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Riassunto del quarto canto dell' Orlando furioso di Ludovico Ariosto - di Carlo Zacco


Canto IV

Sommario. - La simulazione talvolta è utile — Bradamante vede Atlante sul'ippogrifo — Bradamante s'avvia con Brunello al castello del mago — Bradamante toglie a Brunello l'anello incantato — La battaglia tra Bradamante e Atlante — Bradamante distrugge il castello e libera Ruggiero con altri cavalieri — Ruggiero vien rapito dall'ippogrifo — Rinaldo, giunto in Iscozia, apprende la triste storia di Ginevra — Rinaldo parte per difendere Ginevra, ma incontra per via la giovane Dalinda.

La simulazione talvolta è utile (1-3) - La simulazione è per sé riprovevole, ma talvolta è fonte di bene, poiché il mondo è pieno di gente cattiva.
Così Bradamante con Brunello: questi simula, e la donna simula anch'essa, tenendogli gli occhi fissi sulle mani rapaci, come le ha raccomandato la maga.

Bradamante vede Atlante sull'ippogrifo (4-7) -Udito il pauroso rumore, Bradamante esce fuori dall'albergo e vede una folla di gente affacciata agli usci e alle finestre, che guarda passare un gran cavallo alato, che porta in groppa un cavaliere per l'aria.
L'oste le narra che quello era un negromante, che faceva più volte la sua comparsa in quelle contrade, e che portava via le più belle donne in cui s'imbatteva. Egli possiede sui Pirenei un castello d'acciaio, ma nessuno dei cavalieri, che vi si era recato, aveva fatto ritorno.

Bradamante s'avvia con Brunello al castello del mago (8-13) - Allora Bradamante, che è sicura di aver ragione del mago mediante l'anello, chiede all'oste una guida per recarsi al castello incantato.
Si offre tosto Brunello, dichiarando di conoscere la strada e di aver cose (= anello(, che le avrebbero recato piacere; e la donna, che ha afferrato il sottinteso, ringrazia pensando che l'anello sarebbe presto entrato in suo possesso.
Bradamante, acquistato un cavallo dall'oste, parte il mattino seguente in compagnia di Brunello, e di monte in monte giunge ad un valico dei Pirenei, donde si domina Francia e Spagna. Giù nella valle, a picco sopra una zona desertica, s'erge l'inaccessibile castello del mago.

Bradamante toglie a Brunello l'anello incantato (14-15) - Allora Bradamante, ricordando le istruzioni della maga Melissa, pensa che sia giunta l'ora di impadronirsi dell'anello. Essa assale Brunello, ma, non avendo il cuore d'ucciderlo, lo lega ad un abete, non senza avergli prima tolto l'anello. Poi, giunta sotto la torre del castello, suona il corno e sfida con minacciose parole il mago alla battaglia.

La battaglia tra Bradamante ed Atlante (16-33) -Tosto il mago esce a cavallo del suo ippogrifo, portando, invece delle armi, nella mano destra uno scudo coperto di seta, e nella sinistra un libro che con le sue formule magiche faceva sembrare il mago vicino a combattere mentre in realtà era senz'armi e lontano. Unica cosa autentica è l'ippogrifo, bizzarro animale, generato da un grifo e da una giumenta nei lontani monti Rifei.
Ma tutti questi incantesimi non hanno presa su Bradamante, che possiede l'anello. Il mago dapprima, come il gatto col topo, si diverte a vedere Bradamante che finge di battagliare; poi, quando la donna, seguendo le istruzioni della maga Melissa, smonta da cavallo, egli scopre lo scudo per abbagliarla, ma essa si getta a terra e finge di essere tramortita. Allora il mago, lasciando Ippogrifo con lo scudo e il libro degli incanti, le si avvicina con una catena per legarla; ma la donna balza improvvisamente da terra, e con gran facilità lo abbatte e lo lega con quella stessa catena. Essa vorrebbe ucciderlo, ma, vedendo che è un vecchio, non ne ha il coraggio, e, benché egli chieda di essere ucciso, gli risparmia la vita. Poi gli domanda perché abbia edificato quel castello.
Il vecchio allora, dopo aver detto di chiamarsi Atlante, spiega tra le lacrime di aver edificato quel castello per salvare il giovane Ruggiero, che egli stesso ha allevato, e che, secondo il volere degli astri, dovrà convertirsi al cristianesimo e morire per tradimento dei Maganzesi. Il giovane è venuto in Francia al seguito del re Agramante, spinto da un intenso desiderio di gloria; ma egli, Atlante è riuscito coi suoi incantesimi a impadronirsi di lui, e lo ha rinchiuso in quel castello, dove, per rendergli meno dura la prigionia, ha trasportato gran numero di donne e di cavalieri e ogni copia di agi. Il vecchio la supplica infine di impadronirsi dello scudo e dell’ ippogrifo, di liberare tutti coloro che si trovano nel castello, ma di lasciargli il suo Ruggiero o di dargli la morte.

Bradamante distrugge il castello e libera Ruggiero con altri cavalieri (34-42) - Ma Bradamante non si lascia commuovere da queste preghiere, e, dopo aver gridato che vuol liberare il suo Ruggiero, si trascina dietro il vecchio in catene e lo porta ai piedi del castello. Qui il mago toglie dalla soglia una pietra scolpita con strani segni, spezza alcune olle fumanti, e tosto Atlante dilegua e il castello sparisce lasciando in libertà i cavalieri e le donne. Vi sono tra essi Gradasso, Sacripante, Prasildo ed Iroldo.
Bradamante trova alfine il suo Ruggiero, che le fa festose accoglienze, poiché, dal giorno in cui essa per mostrarsi a lui si era tolto l'elmo, facendosi ferire a tradimento, non si erano più veduti. Entrambi scendono lieti nella valle, dove trovano l'ippogrifo con lo scudo coperto.

Ruggiero vien rapito dall'ippogrifo (43-50) -Bradamante tenta di prenderlo per il freno, ma, non appena gli si accosta, esso s'innalza; e, benché anche gli altri cavalieri si adoperino per prenderlo, sfugge continuamente. A un certo punto l'ippogrifo si ferma vicino a Ruggiero, perché il mago spera, per mezzo del cavallo alato, di sottrarre il giovane al pericolo che lo sovrasta in Europa.
Infatti Ruggiero cerca anch'egli di prenderlo per il freno, ma, poiché non vi riesce, smonta dal suo Frontino e animosamente sale in sella all'ippogrifo, che lo solleva in aria e lo porta via a volo in mezzo alla meraviglia di tutti. Bradamante, desolata, lo segue con gli occhi finché lo può vedere; poi si volge al buon cavallo Frontino e lo conduce con sé, sperando di poterlo rendere presto al suo signore. Ruggiero intanto vola verso ponente, così in alto che dalla terra sembra un piccolo punto.

 - Storia di Dalinda e Polinesso -

Rinaldo, giunto in I se ozia, apprende la triste storia di Ginevra (51-67) - Intanto Rinaldo, sbattuto dalla tempesta, approda in Iscozia, e, dopo aver ordinato al pilota di andarlo ad attendere a Berwick, si inoltra nella selva Caledonia, famosa per i cavalieri erranti della Tavola Rotonda. Qui trova le sue armi e il suo Baiardo.
Giunto ad una grande abbazia, che è solita ospitare i cavalieri, apprende dai monaci che la bella Ginevra, figlia del loro re, è stata accusata da un cavaliere, di nome Lurcanio, di aver tratto a sé sopra un verone un suo segreto innamorato, e che, secondo la severa legge di Scozia, avrebbe dovuto essere condannata al rogo, se entro un mese, che sta quasi per spirare, un cavaliere non avesse provato con le armi l'innocenza contro l'accusatore. Il re, dolente per questo fatto, ha fatto bandire per città e per castelli che un tale cavaliere, se riuscirà vincitore, avrà, purché sia di nobile origine, in isposa la fanciulla con una ricca dote. Ad ogni modo una tale impresa s'impone a un cavaliere, perché Ginevra è da tutti stimata innocente.
Rinaldo accetta subito di difendere la fanciulla, non tanto perché sia sicuro dell'innocenza di lei, quanto perché ritiene ingiusta una legge che vieta alla donna, sotto pena della vita, di compiere ciò che all'uomo è facilmente concesso.

Rinaldo parte per difendere Ginevra, ma incontra per via la giovane Dalinda (68-72) - Il giorno seguente Rinaldo, avendo ottenuto dai monaci uno scudiero come guida, si mette in cammino.
Essi lasciano la strada maestra per una scorciatoia; ma ad un tratto sentono alte grida che escono da una valle, e, accorsi sul luogo, scorgono due malandrini che stanno per uccidere una fanciulla. Rinaldo, a tal vista, si scaglia sui due, che fuggono spaventati nel fondo della valle; poi fa salire la fanciulla in groppa al cavallo dello scudiero e ritorna sul suo sentiero.


Cammin facendo, si volge alla fanciulla, che trova assai bella, e le chiede per quale motivo abbia meritato una pena così grave.

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