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Oimè il bel viso, oimè il soave sguardo, sonetto 267 del Canzoniere di Francesco Petrarca - di Carlo Zacco


267 – Oimè il bel viso, oimè il soave sguardo

Primo testo in morte di Laura. Probabilmente scritto immediatamente dopo aver ricevuto la notizia;
Si tratta in generale di un planhun lamento in morte di qualcuno, ovviamente dedicato a Laura.

Struttura. Strutturalmente si divide in due parti ben distinte tra loro:
1)      Quartine: è il planctus vero e proprio: Petrarca si rivolge ad alcuni caratteri di laura personificati, ed esprime il dolore per il fatto di non poterli più rivedere;
2)      Terzine: Si rivolge sempre alle stesse entità, ma guardando al passato. Nell’ultima terzina rievoca l’ultimo incontro che ebbe con Laura mentre era ancora viva, il quale aveva, in via eccezionale, lasciato al poeta qualche speranza di corresponsione;

   Oime il bel viso, oime il soave sguardo,

oime il leggiadro portamento altero;

oime il parlar ch'ogni aspro ingegno et fero

facevi humile, ed ogni huom vil gagliardo!

 


   et oime il dolce riso, onde uscio 'l dardo

di che morte, altro bene omai non spero:

alma real, dignissima d'impero,

se non fossi fra noi scesa si tardo!

 


   Per voi conven ch'io arda, e 'n voi respire,

ch'i' pur fui vostro; et se di voi son privo,

via men d'ogni sventura altra mi dole.

 


   Di speranza m'empieste et di desire,

quand'io parti' dal sommo piacer vivo;

ma 'l vento ne portava le parole.

leggiadro: piacevole; altero: nobile;

parlar..gagliardo: del motivo cortese-stilnovistico della donna che causa perfezionamento;

facevi: rivolto al parlare;

ch’ogni..humile: con il quale rendevi umile ogni indole aspra e

violenta; gagliardo: rendevi prode, valoroso;

dolce riso: accezione estesa: occhi e volto sorridente;

dardo: e il colpo mortal; onde: dal quale;

di che..spero: di cui non mi aspetto altro bene che morire d’amore;

dignissima..tardo: che saresti stata degnissima di governare il

mondo se fossi nata quando il mondo era virtuoso e apprezzava

la virtù; motivo della corona imperiale come testimonianza del

pregio della donna, e topos romanzo;

sì tardo: cosi in ritardo; viso: sguardo, portamento;

conven: accade inevitabilmente che;

e ‘n voi respire: e di voi (bisogna) che io viva;

pur: sempre, continuamente;

via men..mi duole: d’ogni altra sventura mi duole assai meno;

partì: il giorno del commiato;

sommo piacer vivo: di Laura, suprema bellezza ancora viva;

ma..parole: speranze e desideri vani, perché le parole di

quell’ultimo colloquio le rapi il vento;


Trasfigurazione di Laura
Cambiamenti di Laura. De Sanctis usa questo termine per indicare i cambiamenti della figura di Laura dopo la morte:
1)      Da viva Laura era caratterizzata da un carattere complesso, ambiguo, capriccioso, per certi versi non comprensibile da parte del poeta;
2)      Da morta Laura sembra dare spiegazioni circa i suoi comportamenti sulla terra, e i conti cominciano a quadrare. Inoltre La figura di Laura diventa attiva: di sua iniziativa conforta il poeta, lo consola, lo incoraggia ad attendere un futuro ricongiungimento in cielo.
Cambiamenti nell’io lirico. Naturalmente tutte queste sono proiezioni di Petrarca: a cambiare, in realtà, è l’io lirico, che, come si è detto, riconsidera il suo rapporto con Laura, e quindi anche Laura stessa, sotto una nuova ottica. La morte di Laura fa in modo che Petrarca diventi più risoluto nel perseguire il desiderio di perfezione cristiana. In Particolare:
1)      Il rifiuto di laura, che tanto faceva soffrire Petrarca, in realtà lo ha salvato dalla perdizione: tutta la vicenda è quindi riletta in chiave provvidenzialistica;
2)      La tensione erotica, il desiderio sessuale di Petrarca scompare, e viene sostituito da una tensioneunicamente religiosa. Laura morta è colei che è in grado di accompagnare Petrarca in questo nuovo percorso religioso.

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