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Riassunto del quattordicesimo canto dell' Orlando furioso di Ludovico Ariosto - di Carlo Zacco


CANTO XIV

Sommario. - Lodi di Alfonso d'Este per la vittoria di Ravenna — Rassegna dell'esercito di Marsilio e di Agramante — Mandricardo, mentre va alla ricerca di Orlando, rapisce Doralice — Agramante sì accinge all'assalto di Parigi — Carlo Magno si appresta a difendere la città — L'arcangelo Michele va in cerca del Silenzio e della Discordia — Assalto e difesa di Parigi — Valore e ferocia di Rodomonte.

Lodi di Alfonso d'Este per la vittoria di Ravenna (1-9) - I Saracini avevano riportato numerose vittorie sui Franchi, ma avevano subito gravi perdite, come i Francesi nella vittoria di Ravenna, ottenuta in gran parte per il valore di Alfonso d'Este.
Questa vittoria ebbe grandi conseguenze per la fortuna della Francia e per le sorti dell'Italia, perché fiaccò la potenza di papa Giulio II e quella della Spagna; ma portò anche lutti e dolori d'ogni specie, perché vi morirono Gastone di Foix supremo comandante delle forze francesi, e molti altri capitani, e perché i vincitori saccheggiarono Ravenna ed altre città, commettendo turpitudini e infamie di ogni genere.

Rassegna dell'esercito di Marsilio e di Agramante (10-29) - Marsilio ed Agramante, per provvedere alle gravi perdita subite, passano in rassegna, schiera per schiera, le loro genti, molte delle quali sono prive dei loro condottieri, caduti in battaglia.
Passano prima le genti di Marsilio, che appartengono alle più diverse regioni della Spagna, come i Catalani, i Navarresi, quelli del Leone, gli Algarbi, i Castigliani, quei di Granata, di Lisbona, di Maiorca, e via dicendo; Una schiera di re spodestati, che Marsilio aveva raccolto alla propria corte, è affidata al comando di Ferraù.
Vengono poi le genti di Agramante, che appartengono alle più diverse regioni dell'Africa, come gli Oranesi. i Garamanti, quei di Marmonda, quei di Libicana, e via dicendo.
Brunello guida i suoi di Tingitana, col viso mesto e la testa china, perché dopo che Bradamante gli ebbe tolto l'anello in prossimità del castello d'Atlante, era caduto in disgrazia di Agramante; e se Isoliero, fratello di Ferraù, che lo trovò legato all'albero, non avesse testimoniato per lui, il re lo avrebbe fatto impiccare.
Rodomonte, re di Algeri e di Sarza, che Agramante aveva mandato in Africa per riportarne nuove truppe, è posto a capo delle genti di Bellamarina. Nessuno è più valoroso e più audace di lui, e nessuno più nemico della fede cristiana.
Mancano soltanto le schiere di Alzirdo e di Manilardo, e, mentre Agramante non sa spiegarsi la loro assenza, sopraggiunge uno scudiero, che gli narra come esse siano state distrutte da un ignoto cavaliere, vestito di nero.
Mandricardo, mentre va alla ricerca di Orlando, rapisce Doralice (30-64) - A questo racconto il fiero Mandricardo, figlio di Agricane, re dei Tartari, famoso per aver ottenuto le armi di Ettore troiano da una fata in un castello della Siria, decide di partire segretamente alla ricerca dell'ignoto cavaliere per misurarsi con lui. Salta
sul suo destriero, che gli era stato donato da Marsilio, e, senza parola con alcuno, lascia l'accampamento.
Cammin facendo, giunge nel luogo dove Orlando aveva fatto strage, e, vedendo tante uccisioni, è mosso ancor più da invidia per le gesta dello sconosciuto cavaliere.
Un giorno giunge in un ombroso praticello, circondato da un fiume, dove trova uno stuolo di armati. Esso è la scorta che accompagna a Parigi la figlia del re di Granata, Doralice, da poco promessa sposa a Rodomonte. Mandricardo, desideroso di vedere la fanciulla, impone al capo della scorta di condurgliela innanzi; e poiché quello rifiuta sdegnosamente, lo trafigge con la lancia, che è l'unica sua armatura (egli aveva giurato di non portare alcuna spada, finché non avesse conquistato quella di Orlando, che era già appartenuta ad Ettore e poi ad Ai-monte) Gli altri armati, vedendo cadere il loro capo si slanciano contro di lui; ma il Tartaro, sempre, con la lancia, ne fa strage, e, quando la lancia è rotta, continua a colpire col semplice troncone.
Quando i superstiti si sono dati alla fuga, Mandricardo si dirige verso la bella Doralice, che trova singhiozzante ai piedi di un frassino silvestre. La reginetta, vedendo quel guerriero bruttato di sangue, leva altissime grida; ma il Tartaro, alla vista di una così rara bellezza, non cerca altro che di riuscirle gradito. Perciò, congedati i cortigiani e le damigelle di scorta, la persuade a montare con lui sopra un bianco palafreno.
Cammin facendo, Mandricardo cerca di confortarla, dichiarando di averla già da gran tempo amata per fama, e vantando il proprio nome, le proprie ricchezze e il proprio valore. La fanciulla a poco a poco si calma e sorride.
Verso sera giungono alla casa di un pastore, vi dormono felici, e il mattino seguente, ripreso il cammino, giungono ad un limpido fiume, sulle cui rive sono due cavalieri e una donzella.
Agramante  si accinge all'assalto di Parigi   (65 67) - Intanto Agramante, avendo appreso che Rinaldo sta per giungere con gli aiuti inglesi, decide di affrettare l'assalto a Parigi, e fa preparare innumerevoli scale e macchine  e  strumenti  d'offesa.
Carlo Magno  si appresta a  difendere  la città (68-77) - Carlo, nello stesso tempo, si appresta a difendere la città, e, a tale scopo fa celebrare messe e uffici divini, e fa tutti confessare e comunicare. Egli stesso, circondato dai paladini e dai baroni, assiste devotamente alle funzioni nel maggior tempio, pregando per la vittoria della santa causa contro gli infedeli.
Dio allora, mosso a pietà, ordina all'arcangelo Michele di ricercare il Silenzio, affinché faccia da scorta alle truppe inglesi, in modo che possano giungere al campo senza che i nemici se ne avvedano; e di ricercare anche la Discordia, affinché susciti aspri tumulti nel campo saraceno.
L'arcangelo Michele va in cerca del Silenzio e della Discordia (78-97) - L'arcangelo Michele vola subito alla ricerca del Silenzio. Egli crede di trovarlo nelle chiese e nei monasteri, insieme alla Pace, alla Carità e alle altre virtù, ma non vi trova che i sette peccati capitali, e, insieme ad essi, anche la Discordia, che egli pensava fosse nell'inferno. Essa indossa panni di cento colori, ha i capelli in disordine, e porta con sé libelli e carte d'avvocati. L'arcangelo, approfittando dell'occasione, le ordina
di scendere nel campo saraceno, e le chiede, nel tempo stesso, dove possa trovare il Silenzio. La Discordia chiama allora la Frode, che si presenta piacevole in volto, onesta negli atti e nelle parole, ma avvolta da una larga veste, che nasconde le fattezze deformi e un coltello avvelenato. Essa dichiara all'arcangelo che il Silenzio ha lasciato da tempo i chiostri e le scuole filosofiche per passare il servizio degli innamorati, dei ladri e dei delinquenti di ogni specie; e lo consiglia di recarsi nel cuor della notte alla Casa del Sonno, dove suole alloggiare.
L'arcangelo muove allora verso la Casa del Sonno, che giace in un'amena e solitaria valletta dell'Arabia, sempre sepolta nell'ombra. Egli vi trova, in compagnia dell'Ozio, della Pigrizia e dell'Oblio, che fa da portinaio, il Silenzio, che, avvolto in un mantello bruno e calzato il feltro, va intorno a fare la ronda.
L'arcangelo gli si accosta all'orecchio e gli comunica l'ordine di Dio; e il Silenzio, fatto un semplice cenno co) capo, si pone sulle sue orme. Entrambi volano in Piccardia, dove trovano le schiere condotte da Rinaldo. L'arcangelo, con la sua virtù miracolosa, le conduce in un solo giorno a Parigi; mentre il Silenzio le avvolge in una fitta nebbia, che smorza perfino i rumori, e diffonde tra gli infedeli qualcosa di misterioso, che li rende ciechi e sordi.
Assalto e difesa di Parigi (98-112) - Intanto Agra-mante ha disposto le sue fanterie nei borghi di Parigi fino ai fossati. Nella città si suonano le campane a martello, i vecchi si rammaricano di non essere morti da molto tempo, i giovani corrono animosamente alle mura, pregando
l'imperatore di abbassare i ponti per correre incontro ai nemici. Carlo li distribuisce nelle posizioni di difesa, fortifica le mura, i fossati e le rive della Senna, prevedendo con occhi d'Argo dove i Saraceni avrebbero potuto sferrare l'assalto.
Agramante si dispone verso ponente, dove alle spalle non ha che terre a lui soggette fino alla Spagna; Marsilio verso levante; mentre in testa a tutti sono le schiere di Rodomonte, che grida e bestemmia. Ed ecco i Saraceni, come uno sciame d'api, muovere all'assalto, mentre i Cristiani dall'alto delle mura si difendono con le armi, con le pietre, con getti d'acqua bollente, con vasi di pece ardente, colmando i loro vuoti senza alcuna esitazione.
Valore e ferocia di Rodomonte (113-134) - Rodomonte, con un manipolo di altri condottieri, si slancia dinanzi a tutti, spiegando la sua rossa insegna, in cui è raffigurata una donna che pone il freno in bocca ad un leone. Egli vorrebbe assomigliare il leone a sé stesso e la donna a Doralice, che egli non pensa in possesso di Mandricardo.
Mentre spinge gli assalitori alla scalata delle mura, egli. protetto da uno scudo di drago, che gli era stato trasmesso da un avo che partecipò all'impresa di Babele, cerca una via in cui maggiore sia il pericolo. Passa il fossato, diguazzando nell'acqua e nel pantano fino alla gola; poi, così bruttato di fango, avanza tra il fuoco, le pietre ed i dardi, e raggiunge le prime mura. Qui comincia a fare un'orribile strage, uccidendo il duca Arnolfo d'Olanda, Anselmo e Oldrado nativi della Fiandra, Spinelloccio e Prando nativi della Normandia, il Maganzese Orghetto e molti altri. Precipita dai merli nel fossato il sacerdote Andropono e Moschino, che, dopo aver tanto adorato il vino, è costretto a morire nell'acqua.


I Saracini, seguendo le orme di Rodomonte, riescono ad impadronirsi delle mura; mentre i Franchi, sperando di attirare i nemici nel profondo fossato che si distende fra il muro e il secondo argine, sgombrano gli spalti. Infatti i Saracini, incitati da Rodomonte, traboccano nel fossato e tentano di raggiungere l'argine. Il re di Sarza,. con un salto agilissimo, vi è sopra e ricomincia la strage. Ma i Franchi avevano provveduto a riempire il fossato di materie incendiare, e, a un segnale prestabilito, vi appiccano il fuoco. Una fiamma immensa si innalza fino al cielo, mentre fra lo scoppio spaventoso dei fuochi si odono le urla dei Saracini morenti.

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