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Il cavaliere inesistente di Calvino


Apprendimento cooperativo: 
qui sopra videolezione del professore su youtube

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audiolezione del professore in mp3
e approfondimento scritto di una studentessa

AUDIO "Il cavaliere inesistente" di Italo Calvino 3C lezione scolastica di Luigi Gaudio in mp3, disponibile anche in  formato audio wma

Relazione de “ Il
cavaliere inesistente” di Italo Calvino
di Allegra Tucci


·       
Vita e 
opere:

Italo Calvino nacque il 15 ottobre del 1923 a
Santiago de las Vegas, presso l ’Avana. Conobbe l ‘Italia solo due anni più
tardi quando, con l ‘intera famiglia si trasferì definitivamente a Sanremo. Dai
genitori, entrambi di formazione laica, liberi pensatori, legati a tradizioni
repubblicane e socialiste, ricevette un ‘educazione tollerante e
anticonformista. Negli anni della prima guerra mondiale Calvino  si trova di fronte a nette scelte politiche e
morali; durante l ‘occupazione tedesca è fra i renitenti alla leva della
repubblica di Salò e, in seguito alla prematura morte in combattimento di un
giovane medico comunista, Felice Cascione, 
decide di unirsi insieme al fratello sedicenne alla seconda divisione di
assalto “Garibaldi” intitolata allo stesso Cascione operanti sulle Alpi
Marittime, teatro per più di venti mesi 
di alcuni fra i più aspri scontri tra partigiani e nazifascisti. L
‘esperienza partigiana, seppur cronologicamente breve, risulta intensa e
decisiva  per la sua formazione umana,
prima ancora che politica.  Dopo la
liberazione, membro del PCI , diviene amico di Cesare Pavese  che ricopre il ruolo non solo di primo
lettore delle opere di Calvino, ma anche 
di paradigma di serietà  e di
rigore etico, esempio di stile e comportamento. Nel 1947 si laurea in
letteratura, unico della famiglia, con testi su Joseph Conrad e, presso la casa
editrice torinese Einaudi, si occupa dell’ufficio stampa e della pubblicità.
Nel 1949  è esortato fortemente da Pavese
a  mettere mano al suo primo romanzo
intitolato “Il sentiero dei nidi di ragno”. Solo un anno dopo, con il
suicido del suo grande amico-mentore la vita di Calvino subisce una grande
svolta. Tra il 1952 e il 1966 pubblica numerosi romanzi fra i quali  “Il
visconte
dimezzato”, “L ‘entrata in guerra”, la trascrizione
di duecento racconti popolari  delle
varie regioni d ‘Italia dalle raccolte folcloristiche ottocentesche “Fiabe italiane”, “Il barone rampante”, e “Il
cavaliere inesistente
”.  Nel luglio
del 1967 si trasferisce a Parigi  dove
pubblica  “Le città invisibili”.
Tornato in Italia, inizia a scrivere per il “ Corriere della sera” racconti,
resoconti di viaggio e una nutrita serie di interventi sulla realtà politica e
sociale del paese.  Nel 1980 si
trasferisce nella capitale, dove riceve anche la Legion d ’Onore. Durante
l’estate del 1984 lavora a un ciclo di sei conferenze ( Six Memos for the Next Millennium), che avrebbe dovuto tenere all
‘Università di Harvard. Colto da ictus il 6 settembre 1985 a Castiglione della
Pescaia, viene ricoverato in ospedale, dove muore a causa di una emorragia
cerebrale nella notte fra il 18 e il 19.

·       
Trama:

Sotto le mura di Parigi, un pittoresco Carlo
Magno, oramai un po’ avanti con l ‘età , ispeziona come al solito il suo
esercito. Il serrafila è Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri
di Corbentraz  e Sura, cavaliere di
Selimpia Citerione e Fez da un unico difetto: il suo non avere corpo e quindi
il suo non esistere. La sua armatura  è
tenuta assieme solo dalla forza di volontà e dalla fede nella santa causa. Al
campo una notte Agilulfo, che non dorme mai, né di notte né di giorno, incontra
un giovane baccelliere, Rambaldo di Rossiglione, figlio del marchese Gherardo,
morto da eroe sotto le mura di Siviglia, che per vendicare il padre, deve
trovare e uccidere l ‘argalif Isoarre. Il mattino dopo, nella lenta
cavalcata  verso il luogo dello scontro
fra la fazione mussulmana e quella franca, l’imperatore e il suo esercito
attraversano varie contrade, incontrando un curioso personaggio: Gurdulù, detto
anche Omobò, Gurdurù, Gudiussuf, Pestanzùl, Omobon, Omobestia a seconda del
paesino in cui si venivano a trovare. Si tratta di un uomo provvisto solo di un
corpaccione cavernoso”, privo di
alcuna volontà o coscienza. Carlo Magno, divertito dal fatto di avere un
cavaliere che non c’è ma sa di esserci e di un suddito che c’è ma non sa di
esserci, assegna Gurdulù ad Agilulfo come 
scudiero. L ‘omaccione non capisce e finisce per scomparire prima che il
cavaliere inesistente riesca a rintracciarlo. È solo all ‘inizio del IV
capitolo che scopriamo che l ‘intero 
romanzo è narrato da una suora, precisamente Suor Teodora.  Il suddetto capitolo tratta  della battaglia in cui Rambaldo vendica suo
padre, uccidendo, tra situazioni quasi comiche e drammatiche, Isoarre. Il
giovane cavaliere è poi coinvolto in un ‘imboscata, dalla quale riesce a
salvarsi solo grazie ad un misterioso cavaliere, che in seguito si scopre
essere tanto terribile quanto bella Bradamante, di cui Rambaldo si innamora
perdutamente. Per conquistarla il giovane si propone di diventare un perfetto
paladino ma, di lì a poco, viene tragicamente a scoprire che la sua amata è in
realtà innamorata del cavaliere Agilulfo che, da parte sua, non contraccambia.
Ad un banchetto d ‘onore accade però che il cavaliere inesistente venga messo
in dubbio e offeso da Torrismondo, coetaneo di Rambaldo. Questi dichiara
infatti che l ‘impresa per la quale Agilulfo è stato fatto cavaliere, il
salvataggio di una vergine indifesa, è in realtà da considerarsi nulla e non
valida  dal momento che la dama salvata
era sua madre, quindi non più vergine. Narrando la storia il vile Torrismondo
fa intendere che il grande cavaliere inesistente non fosse si così nobili
natali. Dopo questo increscioso episodio viene data ad entrambi la possibilità
di farsi riabilitare alla cavalleria: Agilulfo deve dimostrare la verginità di
Sofronia ( la madre del suo nemico) e  Torrismondo  deve far riconoscere all ‘Ordine dei
cavalieri del Gral, la nobiltà di suo padre, e quindi le sue altolocate
origini. Così Agilulfo e il suo ritrovato scudiero Gurdulù, e Torrismondo
partono seguiti da Bradamante e Rambaldo. Le loro strade però si dividono:
Agilulfo si reca prima in Inghilterra dove scopre di doversi in realtà recare
in un altro luogo, e poi in Marocco, la meta designata. Nel viaggio Agilulfo e
Gurdulù fanno però naufragio, riuscendo tuttavia a raggiungerlo, il primo
camminando sul fondo del mare, e il secondo facendosi trasportare da una
tartaruga. Finalmente arrivati, scoprono che Sofronia è diventata una delle
mogli del sultano, situazione che non impedisce al cavaliere inesistente di
raggiungerla nella sua stanza e salvarla, scappando con il suo fidato scudiero
su una nave per poi naufragare nuovamente. Dal momento che la bella Sofronia è
stanca viene fatta riposare all ‘interno di una grotta, mentre Agilulfo cerca l
‘imperatore Carlo Magno per annunciargli che la sua verginità è ancora intatta.
Ma è a questo punto che nella grotta sopraggiunge Torrismondo  che, dopo aver scoperto che l ‘Ordine dei
Cavalieri del Gral  non è formato che da
una manica di manigoldi, s ‘innamora della bella, che dal canto suo, lo
contraccambia. I due novelli amanti vengono scoperti in un momento di intimità
ma, nonostante ciò, la situazione si risolve per il meglio dal momento che si
scopre che Sofronia non è la madre, bensì la sorellastra di Torrismondo.
Purtroppo Agilulfo non ne è al corrente perché è subito scappato, convinto di
non poter più dimostrare la verginità della donna. Rambaldo, mandato a cercare
il cavaliere inesistente, trova la sua armatura vuota, con solo un biglietto
nel quale lo scomparso Agilulfo lo designa nuovo possessore. Con questa
armatura riuscirà a possedere Bradamante, che però, scoperto l’inganno,
fuggirà. È proprio alla fine del libro che si trova un colpo di scena: suor
Teodora, colei che narra la storia, è in realtà la bella Bradamante che
deciderà alla fine di scappare dal convento con il cavaliere Rambaldo.


·       
Personaggi:
AGILULFO è il cavaliere inesistente che da nome al
romanzo stesso, ed è uno dei protagonisti. E ha l ‘età degli altri Paladini. È
considerato una figura simbolica la quale incarna coloro che sono talmente
assorbiti dalla loro funzione da immedesimarsi con essa. Non stante ciò la sua
figura arriva, con lo scorrere delle pagine, ad avere una sua consistenza e
profondità. Agilulfo, che è libero da un corpo che brama ma che disprezza
contemporaneamente, è il perfetto cavaliere, capace di compiere le sue funzioni
al meglio, come pochi altri. Esige il rispetto dei regolamenti e del codice
cavalleresco proprio perché, a differenza degli altri, può vivere di sola
ragione e non di sentimenti, perché non è null’altro che la sua forza di
volontà e lamiere metalliche. Ma non vi sono solo connotati negativi nella sua
figura: Agilulfo rappresenta la necessità quasi impellente di lasciare un segno
nella storia. Assume caratteristiche quasi mitiche quando salva la bella
Sofronia dal palazzo del sultano, abbattendo un’intera torna di cavalieri. Al
termine del romanzo scompare, perché costretto ad affrontare una realtà per lui
scomoda e insopportabile, che, a differenza sua, gli altri riescono a vivere
trasformandola in una situazione che si concluderà con un lieto fine.
RAMBALDO è un giovane cavaliere, partito in guerra
per vendicare la morte del padre e che in seguito si invaghisce di Bradamante,
inseguendola per mari e per monti, fino al momento in cui, proprio alla fine dl
romanzo, sarà lei ad andare da lui. È un personaggio irrequieto, impulsivo,
sentimenti solitamente caratterizzanti i giovani, e impaziente: arrivato
infatti al campo per pio vendicare la morte di duo padre, il suo entusiasmo
viene presto frenato in primis da Agilulfo, troppo freddo e quasi metallico per
percepire i sentimenti del ragazzo, e in seguito dall’ordine precostituito che,
rappresentato dalla burocrazia, lo avverte che non potrà consumare la sua tanto
agognata vendetta. Il ragazzo, nonostante ciò, compie la sua personale
missione, fedele più ai suoi ideali che agli ordini che gli venivano imposti,
rimanendo però quasi svuotato, privo per la prima volta di un motivo per cui
combattere. È il caso a fornirglielo: scorge Bradamante in parte nuda che si
rinfresca e se ne innamora. Da quel momento in poi la sua unica missione sarà
quella di conquistare la fanciulla. Nel momento in cui però eredita l’armatura
del cavaliere inesistente, viene a possedere anche una parte di Agilulfo grazie
alla quale lo vediamo combattere con una foga e un’abilità non sue. Con il
tempo anche la stessa Bradamante vede in lui alcune delle caratteristiche del
cavaliere, e lo segue.
GURDULÙ è l’alter ego del cavaliere inesistente,
ovvero colui che non sa d’esserci. È un personaggio pittoresco, caratterizzato
dalla completa incapacità di intendere e di volere, tanto che spesso arriva a
credere di essere ciò che sta vedendo in quell’istante. I suoi movimenti
ricordano quelli di un animale, e così il suo comportamento e i suoi abiti. È
tuttavia meno sciocco di quello che possa sembrare ad una prima analisi:
dimostra, ad esempio, di avere una visione del mondo ben più profonda e meno
egoistica di quelle di Agilulfo e di Rambaldo nell’episodio della tumulazione
dei cadaveri dei morti in battaglia; sa infatti che la morte di un individuo è
l avita di altri, e giunge ad affermare che è il morto ad essere più vivo di
lui. Il suo ragionamento si ferma qui, dopotutto è Gurdulù, in grado di
confondersi e di seppellirsi al posto del morto.
BRADAMANTE è l’eroina della vicenda, abilissima
nel combattimento, bramata da tutto l’esercito e a sua volta innamorata,
invece, dell’unico uomo che non la contraccambia. È una donna nel senso proprio
della parola, capace sì di uccidere, ma ciononostante caratterizzata da una
spiccata femminilità. Desidera più di tutto quello che non riesce ad ottenere,
ossia la razionalità e la freddezza di Agilulfo. Non riuscirà però mai nemmeno
a possedere quest’ultimo e, resasi conto del profondo sentimento nutrito nei
suoi confronti da Rambaldo, se ne innamora e fugge con lui.
TORRISMONDO è un cavaliere coetaneo di Rambaldo,
che tuttavia si rivela diversissimo da lui: è infatti fortemente deluso da
tutto ciò che lo circonda, perennemente critico nei confronti dei Paladini e
dell’esercito. È inoltre un ragazzo inquieto non per scelta  o per amore, come il suo coetaneo, ma a causa
del suo passato, sul quale vuole far luce. Si mette così alla ricerca
dell’Ordine dei Cavalieri del Gral, ma scopre che, mascherandosi dietro la loro
fama e la loro disciplina ascetica, compiono misfatti terribili, che non
giudicano tali perché si sentono guidati dal Santo Gral, e non dalla propria
volontà. Il caso lo porta ad incontrare e ad innamorarsi della propria
sorellastra, con la quale convolerà a nozze, ponendo così finalmente fine alla
sua ricerca.
CARLO MAGNO è la parodia del re che siamo abituati
ad immaginare, vecchio, poco regale nei modi e anzi, fanciullesco nei suoi
comportamenti. I suoi PALADINI vengono ulteriormente ridicolizzati: loro,
orgoglio dell’impero e protagonisti nei secoli di moltissime avventure, sono
solo dei pigri individualisti, sempre bravi a guerreggiare, ma capaci di
rendere la guerra una farsa. Nessuno di loro è perfetto, soprattutto se
paragonati ad Agilulfo, e nessuno ha più gli ideali della cavalleria, a
differenza di Torrismondo e Rambaldo.


·       
Luoghi e tempi della vicenda:
I luoghi nei quali si svolge l’intero romanzo sono
molteplici, tutta l’Europa, dal Sacro Romano Impero di Carlo Magno
all’Inghilterra e al Marocco, sebbene sia puramente fantastici in specifico,
dal momento che vi sono ben pochi riferimenti e riscontri geografici, i quali
si trovano solo nelle prime pagine. Il tempo della vicenda è ovviamente
l’inizio del IX secolo, il tempo dei Paladini, dei cavalieri vassalli
dell’imperatore e dei conventi assaltati dai pirati.


·       
Temi principali:

















































I temi principali che si incontrano nel romanzo
sono la ricerca dell’essere e dell’Io dal moneto che tutti i principali
protagonisti passano gran parte del loro tempo a cercarne il compimento.
Rambaldo ad esempio, appare nella storia già con un proprio scopo che però, una
volta realizzatosi, lo lascia nuovamente privo; è solo allora che Bradamante si
sostituisce al desiderio, oramai realizzatosi, di vendetta. Torrismondo manca
già da subito di un compimento, infatti il suo essere è incompleto, che si
realizzerà solamente con la riunione con la bella Sofronia, che a sua volta si
completa solo con il fratellastro. L’esercito di Francia manca dell’essere,
visto che la “santa missione” ha perso di significato, come i suoi valori, i
suoi Paladini, sbiadite ombre di se stessi. Sono però i duo opposti a conferire
alla vicenda una piega particolare: Agilulfo, che spesso sembra rifugiarsi
nelle sue regole più per mantenere salda la coscienza di sé, esiste solo ed
esclusivamente in loro funzione; la sua non è solo la necessità di mantenere la
concezione di se stesso, ma sono solo ed esclusivamente le regole a farlo
esistere. Esattamente all’opposto sta Gurdulù, per il quale non vale nessuna
regola, neanche quella più elementare: quella di riconoscersi. Completamente
slegato dalla realtà, vive solo per la sensazione che spesso non riesce a
distinguere dal mondo reale.

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