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Nati due volte di Giuseppe Pontiggia


Apprendimento cooperativo: 
qui sopra videolezione del professore su youtube

qui sotto:
audiolezione del professore in mp3
approfondimento scritto dal mio alunno Daniel Migliozzi

"Nati due volte" di Giuseppe Pontiggia recensione didattica di Luigi Gaudio in mp3, disponibile anche in formato wma

NATI DUE VOLTE

TITOLO: “Nati due volte” è un romanzo che non si trova all’interno di nessuna raccolta di testi. Questo libro è in un’edizione per la suola.
Il titolo deriva dal fatto che il ragazzo protagonista di questo romanzo nasce “due” volte: la prima naturale, che provoca danni permanenti; la seconda, quella nel mondo sociale, resa più difficile dall’esito della prima.
AUTORE: Giuseppe Pontiggia è nato a Como nel 1934. Trascorse la sua infanzia ad Erba, un paese in Brianza, fino a quando si trasferì a Santa Margherita Ligure, a Varese e poi a Milano (dal 1948) per via della morte del padre negli anni della guerra. Terminò in anticipo il liceo classico per necessità economiche e cominciò a lavorare in banca nel 1951 (aveva solo diciassette anni). Nel 1953 scrisse il suo primo libro “La morte in banca”, dopo ciò, venne incoraggiato a dedicarsi alla narrativa da Elio Vittorini. Collaborò alla rivista Il Verri e pubblicò le sue prime opere. Si laureò con una tesi sulla tecnica narrativa di Italo Svevo nel 1961, poi lasciò il lavoro in banca e cominciò ad insegnare in scuole serali. Scrisse proprio in questo periodo (1968) il romanzo “L’arte della fuga”. Successivamente collaborò con varie case editrici e si dedicò alla traduzione. Scrisse e pubblicò molte altre opere. Dal 1984 tiene corsi di scrittura creativa.
Una domanda di un’intervista a Giuseppe Pontiggia, riguardante il suo libro “Nati due volte”.
Nel suo libro l’autobiografia si mescola all’invenzione. In che relazione si sono sviluppate la sua professione di scrittore e la sua personale esperienza con l’handicap?
Il problema dell’handicap lo vivo in maniera diretta da 31 anni, da quando è nato mio figlio, ma avevo sempre escluso di farne un racconto autobiografico perché non ho interesse per la mia autobiografia: penso che l’autobiografia, almeno nel mio caso, mi renderebbe schiavo, mentre il romanzo mi rende libero. I vincoli del patto autobiografico per me sono opprimenti, rispettare la letteralità dei fatti, quando oltretutto non so mai bene come sono avvenuti, è una cosa che mi allontana. Ho pensato improvvisamente, perché è avvenuto tutto all’inizio del ’99, che io potessi creare un romanzo in cui il narratore in prima persona avesse il problema dell’handicap, senza che io mi identificassi con lui. E’ vero che il narratore è la voce alla quale io sono più vicino e con la quale io di fatto mi identifico, sono presente in questo narratore ma non come io autobiografico, bensì come io ideale, come io in cui mi riconosco. Le cose che lui dice sono cose che io condivido, quasi sempre. Io ho attinto moltissimo dall’esperienza vissuta, ma questo avviene seppure in modo meno intenso anche nelle altre opere narrative. Molta è la parte inventata, modificata… L’handicap, in quanto tale, non sapevo quanto influenzasse il mio modo descrivere o di vedere: certamente ha avuto molta influenza ma non me ne rendevo conto.
RIASSUNTO: Questo è il riassunto dei fatti svolti in ordine cronologico (il libro presenta vari flash-back)
Frigerio viene avvertito da una bidella, mentre è a scuola (è un insegnante di scuola superiore), che sua moglie è in ospedale e che sta per nascere suo figlio Paolo. Il parto della moglie si presentava lungo e difficile; non era stato praticato il cesareo e il bambino è nato con molta difficoltà. Il padre vede anche che il proprio figlio è diverso dagli altri che osserva nelle incubatrici: l’aspetto fisico era in parte deforme. Poco dopo Frigerio e sua moglie hanno scoperto che il bambino aveva subito dei danni cerebrali che gli avrebbero provocato disturbi mentali andatura imperfetta, sviluppo ritardato del linguaggio e manualità difettosa.
Il professor Frigerio è diventato testimone anche di altri casi di persone disabilitate: nella sua classe c’è stata un’alunna che aveva difficoltà a modulare la voce (non riusciva a parlare forte, tanto da farsi sentire). Molte volte l’ha dovuta difendere da un altro professore, che la considerava solo una ragazza immatura e senza rispetto della disciplina. Un’altro di questi casi è avvenuto, purtroppo, in famiglia: il fratello maggiore di Paolo deride il fratello più piccolo ogni volta che cade pervia della sua inabilità; col passare degli anni questo evento non si è più ripresentato.
Dopo molti anni, precisamente quando Paolo doveva frequentare la prima elementare, il padre andò a parlare con il preside della questione riguardante il problema della disabilitazione del figlio. L’uomo si presentò molto disponibile ad aiutarlo, per prima cosa perché anche lui stesso era un disabilitato ad una gamba, poi per il fatto che Frigerio era nipote di un uomo importante che poteva far pubblicare un libro che aveva scritto.
Un problema analogo alle elementari si presentò durante l’iscrizione alle scuole medie, il padre del protagonista riuscì ad ottenere che l’inserimento nelle nuove classi, svolto da sempre per messo di un sorteggio, non valesse per il proprio figlio; in questo modo Paolo venne inserito nella classe con i suoi vecchi compagni delle medie.
Purtroppo, dopo alcuni anni, i genitori del bambino vengono a sapere che la loro fatica per far diminuire l’inabilitazione del figlio non era servita a nulla: dopo un’analisi alcuni medici hanno riscontrato che la cura adoperata da Frigerio e da Franca fino ad allora non aveva dato i risultati sperati.
Paolo, inoltre, faceva fatica ad inserirsi in un gruppo (soprattutto con l’avanzare dell’età), e aveva problemi anche con le ragazze; insomma, la situazione continuava a peggiorare.
Paolo stesso si vergognava, quando lui e il padre giravano con attorno molta gente che li fissava, e avrebbe voluto andarsene per conto suo.... ma purtroppo non poteva (infatti, anche se ormai adulto, Paolo non riusciva bene a reggere in piedi da solo).
PERSONAGGI:
—Paolo, purtroppo, deforme dalla nascita, in particolare il cranio: che è stato deformato dal forcipe utilizzato durante il parto. È una persona che si dimostra sempre molto matura nelle sue affermazioni, da quando è ancora piccolo a quando diventa adulto, fa alcuni ragionamenti con suo padre che nemmeno Frigerio avrebbe mai pensato capace di ciò. Essendo handicappato ha diversi problemi nell’inserimento con i suoi coetanei, ma, grazie al suo carattere forte e capace di accettare la situazione, continua a trovare amicizie anche a scuola.
—Frigerio è una persona perbene che ama vestirsi elegantemente (anche a causa del suo lavoro di insegnante). Questo genitore sa come rendere la vita in famiglia più “produttiva”, molto spesso introduce argomenti o problematiche che fanno riflettere sia la moglie Franca che il figlio Paolo. Pur non potendo migliorare la salute fisica del figlio, riesce, invece a fargli sviluppare la mentalità: un padre come lui deve capire i problemi psicologici del figlio e risolverli insieme a lui, fornendogli un pensiero molto positivo per la crescita. 
SPAZIO:
I luoghi descritti nel romanzo sono principalmente luoghi chiusi: l’ospedale, la casa, la scuola; questi fanno da scenario alle vicende narrate e danno modo di capire meglio l’evento (tramite la descrizione). In alcuni casi sono luoghi in cui si vivono esperienze speciali: come l’amicizia a scuola, o le esperienze di riflessione a casa di Paolo; ciò fa sì che molti luoghi siano ricordati maggiormente dal lettore. Sono comunque presenti i luoghi aperti, sono di esempio il mare e l’isola di Creta i più importanti del romanzo. Soprattutto il secondo rappresenta una delle più belle vicende per la vita di Paolo.
Tutti questi luoghi, aperti o chiusi che siano, sono sempre descritti come il narratore (in questo caso il padre di Paolo) li vede: in modo abbastanza soggettivo; inoltre si riesce chiaramente a capire proprio da questo lo stato d’animo o la condizione mentale dei personaggi.
TEMPO:
In questo romanzo la fabula e l’intreccio non coincidono, vi sono infatti analessi (anche molto lunghe) e prolessi. La prolessi più rilevante nel romanzo avviene durante l’anticipazione della condizione di Paolo, una volta cresciuto, da parte di una pediatra (questo circa all’inizio del libro). Per quanto riguarda le analessi si può considerare quasi tutto il romanzo come ciò, in quanto, a parte il primo e l’ultimo capitolo, tutti i fatti narrati sono flashback. La storia si svolge dalla nascita di uno dei protagonisti (Paolo) fino alla sua crescita (vale a dire quando è ormai adulto). In questo lunghissimo periodo di tempo, le vicende vengono narrate con molti “salti nel tempo”, infatti il narratore ha deciso di raccontare solo pochi fatti principali e non la completa vita del protagonista. Questo fa sì che si privilegino alcune vicende considerate fondamentali e se ne salti una lunga serie (che può comprendere anche anni) di meno importanti.
STILE:
Il linguaggio usato dall’autore è diverso a seconda delle situazioni in cui si trovano i vari personaggi. La maggior parte delle volte si trovano a dialogare persone di un certo livello sociale, di conseguenza anche il modo di dialogare sarà adeguato. Tutti i personaggi, comunque, hanno un linguaggio formale, tranne alcune rare occasioni nelle quali si possono permettere di tenere un linguaggio informale. Il linguaggio presenta molte affermazioni (soprattutto riflessioni) sottoforma di elenchi di pensieri che bisogna interpretare.
TECNICHE DI PRESENTAZIONE DELLE PAROLE E DEI PENSIERI:
Il linguaggio utilizzato dall’autore per esprimere i pensieri e le parole dei personaggi è misto: è usato frequentemente il discorso diretto, per dare dinamica alla vicenda; sono anche presenti monologhi interiori, questi fanno rallentare la narrazione, mentre danno largo spazio alle riflessioni del lettore. Questo tipo si tecnica lascia inoltre anche molta libertà di interpretazione dei flussi di coscienza presenti nel romanzo.
NARRATORE:
Il narratore è il padre del ragazzo handicappato, quindi la storia viene raccontata maggiormente dalsuo punto di vista; anche se, qualche volta, lo stesso personaggio-narratore si immedesima in un altro personaggio, trasmettendo i suoi pensieri. Il narratore, essendo un personaggio attivo ed interno ai fatti, è sempre presente e coinvolto: anche i fatti sono raccontati in prima persona.
TEMATICHE:
Questo romanzo vuole far riflettere sulla problematica delle persone con handicap: sui loro problemi in famiglia, ad inserirsi in un gruppo, a trascorrere una vita normale. L’autore rivolge la sua attenzione a raccontare i fatti della vita di un ragazzo con un handicap che riguardino esclusivamente la riflessione sull’argomento: in ogni capitolo vi sono “frammenti” di pensieri dei personaggi, da cui emergono varie posizioni riguardanti questa tematica. Il modo di vedere ed interpretare questo argomento si può legare alla mentalità attuale, infatti in molte occasioni sentiamo parlare di gente handicappata, o che viene discriminata o che, qualche volta, addirittura noi discriminiamo. Il pensiero dell’autore riporta questo tipo di mentalità anche perché è un contemporaneo e il libro non è stato scritto da molto tempo.
COMMENTO:
Sapendo che questo libro fosse una specie di biografia, ancor prima di iniziare a leggerlo mi ero fatto un’idea di un libro noioso e storico…Quando poi l’ho letto mi sono meravigliato (ammetto di aver letto libri migliori) perché questo romanzo non era né di tipo storico-biografico né noioso, anzi, sono rimasto colpito dal modo dell’autore di scrivere di un argomento di cui spesso è difficile anche solo parlare.
Sembra che questo testo sia stato scritto con molta normalità, anche perché forse la tematica ricorrente nel romanzo l’autore la vive in prima persona anche nella vita quotidiana; proprio per questo motivo il libro mi ha colpito e coinvolto nelle vicende. Addirittura mi sentivo partecipe delle notevoli riflessioni dei personaggi, e ,molte volte, le condividevo.
Secondo me, anche il modo di scrivere dell’autore è adatto al tipo di argomento: il narratore dei fatti è il padre di un ragazzo handicappato che racconta in prima persona come lui! vive questa esperienza come riflette su di essa.
Una cosa che per la prima volta trovo in un libro è quella di dividere così tanto i capitoli, tanto che ognuno parli di una cosa diversa; a mio parere è questo che rende il libro un po’ più pesante: dover ricostruire, secondo un filo logico, l’ordine cronologico dei fatti narrati.
Una cosa, invece, molto positiva che è emersa da questa lettura, è il fatto di “sovrabbondare” con le riflessioni dei personaggi , poiché ciò ne stimola lo sviluppo nel lettore.

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