Passa ai contenuti principali

I vo’ piangendo i miei passati tempi, sonetto 365 del Canzoniere di Francesco Petrarca - di Carlo Zacco

Rimpianto e insufficienza espressiva
Un opportunità sprecata. Prima di giungere a rinnegare la passione terrena, ed abbracciare definitivamente la via cristiana, Petrarca tocca un tema intermedio: quello del rimpianto di non aver potuto stringere con Laura un rapporto casto, cioè non peccaminoso.
 - Alla fine del canzoniere Petrarca inserisce alcuni sonetti in cui immagina se stesso e Laura ormai vecchi, ancora innamorati, ma senza tensione erotica.
Dolore diverso. È un dolore diverso: quello dei due sonetti precedenti (279 e 302) ha ancora dentro di sé il desiderio di una vicinanza reale, questo no: è il rimpianto di non aver potuto godere di un rapporto casto con lei. Come dire: ora che sono vecchio e non ho più i ‘bollenti spiriti’ che tenevano lontana Laura, lei è morta, e questa possibilità è venuta meno.

Rielaborazione del lutto e conversione

Conclusione. La ricomposizione definitiva arriva solo alla fine, negli ultimissimi testi: con il pentimento (per aver provato amore carnale) e la conversione. Il poeta soffre ancora, intendiamoci, ma questa volta non c’è più lo scontro tra le due aspirazioni opposte: il dolore per la morte non comporta più la tensione tra amore sacro e amore profano.  Petrarca si persuade definitivamente di aver provato un amore sbagliato.
La conversione. L’elaborazione del lutto ha la sua conclusione quando il poeta modifica il suo oggetto d’amore: non più Laura, ma la Madonna. E questo avviene nell’ultima canzone, dedicata alla Vergine. Questa canzone segna il distacco definitivo del poeta dalla vicenda. Il passo successivo è il sonetto proemiale: dove Petrarca si dichiara definitivamente pentito, e chiede perdono.

I vo’ piangendo i miei passati tempi

Rinnegamento. Qui il poeta rimpiange non il rapporto con Laura, ma il fatto di non essersi dedicato a Dio fin dall’inizio. Petrarca rinnega definitivamente la sua passione giovanile.

Struttura. Breve introduzione e preghiera a Dio:
 - I quartina: Il poeta rimpiange di essersi dedicato ad una cosa mortale, pur avendo tutti gli strumenti per dirigere la propria attenzione a cose giuste;
 - II quartina/terzine:  è la preghiera a Dio: chiede a Dio di colmare i suoi difetti in modo da avere almeno una buona morte.
   I' vo piangendo i miei passati tempi
i quai posi in amar cosa mortale,
senza levarmi a volo, abbiend'io l'ale,
per dar forse di me non bassi exempi.
   Tu che vedi i miei mali indegni et empi,
Re del cielo invisibile immortale,
soccorri a l'alma disvïata et frale,
e 'l suo defecto di tua gratia adempi:
   sí che, s'io vissi in guerra et in tempesta,
mora in pace et in porto; et se la stanza
fu vana, almen sia la partita honesta.
   A quel poco di viver che m'avanza
et al morir, degni esser Tua man presta:
Tu sai ben che 'n altrui non ò speranza.

Commenti

Post popolari in questo blog

Un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015

Da oggi fino alla prova preselettiva sulla seguente pagina facebook un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015 (bando previsto entro fine marzo, secondo il decreto Milleproroghe), ogni giorno alle ore 9.  La soluzione verrà pubblicata almeno un giorno dopo. https://www.facebook.com/nuovoconcorsodirigentiscolastici

Elogio di Galileo dall' Adone di Marino - di Carlo Zacco

Marino - Adone Canto X - ottave 42-37 Elogio di Galileo
42 Tempo verrà che senza impedimento queste sue note ancor fien note e chiare, mercé d'un ammirabile stromento per cui ciò ch'è lontan vicino appare e, con un occhio chiuso e l'altro intento specolando ciascun l'orbe lunare, scorciar potrà lunghissimi intervalli per un picciol cannone e duo cristalli. - Impedimento: ostacolo;  - note: caratteristiche;   note: conosciute e comprensibili: paronomasia;    mercé: grazie a;    - intento: attento;  - specolando: osservando;  - scorciar: abbreviare; 43 Del telescopio, a questa etate ignoto, per te fia, Galileo, l'opra composta, l'opra ch'al senso altrui, benché remoto, fatto molto maggior l'oggetto accosta. Tu, solo osservator d'ogni suo moto e di qualunque ha in lei parte nascosta, potrai, senza che vel nulla ne chiuda, novello Endimion, mirarla ignuda. - per te: per opera tua;  - fia l’opra comp…

Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…