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Donne ch' avete intelletto d' amore Parafrasi e commento delle rime di Dante - di Carlo Zacco


Donne ch’avete
 
Lo stile della loda. Il diniego del saluto di Beatrice getta Dante in una situazione di disperazione, accresciuta dalla vergogna che deriva dalla derisione della donna e delle sue amiche: questa situazione offre a Dante la possibilità di inserire nella raccolta le poesie di carattere più cavalcantiano. A un certo punto però avviene una svolta nell’atteggiamento di Dante e, naturalmente, nella sua poetica. Tale svolta è segnata da questa canzone: il prodotto dell’amore non è più il piacere che deriva dalla visione della donna o dalla speranza di essere ricambiato, bensì il puro piacere disinteressato di lodare la donna amata: nasce lo stile della loda.  Da qui in avanti l’interlocutore privilegiato non sarà più Beatrice, ma le donne che si intendono d’amore. 
 
Temi. Il tema principale della canzone sono le ragioni che spingono a lodare la donna:
1)      Le qualità intrinseche: bellezza, perfezione morale;
2)      Gli effetti provocati sugli altri: i cuori ignobili vengono nobilitati; i beati la rivendicano in cielo;
A questo si aggiungono temi secondari legati alla trascendenza.
 
Le «nove rime». Questa svolta è ricordata in Pg XXIV, con l’espressione «nove rime»: in questa canzone Bonagiunta identifica il «nodo» che lo ha tenuto fuori dal «dolce stil novo», cioè una poetica che non tratta più l’amore come semplice cosa umana e terrena (come i provenzali) ma come strumento per raggiungere la perfezione celeste.
Elementi tradizionali. Vi sono naturalmente elementi tipici della poesia precedente:
1)      Guinizzelli: la donna che quando cammina fa sparire i pensieri negativi di chi la circonda;
2)      Trovatori: raffigurazione del viso della donna come le perle;
3)      Cavalcanti: gli «spiriti d’amore inflammati»;
Nuovo significato. Ma il punto della narrazione in cui è inserita questa canzone dà a questi elementi tradizionali un nuovo significato: avviene un  distacco alla lirica precedente, basata sull’amor cortese, e un’ascesa verso un amore spiritualizzato, che innalza a Dio. La novità si coglie dunque a livello di macrotesto, considerando la posizione della poesia.
 
L’amore disinteressato. Più in particolare i dati salienti di questa svolta sono:
1)      Dante non parla più di sé, degli effetti che l’amore ha su di lui, ma parla di Beatrice, e dei suoi effetti su chi entra in contatto con lei;
2)      Dante non si rivolge più a Beatrice direttamente, ma si rivolge a terzi, parlando di lei: Beatrice da termine del discorso e interlocutrice, diventa oggetto del discorso.
3)      La gratificazione che Dante si aspetta non viene più dal saluto di Beatrice ma viene dalla lode di lei: Dante passa da un amore per il quale ci si aspetta una gratificazione che proviene dall’oggetto amato, ad un amore disinteressato, che è esso stesso gratificante.
In pratica la poesia stessa di venta strumento e fine di questa esperienza amorosa.
 

Schema

 

Vecchia materia

Nuova materia

 

Enunciatore

Dante

Dante

 

Interlocutore

Beatrice

Altre donne

 

Oggetto del discorso

Dante

Beatrice

 

Fine del discorso

Ottenere la ricompensa: il saluto

Appagarsi della lode di Beatrice

 

Modello

Amore interessato

Amore disinteressato

 
Lo Stile. La nuova materia esige un nuovo stile. All’amore disinteressato corrisponde uno stato d’animo pacificato, esente dai conflitti amore-dolore che caratterizza la lirica precedente, influenzata da Cavalcanti. Questo stato d’animo trova espressione nello stile «dolce». Con l’espressione «dolce stil novo», infatti, Dante si riferisce alla sua poesia, non a quella di Guinizzelli e Cavalcanti.
1)      Livello fonico. Evitati i suoi aspri e ridotti al minimo gli  scontri tra consonanti;
2)      Livello ritmico. Scorrevolezza: i versi sono raramente spezzati da pause; pochi enjambement; le combinazioni degli accenti sono tra le più consuete: 2-6-10; 4-8-10.
3)      Livello lessicale. Parole prevalentemente piane, rare le sdrucciole e le tronche. Registro medio: esclusi i termini rari, inconsueti, aulici, intensamente espressivi.
4)      Livello sintattico. Sintassi piana, priva di dure inversioni o periodi troppo complessi. Nulla a che vedere con Guittone. Ma anche Al cor gentil è più complessa.


 5)      Livello retorico. Assente l’ornamentazione lambiccata e astrusa. È frequenta la personificazione di Amore, ma è figura talmente diffusa in questo tipo di poesia, da non essere nemmeno percepita come tale. Si notano alcune metonimie: cielo per beati; Pietà per Dio; spene per oggetto di speranza. Rare le metafore: «agghiaccia», «pinto», «color di perle».

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