aveva lasciato ogni sua ricchezza, naufragava.
La spiaggia, in cui approdarono, era solitaria e inospitale; e il perfido Odorico, che forse già durante la navigazione aveva concepito una segreta passione per Isabella, approfittò di quel luogo solitario per mettere in atto i suoi malvagi disegni. Egli allontanò anzitutto uno dei due compagni, Almonio, col pretesto di mandarlo a prendere una cavalcatura per la fanciulla; poi confessò all'altro, Corebo, che gli era moltissimo amico, il suo iniquo proposito, sperando forse di averne aiuto. Ma Corebo, sdegnato, gli rinfacciò la sua fellonia e trasse la spada; e Odorico, che era molto abile nelle armi, lo stese a terra come morto. Odorico si volse poi verso la fanciulla, che era fuggita nel bosco; ma mentre essa si difendeva con morsi e graffi e grida acutissime, calò dal monte una turba di uomini, che mise in fuga quel vile. Purtroppo essa cadde dalla padella nella brace, poiché quegli uomini non erano che ladroni, i quali, pur rispettando la sua persona, la trascinarono in quella spelonca, dove si trova ormai da otto mesi. Né essa ha più speranza di rivedere il suo Zerbino, poiché i suoi carcerieri l'hanno promessa ad un mercante, che dovrà portarla in Oriente al Soldano.
Orlando uccide i ladroni e libera Isabella (32-44) - Mentre Isabella così parla fra i singhiozzi, entrano nella spelonca venti brutti ceffi, armati di ronca e di spiedo. Il loro capo, cieco d'un occhio e dal viso bieco, si rallegra alla vista di Orlando, pensando di impadronirsi facilmente delle sue armi e delle sue vesti; ma il Paladino, preso dal fuoco un tizzone, glielo scaglia contro l'altro occhio, lasciandolo forse ucciso; poi afferra un enorme desco, che era nella spelonca, e lo scaglia contro gli altri ladroni, uccidendoli o storpiandoli, come una pietra gettata contro un mucchio di bisce. I pochi superstiti, sette di numero, tentano fuggire; ma Orlando si pianta sulla porta, li afferra, lega loro le mani, e, trascinati fuori della spelonca, li appicca ad un vecchio sorbo. Solo la vecchia, atterrita, riesce a fuggire, e, dopo un aspro cammino, giunge ad un fiume, dove incontra un guerriero.
Isabella, finalmente libera, si raccomanda ad Orlando di non lasciarla sola; e infatti il giorno seguente, di buon mattino, entrambi partono insieme, finché, dopo alcuni giorni di cammino, si imbattono in un cavaliere, che vien condotto prigioniero.

 - Fine della storia di Isabella e Zerbino -

Melissa istruisce Bradamante sul modo di liberare Ruggiero (45-53) - Intanto Bradamante si trova a Marsiglia, dove tiene fronte agli infedeli, che infestano quelle terre; ma vive sempre in attesa dei suo Ruggiero. Ed ecco che un giorno viene a lei la buona maga Melissa, che la conforta, dicendole che Ruggiero è ancora in vita. ma ancora una volta prigioniero di Atlante. Occorre che essa vada a liberarlo, ma, per conseguire il suo scopo. deve stare attenta a non lasciarsi prendere dall'incantesimo che il mago prepara a tutti, dando a ciascuno l'illusione che egli sia la persona o la cosa bramata. Cosi, non appena giungerà in vista del palazzo, egli le si farà incontro sotto le sembianze di Ruggiero, ma essa, vincendo il proprio cuore, dovrà dar morte al finto simulacro.
La discendenza femminile di Casa d'Este (54-74) - Bradamante, prese le armi, si avvia con Melissa verso il palazzo d'Atlante; e, cammin facendo, la buona maga le parla della gloriosa discendenza, che i fati destinano a lei ed a Ruggiero. Bradamante la prega allora di parlarle delle più illustri e virtuose donne, che sarebbero discese da lei; e la buona maga nomina Isabella d'Este, sposa di Francesco II Gonzaga, la quale, con le sue doti di bellezza, d'ingegno, di virtù e di magnificenza, renderà famoso il paese irrigato dal Mincio, mentre il marito libererà l'Italia da Carlo Vili; Beatrice, sorella d'Isabella e sposa di Lodovico il Moro, la quale, tenendo fede al proprio nome, diffonderà intorno a se una tiepida luce di bontà e di affetto, mentre, dopo la sua morte, il ducato cadrà sotto il dominio dei Francesi con grave danno di tutta l'Italia; Ricciardo, moglie di Niccolò III d'Este, esempio di onestà e di fortezza, la quale, rimasta vedova in giovane età, vedrà i figli Ercole e Sigismondo esuli alla corte di Napoli, ma più tardi Ercole salire al potere; Eleonora d'Aragona, sposa del duca Ercole I, che sarà madre di Alfonso, d'Ippolito e d'Isabella; Lucrezia Borgia, sposa in quarte nozze ad Alfonso I, la quale sarà famosa per bellezza, per virtù e per la sua saggezza di educatrice; Renata di Francia, sposa del duca Ercole II, la quale raccoglierà in se tutte le virtù che adornano una donna; e molte altre ancora. Poi Melissa volge ancora il discorso sugli incanti di Atlante, finché, giunta in vicinanza del palazzo, temendo di essere veduta dal mago, si allontana.
Bradamante, nonostante gli avvertimenti di Melissa,  cade  anch'essa  nelle  insidie  dì  Atlante (75-79) - Bradamante, dopo due miglia di cammino, si imbatte nel falso simulacro di Ruggiero, tra due giganti che lo assalgono come per ucciderlo. Allora essa, presa dalla forza dell'illusione, teme che la maga abbia tentato di ingannarla; e, cedendo alla voce con cui il falso Ruggiero le domanda aiuto, corre verso di lui e i due giganti, che si rifugiano nel palazzo incantato. In tal modo anch'essa entra nel palazzo, rimanendo vittima de! comune errore. Notte e giorno va cercando su e giù il suo Ruggiero: e così forte è l'incantesimo, che lo vede, gli parla, ma non si riconoscono.



Agramante, preparandosi ad assalire Parigi, passa in rassegna il suo esercito (80-83) - Intanto Agramante, prima di muovere all'assalto di Parigi, passa in rassegna le sue forze, per rendersi conto delle perdite subite, sostituire i condottieri mancanti, e sapere quanti rinforzi dovrà chiedere in Africa e in Spagna.

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