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Il natale di Poirot di Agatha Christie Introduzione alla lettura del rom...



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Il natale di Poirot di Agatha Christie
Relazione di narrativa

1. Titolo: Il natale di Poirot
2. Autore: Agatha Christie
3. Riassunto: tre giorni prima di Natale un ricco anziano inglese di nome Simeon Lee, che non vedeva alcuni dei suoi figli da quasi vent’anni, decise di mettere da parte le inimicizie e invitare per Natale tutti i suoi figli con le rispettive consorti e l’unica nipote.
Non tutti i figli erano però andati via di casa: nella casa di famiglia abitavano Alfred con sua moglie Lydia, rimasti in contatto con il fratello di Alfred, George e la moglie Maude, che arrivarono il giorno stesso.
Il giorno successivo, arrivarono David, che se n’era andato di casa dopo la morte della madre, con sua moglie Hilda, Harry, il figlio più scapestrato e un uomo di nome Stephen Farr, figlio di un ex socio di Simeon.
La famiglia ora era al completo, così il capofamiglia, decise di tenere una riunione il giorno successivo, scusandosi per tutte le azioni negative da lui compiute, dicendo di voler cambiare il testamento e arrivando ad insultare i suoi figli, non per cattiveria, ma semplicemente per divertimento.
Intanto era giunto a casa Lee il tenente della polizia, Sudgen, per raccogliere dei fondi, ma se ne andò qualche tempo dopo aver parlato con Simeon.
Ormai era ora di cena, così tutti si accomodarono in sala da pranzo e mangiarono.
Finita la cena si sentì provenire dal piano superiore il rumore di una colluttazione, di porcellana infranta e mobili rovesciati, tutto accompagnato da un grido raccapricciante.
 Tutti i familiari accorsero subito e dovettero sfondare la porta della stanza di Simeon per entrare nella sua stanza, poiché era chiusa dall’interno.
Appena la porta venne aperta, tutti videro il vecchio in una pozza di sangue che giaceva immobile.
Intanto era giunto a casa Lee il tenente Sudgen, chiamato dai familiari, che aveva colto in flagrante Pilar mentre raccoglieva alcune prove dal pavimento, che si era immediatamente fatto resitituire.
Il tenente Sudgen, con l’aiuto di Poirot e del colonnello Johnson, aveva subito iniziato gli interrogatori a tutti i familiari, tutti molto scossi da ciò che era accaduto, e intanto si prendeva in considerazione il movente che poteva avere ognuno per assassinare Simeon.
Dagli interrogatori non emerse nulla di significativo.
Poco dopo la polizia venne a sapere che Simeon Lee possedeva una cassaforte contenente dei diamanti grezzi, che erano stati rubati.
Nel frattempo Pilar era quasi stata uccisa da un sasso che era stato posto sullo stipite della sua porta.
Qualche giorno più tardi si venne a sapere che Stephen non era un figlio di Farr, visto che tutti i suoi figli erano morti, ma un loro grande amico e per di più anche la nipote spagnola non era la vera Pilar, ma solo un’amica di Pilar, visto che quest’ultima era deceduta in seguito a essere stata colpita da una bomba.
Prima dell’incidente erano stati ritrovati i diamanti, che si trovavano in un giardinetto allestito da Lydia.
Poirot scoprì che la causa dell’incidente accaduto a Pilar era opera dell’assassino che aveva scoperto che lei sapeva qualcosa sul delitto.
Pilar infatti, al momento dell’accaduto, si trovava vicino alla stanza della tragedia, nascosta dietro alcune statue, e poiché era vestita di bianco, il signor Farr l’aveva scambiata per una di quelle.
Pilar aveva visto una donna sull’uscio della porta chiusa della stanza di Simeon.
La donna in questione era Hilda che confermò di non averlo ucciso.
Anche gli altri familiari avevano alibi non molto sostenibili e moventi invece che li avrebbero potuti portare ad uccidere il povero Simeon; ma Poirot aveva ormai scoperto il colpevole, ovvero Sudgen.
Simeon infatti aveva vissuto per un lungo periodo in Sudafrica e per questo poteva avere benissimo figli illegittimi in questo stato africano, come aveva detto lui stesso in una riunione familiare antecedente alla sua morte.
Uno di questi era proprio Sudgen che era tornato per vendicarsi.
Egli, con la scusa di raccogliere fondi, era andato nella stanza di Simeon, e qui lo aveva ucciso.
Poi aveva ammucchiato mobili e porcellane, legando il tutto con un sottile filo che aveva lasciato penzolare dalla finestra, a un cappio del filo aveva legato un palloncino gonfio tappato da un pezzo di legno, in modo che, quando avesse tirato il filo, al pila d mobili sarebbe caduta e il palloncino, di un tipo particolare, avrebbe emesso l’urlo.
Inoltre aveva sparso sul pavimento sangue animale e aveva acceso un fuocherello sul corpo del defunto per conservarlo caldo.
Era stato sempre lui a tentare di uccidere Pilar, la quale una volta lo aveva paragonato a Simeon Lee, così Sudgen aveva pensato che lei lo avesse riconosciuto.
Poirot aveva tratto queste conclusioni dopo aver applicato al ritratto di Simeon quand’era giovane, un paio di baffi, proprio come quelli del tenente e aveva notato la somiglianza.
Ora il mistero era risolto e tutti i sistemarono: la casa venne venduta, la falsa Pilar e il falso Farr si sposarono e andarono a vivere in Sudafrica, mentre tutti gli altri tornarono alla vita di sempre.

4. Personaggi: i personaggi del racconto sono quindici:
Pilar Estravados: aveva i capelli neri, carnagione scura e occhi profondi.
Molto solare e piena di vita; aveva nelle vene anche sangue spagnolo, poiché la madre, ovvero l’unica figlia femmina di Simeon, si era sposata con uno spagnolo.
La ragazza, ormai adulta era però rimasta orfana di entrambi i genitori.
Stephen Farr: giovane aitante, con il naso energico, il viso abbronzato e le spalle quadrate, molto gentile anche se alla fine si rivela un truffatore, proprio come Pilar.
Horbury: cameriere di Simeon Lee con la fedina penale non proprio pulita.
Johnson: capo della polizia.
Alfred Lee: era un uomo piuttosto massiccio, di mezza età, tratti gentili, occhi castani, capo infossato tra le spalle, voce chiara e pacata.
A primo impatto dava l’impressione di essere un uomo pigro.
David Lee: capelli biondi occhi azzurri, volto giovanile dal carattere piuttosto apprensivo.
George Lee: politico molto puntiglioso di quarantuno anni, corpulento con pallidi occhi azzurri.
Harry Lee: alto e robusto, con portamento arrogante e lineamenti decisi, dal carattere ribelle.
Hilda Lee: moglie di David, piuttosto grassoccia, non molto bella ma affascinante, pacata ma interiormente forte.
Lydia Lee: moglie di Alfred, dal carattere deciso, voce splendida, viso bruttino.
Maude Lee: moglie di George, bionda, magra ma molto inespressiva.
Simeon Lee: dall’aspetto fragile che nascondeva un carattere forte, naso aquilini e occhi neri.
Hercule Poirot: celebre investigatore dai baffetti neri.
Sudgen: alto, robusto con un bel paio di baffi castani.
Tressilian: maggiordomo.

5. Spazio: L’intera vicenda si svolge in casa Lee, un luogo chiuso che conferisce un senso di oppressione.

6. Tempo: La vicenda è collocata verso la prima metà del ‘900 e il tutto si svolge in sei giorni.
Il racconto si basa su scene dialogate e quindi i fatti si susseguono “in tempo reale”.
Sono presenti molti flashback in particolare negli interrogatori.

7. Stile: l’autrice utilizza un linguaggio in voga nel periodo della stesura del romanzo, quindi non molto recente ma scorrevole e comprensibile con accenni a lingue straniere.
Poirot si esprime a volte in francese o spagnolo e Pilar, anche se raramente, in spagnolo.

8. Tecniche Narrative: Nel libro prevale il discorso diretto.

9. Narratore: Il narratore è esterno e onnisciente e racconta tutto in terza persona.

10. Tematiche: credo che l’argomento degli omicidi in ambito familiare sia molto più ricorrente oggi di quanto non lo fosse in passato, riguardo ciò tutti i personaggi non riescano a capire chi abbia potuto compiere un gesto simile, fino alla scoperta del colpevole.

11. Commento: i libri gialli mi appassionano molto per vai delle situazioni misteriose e del colpevole che è sempre la persona che meno ti aspetti.

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