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Ciò che inferno non è di Alessandro D’Avenia


Castello di Tafuri
È l’immagine della copertina del libro, che fa da sfondo a tutta questa lezione (Leggi pag. 316)
L’autore
Sfatiamo un pregiudizio: “se uno è cattolico, non sa scrivere, e non capisce un c…o. Solo i comunisti o postsessantottini o anarchici sanno scrivere e capiscono tutto”. Ebbene, D’Avenia è cattolico, sa scrivere bene, e, cosa quasi inaudita, è intelligente.
Ho sentito una volta un accanito lettore, anche lui, come me, all’inizio un po’ scettico o prevenuto con Alex D’Avenia (il prof 2.0). anche lui dopo aver letto i suoi libri e dopo averlo incontrato/conosciuto ha dovuto ammettere che c’è della sostanza dietro un professore giovane, bello, amato, di successo. Qualcuno ha scritto, secondo me giustamente, che Alessandro è uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo.
Il titolo
Suggestione tratta da “Le città invisibili” di Italo Calvino, “Ciò che inferno non è” è, ad esempio, il Centro Padre Nostro di Don Pino Puglisi. Nel senso che l’inferno c’è, eccome, ed è qui sulla terra, ma proprio vicino all’inferno si può trovare qualcosa che non sia inferno (Leggi pag. 60-61, 114, 123, 155, e 163-165)
Erlebte rede di sapore verghiano
È presente il discorso indiretto libero che ci permette di immedesimarci nella mentalità dei ragazzi del “Brancaccio” quando ad esempio si introducono i personaggi mafiosi a pag. 22
Narrazione corale
Anche questa è di sapore verghiano. Ci riferiamo al fatto che gli avvenimenti non sono narrati in terza persona, o con gli occhi di un adulto, ma con gli occhi dei ragazzi, anzitutto di Federico, certamente, ma non solo, anche con gli occhi di Francesco, il ragazzino di 7 anni con una madre abbandonata, una ragazza-madre appunto, costretta a fare la prostituta.
Federico e Petrarca
Svolge da subito un ruolo importante. Il suo nome, soprattutto in corrispondenza con il nome del fratello maggiore Manfredi, evoca reminiscenze storico-medievali (la dominazione degli Svevi in Sicilia). Federico ama Petrarca, e numerosi sono i riferimenti petrarcheschi, a pag. 56, 57-58, 64, 72, 73, 120 e 155.
Arco di tempo
È più o meno lo spazio di un’estate, infatti va dai primi giorni di giugno (la scuola sta finendo) fino al settembre del 1993 (15 settembre 1993)
Voglia di denuncia
È quella che esprime Padre Pino Puglisi (lo chiamano 3P) deciso a rompere le scatole (leggi pag. 39) fino al rischio della vita come certi personaggi di Sciascia, “A testa alta” come recita il libro di Bianca Stancanelli su Don Puglisi, “Alla luce del sole” come è intitolato il film di Roberto Faenza dedicato a Don Puglisi. L’autore ricorda anche in coda il libro di Francesco Deliziosi “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso”. (leggi pag. 67-68 e pag. 317)
La mafia
Leggi pag. 43, 96-97, 130 (lo stravolgimento mafioso parodico del Padre Nostro)
Palermo
« Panormus conca aurea suos devorat alienos nutrit »
« Palermo conca d’oro divora i suoi e nutre gli stranieri »
(Iscrizione sul bordo della conca del Genio di Palazzo Pretorio)
Leggi pag. 34, e pag. 36 (la “parola” a Palermo)
Giovanni Falcone
Leggi pag. 49
Paolo Borsellino
La sua morte viene evocata alla pag. 221-222
Spazio e tempo
I mafiosi occupano lo spazio (il territorio), ma Don Puglisi è padrone di un’altra dimensione, quella del tempo. In questa prospettiva, alla lunga, lui la vince anche contro chi sembra vantare una vittoria immediata. Leggi pag. 68
I voti
Leggi pag. 69
L’amore
Che cos’è l’amore (leggi pag. 75-76, 154)
Sindrome di Petrarca
È quella di cui soffre il prof, che è un po’ bibliofilo. (leggi pag. 83)
Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij
Leggi pag. 84
Lavoro
Leggi pag. 85
Duomo di Monreale
Leggi pag. 86-87
Il calcio
Strumento di condivisione, di rispetto delle regole (leggi pag. 98)
Donne ferite
Sono molte in questo romanzo, come Serena figlio di un povero commerciante di mobili, minacciato dal giovane mafioso Nuccio, viene poi violentata da Nuccio, ma decide, anche su suggerimento di Don Pino, di non abortire il figlio della violenza.
o come Maria, la ragazza-madre costretta a prostituirsi per vivere e per sostentare il figlio Francesco
Bambini irretiti
Non è solo Francesco, ma anche Dario, di 10 anni, a subire il fascino della Mafia, per non parlare di Riccardo, che favorisce il pestaggio intimidatorio di Don Pino (ma Don Pino non si lascia intimidire, forandogli una ruota dell’autovettura e costringendolo così a ritornare a casa a piedi, dove poteva essere aggredito con più facilità. In questa condizione risalta invece la scelta di Federico, che decide di non andare in Inghilterra per una vacanza studio, facendo arrabbiare suo padre, che lo rinchiude in cameretta per punirlo.
Federico
Federico decide poi di prendere la chitarra del fratello Manfredi e di “prestarla” a Totò, il ragazzo del Brancaccio che ha velleità di diventare direttore d’orchestra. Totò è uno dei tre figli del Cacciatore, uno spietato mafioso che vede con sospetto la frequentazione del figlio del centro di Don Puglisi. Totò fa il “cantastorie” nello spettacolo teatrale su Orlandino, uno spettacoloin cui c’è una allusione implicita alla lotta dei ragazzi contro i traditori, come i mafiosi, impersonati nella storia da Gano di Maganza.
Politica
Leggi pag. 153-154
Indovinello veronese
Leggi pag. 169
Manfredi
È il fratello di Federico, ha una ragazza che si chiama Costanza (altra reminiscenza storico-medievale), all’inizio deride Federico per la sua scelta di andare a Brancaccio a dare una mano a Don Pino, poi però asseconda il fratello, perché litiga con Federico, ma gli vuole bene.
Libertà
Leggi pag. 269
Annunciata di Antonello da Messina
Leggi pag. 272
Andata al Calvario di Raffaello
Leggi pag. 314
Adorazione del Bambino
Leggi pag. 316
Sacrificio
È quello di Don Pino raccontato alla fine del romanzo (pag. 310)
Grazie lettore
Leggi a pag. 317
La sua lotta continua

leggi a pag. 317

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