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La fattoria degli animali di George Orwell


L’autore
Il vero nome di George Orwell è Eric Arthur Blair (1903 – 1950). Era un giornalista, saggista e attivista di sinistra. Continuò ad essere di sinistra anche dopo che si accorse delle storture della rivoluzione russa
La sua prospettiva antisovietica e antistalinista, tuttavia, gli procurò diversi avversari anche tra i socialisti inglesi.

L’ambientazione
La storia è ambientata nella prima metà del novecento a Willington, in Inghilterra. La fattoria degli animali è anzitutto una favola allegorica sotto la quale vi è una denuncia delle contraddizioni del comunismo, una volta che la teoria viene messa in pratica (socialismo reale)

Allegoria della favola
Questa storia è riconducibile alla rivoluzione sovietica del 1917. Questa rivoluzione nasce prima da una manifestazione che si evolve appunto una rivolta di popolo riuscita.

Allegoria della favola
Lo zar Nicola II, viene cacciato e sostituito da una repubblica borghese provvisoria. Dopo di essa salgono al governo prima Lenin e poi Stalin, entrambi reggenti che si basano sui principi elaborati da Marx: abolizione della proprietà privata e dittatura del proletariato. Tutti e due si comportano come dei dittatori.

Il signor Jones
Il signor Jones rappresenta lo zar Nicola II. Infatti, per la sua tirannia nei confronti degli animali, che sfrutta senza permettere loro di trarre alcun vantaggio dal loro lavoro,  viene allontanato dalla fattoria, come avvenne durante la rivoluzione sovietica allo zar Nicola II, che invece venne allontanato dal governo, anzi giustiziato.

Il signor Jones
Nella storia degli uomini c’è una ingiustizia palese: gli uomini, vale a dire i potenti, sfruttano gli animali, cioè i lavoratori. È la stessa dinamica di “oppressi” ed “oppressori” che denuncia Manzoni, di “signori” e “miserabili disgraziati” che denunciano i naturalisti e i veristi. Di fronte a questa ingiustizia è giusto ribellarsi. Il problema è nelle conseguenze di questa ribellione.

L’aristocrazia russa
Viene rappresentata nella favola da Mollie, una cavalla vanitosa, preoccupata solo di conservare la sua bellezza, andrà a rifugiarsi altrove dopo la rivoluzione, esattamente come i nobili russi rifugiati in varie nazioni europee dopo i fatti dell’ ottobre 1917.

Vecchio Maggiore
Il Vecchio Maggiore è il maiale che elabora l’idea della rivoluzione, la espone ai compagni, ma non riesce a prendervi parte. Egli è riconducibile a Carlo Marx. Infatti esso per primo teorizzò i principi della rivoluzione e da lui partì l’idea, che venne messa in atto da coloro che vennero dopo di lui. Infatti Marx morì prima di vedere le sue teorie messe in pratica.

I principi della rivoluzione
I maiali dirigono la fattoria sulla base di alcuni principi: tutto ciò che riguardava gli uomini era nemico, tutti gli animali erano compagni ed uguali e nessun animale avrebbe ucciso un altro animale. Per circa un anno il lavoro procede bene e i principi vengono rispettati.

Animalismo = comunismo
Questa teoria viene definita nel romanzo “animalismo”, chiaro però che il suffisso, accompagnato dagli opportuni aggettivi, corrisponde a “comunismo”. Volta per volta esso viene associato a storico
Animalismo storico = materialismo storico (o socialismo scientifico)
Animalismo dal volto umano = comunismo dal volto umano

Canzone degli animali in rivolta
Nella prima internazionale inglese del 1864 le idee di Marx trionfano su altre proposte umanitarie o anarchiche: si creano i presupposti perché la rivolta abbia inizio, anche se pochi avrebbero scommesso sulla Russia come terreno favorevole.

Palla di neve e Napoleon insieme = Lenin
In un primo tempo i comunisti (bolscevichi) sono uniti nella lotta e nella conquista del potere, sotto Lenin. La morte di Lenin viene rappresentata nel racconto dalla nascita dei primi dissidi interni.

I maiali
I principali protagonisti di questa rivoluzione sono i maiali, considerati gli animali più intelligenti della fattoria. Essi rappresentano quindi i comunisti, i bolscevichi, poi con l’andare del tempo essi diverranno funzionari di partito, burocrati che sfrutteranno i privilegi della nuova situazione, senza più muovere un dito per lavorare (consumatori, non produttori)

I maiali
Essi inoltre rappresentano l’intellighenzia, cioè gli intellettuali che sfrutteranno abilmente le loro doti oratorie per giustificare i soprusi dei maiali agli occhi degli altri animali (= contadini e operai ignoranti) che generalmente daranno ascolto alle loro argomentazioni senza percepirne l’inganno.

Clarino o Clarinetto
Fra di essi emerge la figura di Clarino, letteralmente “Piffero della rivoluzione” nell’’originale, cioè portavoce della propaganda del regime, colui che farà accettare anche gli atti più atroci fatti da Napoleon, pur di conservare il potere acquisito.

Palla di neve
Palla di Neve rappresenta Trotsky, il comandante dell’esercito. Lui non assume mai la direzione assoluta della fattoria, ma collabora con Napoleon, così come Troskij collaborò con Stalin, che poi però lo sottrasse successivamente dal comando dell’esercito e lo fece uccidere. Lo stesso avviene a Palla di Neve.

Palla di neve
Infatti, a bella posta, una volta allontanatolo, Napoleon e Clarino diffondono le voci che Palla di neve era stato alleato con il signor Jones. A lui vengono attribuite tutte le sciagure e le difficoltà che sono venute in seguito. La più grave è rappresentata dall’invidia degli uomini nei confronti della Fattoria degli Animali

Palla di neve
Secondo Napoleon e Clarino, i vicini (gli uomini alleati con Palla di neve, cioè i capitalisti alleati con i trotskisti di Palla di neve) tentano di impadronirsi di quel luogo e di distruggere il paziente lavoro degli animali. Per fortuna questi ultimi riescono a mantenere loro il territorio della fattoria e tutti insieme lavorano duramente per riparare i danni, ognuno secondo le sue possibilità.

L’armata russa
Nella prospettiva di Napoleon, gli altri animali devono essere irreggimentati per difendere la rivoluzione, e scongiurare le contro rivoluzioni degli uomini, in quanto la perfezione del comunismo sarà dimostrata anche dall’efficienza delle forze di difesa della fattoria degli animali.

Napoleon
Ora a capo della fattoria c’era solo Napoleon, che corrisponderebbe a Stalin. Napoleon, approfittando della stima che gli animali nutrono nei suoi confronti, agisce come un dittatore, in contrasto con i principi originari su cui si basava la rivoluzione.

Napoleon
Tutti gli animali all’inizio giustificano ciò che fa, anche se i dubbi non mancano, perché Napoleon cambia alcuni principi e fa capire che lui è il reggente incontrastato della fattoria degli Animali.

Napoleon
Le maggiori perplessità comunque nascono negli altri animali quando ai maiali viene data la possibilità di vivere in modo diverso, più vicino a come vivono gli umani. Tutti infatti ricordano che in origine ciò che riguardava gli umani era nemico e che tutti erano eguali. Infatti uno dei principi originari della fattoria degli animali era che tutti gli animali erano uguali, ma ad un certo punto viene aggiunta la frase, secondo cui “alcuni animali sono più uguali di altri”.

Napoleon
Ora invece i maiali dominano gli altri: vivono nella casa appartenuta al signor Jones, bevono alcolici, dormono sui letti ed infine camminano su due zampe. Hanno rapporti con i proprietari delle vicine fattorie, che culminano in gesti amichevoli, come scambi commerciali, o in scontri.

Napoleon
Nell’atto finale, un gruppo di uomini e di maiali, senza gli altri animali, si incontrano nella casa appartenuta a Jones, considerano finite tutte le precedenti incomprensioni e tra loro non sembra esserci nessuna differenza.

Le purghe staliniane
Ad un certo punto del romanzo alcune galline (kulaki?) si ribellano allo strapotere dei maiali, insieme a pochi altri animali (dissidenti?), ma la loro ribellione viene sedata nel sangue. In particolare esse volevano tenersi le uova, simbolo della proprietà privata, o delle idee personali, cui alcuni non volevano rinunciare, anche se pagarono con la vita per questo. Così anche un altro principio originario della rivoluzione viene  modificato: “nessun animale ucciderà un altro animale, a meno che non ci siano motivi adeguati per farlo”

I cani del KGB
Nel romanzo i cani rappresentano le forze dell’ordine della rivoluzione, quindi attuano i comandi dei maiali, perseguitando Palla di neve e gli animali più ribelli, soffocando nel sangue ogni ribellione, esattamente come le spie del KGB e i poliziotti del regime sovietico.

Le pecore
Rappresentano il popolo bue, noi diremmo, cioè quelli che per ignoranza o conformismo non mettono mai in discussione le decisioni dei potenti, anche quando sono palesemente ingiuste.

La propaganda del regime
Proprio come avvenne nella Unione Sovietica, anche nella fattoria degli animali l’arte e la cultura dovevano servire per esaltare le conquiste della rivoluzione.

Anarchismo contro comunismo?
Quando gli uomini cercano di riprendere il possesso della fattoria, viene fatto esplodere il mulino che rappresentava il più importante strumento di produzione degli animali (simbolo dell’anarchismo bombarolo?).

Lo stakanovismo
A questo punto Napoleon e gli altri maiali convinceranno gli altri animali a lavorare ancora di più per ricostruire il mulino e per realizzare i grandi progetti della rivoluzione, a condizione, però, di non essere coinvolti in prima persona nel duro lavoro.

Gondrano
I due cavalli della fattoria, Gondrano e Berta, rappresentano i contadini e operai russi. Essi infatti sono entrambi laboriosi e volenterosi. Il primo è sempre stato un inconsapevole strumento della rivoluzione (=stakanov), il braccio di ciò che i maiali, cioè la mente, progettavano.
Gondrano
Quando poi si debilita perché gli cade in testa un mattone, viene mandato al macello, e Napoleon e i suoi scagnozzi si dimenticheranno di tutto quello che lui aveva fatto.
Clarino sarà poi bravo a commemorare retoricamente Gondrano, addossando tutta la colpa della sua dipartita agli uomini e non a Napoleon
Berta
Una volta portato al macello Gondrano, Berta, una cavalla, aprirà gli occhi definitivamente sui soprusi dei maiali, e convincerà finalmente a riconoscere le loro ingiustizie.
Finale (Morale della favola)
Verso la fine del romanzo emerge un insegnamento che l’autore vuole trasmettere attraverso questo testo, che si può condensare nelle seguenti conclusioni:
1. gli animali si trovano in condizioni peggiori rispetto a quando il loro padrone era Mr. Jones;
2. i vari tipi di potere quindi si equivalgono nei metodi, cioè anche i comunisti, una volta arrivati al potere, si comportano come i loro predecessori, ed anzi diventano alleati di tutte le potenze che possono garantire loro l’esercizio della supremazia e il sostentamento economico. Alla fine i maiali staranno su due piedi, esattamente come gli uomini, segno del loro definitivo adeguamento al potere.
3. a questo potere ci si può ribellare, come fa Berta. Non è morta ogni speranza, e profeticamente parlando, la libertà e l’indipendenza degli animali più consapevoli può essere riconquistata.

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