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Riassunto del secondo canto dell' Orlando furioso di Ludovico Ariosto - di Carlo Zacco


Canto II
Sommario. - Ingiustizia d'amore - Duello tra Sacripante e Rinaldo - Angelica incontra un eremita - Rinaldo cavalca alla volta di Parigi - Carlo Magno manda Rinaldo in Inghilterra per cercare aiuti - Bradamante, mentre va in cerca di Ruggiero, incontra Pinabello - Bradamante si avvia con Pinabello al castello del mago  Atlante  -   Pinabello   precipita  Bradamente  in   una  caverna.

Ingiustizia d'amore (1-2) - È ingiustissimo Amore, che ci fa amare chi ci odia e odiare chi ci ama. Ora che Rinaldo ama Angelica, essa lo odia, mentre, quando essa l'amava, egli odiò lei quanto si può più odiare.

Duello tra Sacripante e Rinaldo (3-12) - Rinaldo, vedendo Sacripante che ha con sé il suo cavallo e la sua donna, gli grida che è un ladrone e che vuol riprendergli il mal tolto; ma il Circasso risponde che, secondo ciò che ha udito per fama, è piuttosto il Paladino ad essere un ladrone, e lo invita a mettersi in guardia.
I due si slanciano l'uno contro l'altro come due cani furiosi: Rinaldo a piedi, Sacripante a cavallo, ma questi non ha alcun vantaggio, perché Baiardo, non volendo far male al suo signore, non obbedisce ai comandi del suo cavaliere, e giuocando di schiena e sferrando calci, lo costringe alfine a scendere di sella.
I due allora si affrontano a piedi, battendosi maestrevolmente, finché Rinaldo, con la sua spada Fusberta, dà un tale colpo contro lo scudo di Sacripante, che lo manda in pezzi, lasciando l'avversario col braccio intorpidito.
Angelica, a tal vista, temendo di venire in potere di Rinaldo, fugge spaventata per la foresta, volgendosi spesso indietro col viso smorto per il timore di avere il Paladino alle spalle.
Angelica incontra un eremita (13-17) - Ma la donna, dopo aver fatto non molto cammino, si imbatte in un eremita, dall'aspetto venerando, che veniva sopra un asinello. Essa gli domanda la strada per il porto più vicino, perché vuol lasciare la Francia e non sentire più nominare Rinaldo; e il frate, che sapeva di negromanzia, dopo averla confortata, fa uscire da un libro magico, che portava con sé, uno spirito in forma di valletto, comandandogli di andare dai due combattenti e di separarli col falso annunzio che Orlando stava conducendo Angelica a Parigi.

Rinaldo cavalca alla volta di Parigi (18-25)  I due cavalieri, apprendendo tale notizia, sbigottiscono; e Rinaldo, fuori di sé dallo sdegno contro Orlando, salta su Baiardo, che, avendo intelletto umano, non aveva voluto finora lasciarlo salire in sella, perché temeva che il suo signore lo volgesse ad altro cammino, mentre egli voleva metterlo sulle tracce di Angelica. Ora l'intelligente animale crede anch'esso al valletto demoniaco, e si pi esenta mansueto a Rinaldo, che lo sprona a tutta briglia verso Parigi.
Dopo aver cavalcato la notte e il giorno seguente, il Paladino giunge dove Carlo, dopo la sconfitta sotto i Pirenei, si prepara a sostenere coi resti del suo esercito un nuovo assalto da parte dei Saracini, e pensa di formare un nuovo esercito per ritentare le sorti della guerra.
Carlo Magno manda Rinaldo in Inghilterra per cercare aiuti (26-30) - Ma Carlo pensa di mandar subito  Rinaldo in Inghilterra per cercare aiuti; e il Paladino, benché a malincuore, perché lo distoglie dal proposito di ricercare la sua donna, ubbidisce al suo imperatore.
Egli parte immediatamente per Calais, dove, per il gran desiderio di essere al più presto di ritorno, s'imbarca nello stesso giorno, nonostante il cattivo tempo e il parere contrario dei naviganti. Ma il vento si sdegna per tale alterigia, e assale la nave con tale impetuosa tempesta, che impedisce ai marinai spaventati, che vorrebbero far ritorno al porto d'imbarco, di invertire la rotta.

Bradamante, mentre va in cerca di Ruggiero, incontra Pinabello (31-57) - Intanto Bradamante, degna sorella di Rinaldo, la quale aveva abbattuto Sacripante nel bosco, continua il suo cammino in cerca di Ruggiero, valoroso cavaliere, che era venuto dall'Africa insieme al re Agramante, e che essa ama d'ardente amore, benché la fortuna abbia loro concesso di vedersi e parlarsi solo una volta.
La donna, giunta presso una fonte che attraversa un prato, trova un cavaliere, che, dopo aver legato il suo cavallo ad un faggio, se ne sta pensoso e addolorato cogli occhi molli di pianto. Essa gli chiede cortesemente la ragione di tanto dolore; e il cavaliere le risponde che, mentre si recava coi suoi guerrieri verso il campo di Carlo, un cavaliere armato, che cavalcava un ippogrifo, era piombato improvvisamente dall'alto e gli aveva rapito la donna che amava. Egli, lasciata la sua schiera, aveva inseguito per sei giorni, attraverso luoghi orridi e impervi, lo strano predatore; finché, giunto a una valle incolta e selvaggia, aveva visto sopra un monte a picco un meraviglioso castello, che da lontano sembrava risplendere come una fiamma.
Aveva poi saputo che tale castello era stato costruito per opera diabolica tutto in acciaio, temprato all'onda e al fuoco dello Stige, e che esso era l'asilo impenetrabile del ladrone. Mentre egli si attardava impotente intorno al castello, erano giunti due cavalieri, Gradasso e Ruggiero, che avevano per guida un nano, e che si proponevano di far prova di valore col signore di quel luogo. Egli narrò ad essi il suo caso, ad essi promisero di aiutarlo. Giunti ai piedi del castello, Gradasso suonò il suo corno, ed ecco apparire il misterioso cavaliere sul suo cavallo alato, che dapprima si leva lentamente a volo come una gru, poi cala a piombo come un falco, percuotendo con la lancia ora l'uno ora l'altro dei due guerrieri, mentre essi fendono inutilmente l'aria, perché il cavaliere con un colpo d'ala si leva rapidissimo in alto. Lo strano duello durò fino a sera, finché a un certo punto il cavaliere scopre il suo scudo, che aveva fino allora tenuto avvolto in un drappo di seta, e che aveva il potere di far cadere tramortito a terra, col suo splendore, chiunque lo avesse guardato. Anch'egli, che assisteva alla scena, perdette i sensi, e, quando riacquistò la conoscenza, non vide più alcuno, per cui pensò che i due guerrieri fossero stati fatti prigionieri dal misterioso incantatore. Ciò detto, il guerriero, che altri non è se non Pinabello, il più perfido dei Maganzesi, ricade nel suo primitivo dolore.

Bradamante si avvia con Pinabello al castello del mago Atlante (58-66) - Allora Bradamante, avendo conosciuta la sorte del suo Ruggiero, propone a Pinabello di muovere insieme verso il castello del mago per liberare i prigionieri; e benché il Maganzese cerchi di dissuaderla, predicendole gravi guai, si mettono entrambi in cammino. Mentre si avviano, sopraggiunge quel messaggero che aveva rivelato a Sacripante chi era stata colei che l'aveva gettato a terra. Egli annuncia a Bradamante che la città di Marsiglia, di cui Carlo aveva a lei affidato il governo, era minacciata dai Saracini di Spagna e invocava il suo aiuto. Ma Bradamente, dopo aver ondeggiato tra il dovere e la passione, decide di tentar prima l'impresa che le sta a cuore, e, congedato il messaggero nel modo più cortese possibile, riprende il cammino.

Pinabello precipita Bradamante in una caverna (67-76) - Ma Pinabello, che ha appreso dal messo come Bradamante appartenga alla Casa di Chiaramonte, fiera nemica di quella di Maganza, pensa subito di tramare qualche danno contro di lei.
Il Maganzese è tanto turbato, che inavvertitamente sbaglia la strada e si ritrova in una selva, nel cui mezzo si eleva una montagna rocciosa. Egli, pensando di liberarsi della donna, la invita a soffermarsi. col pretesto di dover esplorare il cammino per trovare un ricovero per la notte. Giunto sulla cima del monte scopre una caverna, profonda più di trenta braccia, che presenta in basso un'ampia porta, da cui esce uno splendore, come di face ardente. Mentre egli si ferma incerto, Bradamante, che temeva di perdere le sue tracce, giunge anch'essa alla spelonca; e Pinabello, vedendo fallire il suo primo disegno di liberarsi della donna, immagina una nuova insidia. Egli le narra che in fondo alla caverna ha visto una nobile fanciulla tutta dolente, e che, essendosi avvicinato al vuoto per interrogarla, ha visto uscire un uomo che vi aveva ridotto la fanciulla con la violenza.

Bradamante, animosa, ma incauta, mossa a pietà, pensa subito di recare aiuto alla poveretta, e, troncato con la spada un grosso ramo d'olmo, ne affida un capo a Pinabello e incomincia a calarsi nella spelonca. Il Maganzese, appena vede la donna sospesa al ramo, lo lascia cadere, augurandosi che tutti i Chiaramontesi abbiano a trovare la stessa sorte. Ma per fortuna il ramo, cadendo, tocca il fondo prima della donna, in modo che, pur spezzandosi. le riesce di sostegno e le impedisce di sfracellarsi. Essa rimane soltanto un po' stordita.
  

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