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Bruto minore, Giacomo Leopardi - Canti, VI - parafrasi interlineare di Carlo Zacco


Canti

VI - Bruto Minore

1
Poi che divelta,
l'italica virtute
giacque
nella tracia polve,
ruina immensa;
Dopo essere stata sradicata,
la virtù italica
rimase abbandonata
sotto la polvere tracia,
e ciò fu gravissima disgrazia;

onde
il fato
prepara
alle valli d'Esperia verde
e al tiberino lido
il calpestio de' barbari cavalli
da questo momento
il destino
prepara
per l’Italia ancor giovane
e per Roma
le irruzioni dei barbari a cavallo

e chiama
dalle selve ignude
cui l'Orsa algida preme
i gotici brandi
a spezzar
le romane inclite mura;
e fa venire
dalle foreste spoglie
che il freddo del nord opprime
orde barbariche
ad abbattere
le illustri mura romane.

Sudato
e molle
di fraterno sangue
Bruto
per l'atra notte
in erma sede,
Fermo già di morir,
Sudato
e intriso
del sangue dei fratelli romani,
Bruto,
nella notte cupa,
in un luogo solitario,
ormai deciso a morire,

accusa
gl'inesorandi Numi
e l'averno,
e di feroci note
percote
invan,
la sonnolenta aura.
accusa
gli dei inesorabili del cielo
e dell’inferno,
e con dure parole
colpisce,
inutilmente,
l’aria avvolta nell’oscurità.

2
Stolta virtù,
le tue scole
son le cave nebbie,
i campi dell'inquiete larve,
e ti si volge a tergo
Miserabile virtù,
i luoghi in cui vieni allevata
sono vuote nebbie,
e campi popolati da fantasmi,
e dietro di te cammina

il pentimento.
A voi,
marmorei numi
(Se numi
avete albergo in Flegetonte o su le nubi)
il pentimento.
Per voi,
dei insensibili come il marmo
(sempre se divinità
risiedono davvero sottoterra o in cielo),

a voi
è ludibrio e scherno
la prole infelice,
a cui templi chiedeste
e frodolenta legge
per voi
è oggetto di scherno
l’umanità infelice,
alla quale avete chiesto templi
e che la vostra legge ingannevole

insulta al mortale.
Dunque,
tanto
la terrena pietà
commove i celesti odii?
Dunque, Giove,
siedi
oltraggia l’uomo.
Ebbene,
a tal punto
lo zelo religioso degli uomini
suscita l’ira degli dei?
Quindi tu, Giove
siedi

a tutela degli empi?
e quando
esulta
per l'aere
il nembo,
e quando
spingi
il tuon rapido,
stringi
a tutela dei cattivi?
quando
si solleva
nel cielo
un temporale,
o quando
lanci
i tuoi rapidi fulmini,
scagli

ne' giusti e pii
la sacra fiamma?   
contro i buoni e giusti
la tua sacra folgore?

3
Il destino
invitto
e la ferrata
necessità
preme
gl'infermi
schiavi di morte:
Il destino
che nessuno può vincere
e la ferrea
necessità
opprimono
gli uomini deboli
e soggetti alla morte:

e se a cessar non vale
gli oltraggi lor,
il plebeo
si consola
de' danni
e se non è in grado di liberarsi
dai loro abusi,
l’uomo vile
cerca ragioni di conforto
contro i danni

necessarii.
Men duro è
il male
che riparo non ha?
che necessariamente essi procurano.
E’ forse meno insopportabile
un male
per cui non ci si può riparare (nella rassegnaz.)?

Chi
di speranza è nudo
dolor non sente?
O fato indegno,
il prode
di cedere inesperto

Forse chi
è privo della speranza
sente meno dolore?
O destino ignobile,
l’uomo valoroso
incapace di cedere


teco guerreggia guerra
mortale,
eterna.
E si pompeggia,
scrollando,
indomito,
muove contro di te una guerra
mortale,
eterna.
E fa mostra di se stesso,
allontanando da sé,
indomabile,

la tiranna tua destra
allor che
il grava vincitrice,
quando nell'alto lato
intride

la tua tiranna mano
se questa
lo opprime dopo averlo vinto,
quando nel profondo fianco
bagna col proprio sangue


l'amaro ferro
e maligno alle nere ombre sorride.


la dolorosa spada
e crudelmente  sorride alla notte.



4
Spiace agli Dei
chi violento irrompe
nel Tartaro.
Ne' molli eterni petti
non fora
Gli dei condannano
chi irrompe violentemente
nel mondo dei morti.
Ma nei cuori ammolliti degli dei
non si troverebbe

tanto valor.
Forse il cielo
pose
i travagli nostri
e forse i casi acerbi
e gl'infelici affetti

un tale coraggio.
Forse la divinità
ha destinato
le notre sofferenze
e gli eventi dolorosi
e le infelicità


giocondo spettacol
agli ozi suoi?
Natura,
Reina un tempo e Diva,
non prescrisse
a noi

come un allegro spettacolo
per i suoi passatempi?
La natura,
un tempo padrona e dea
non assegnò
a noi


etade
fra sciagure
e colpe
ma libera ne' boschi e pura.
Or poi ch(e) empio costume

una vita
fatta di sofferenze
e colpe
ma felice per i boschi e incontaminata.
Ma ora che l’insano modo di vivere

sparse a terra
i regni beati,
e addisse
il viver macro
ad altre leggi,
quando Virile alma
distrusse
i regni della natura,
e assegnò
una vita miserevole
a leggi diverse,
nel caso in cui l’anima prode
                     

ricusa
gl'infausti giorni,
riede natura
e accusa
il non suo dardo?
rifiuta
una vita insopportabile,
forse la natura ritorna
e denuncia
una morte non causata da lei?

5
La tarda età
adduce serena
le fortunate belve
al passo
non previsto,
di colpa ignare

L’età avanzata
conduce serenamente
le bestie fortunate
a una morte
che non possono prevedere,
prive di colpe


e de' lor proprii danni.
Ma se affanno
lor suadesse
spezzar la fronte
ne' rudi tronchi,
e inconsapevoli delle proprie sventure.
Ma se il tormento
li persuadesse
a fracassarsi la la testa
su duri tronchi,

o dare
al vento
le membra
precipiti da montano sasso,           
al misero desio
nulla legge arcana
o consegnare
al vento
il proprio corpo
gettandosi da una rupe,
a questo infelice proposito
nessuna legge misteriosa

o tenebroso ingegno
farebbe contesa.
Fra quante stirpi
il cielo avvivò
a voi soli fra tutte,

o complicata elucubrazione
porrebbero alcun ostacolo.
Tra  tutte le specie
a cui il cielo dette vita
solo a voi fra tutte,


Figli di Prometeo
la vita increbbe;
a voi soli,
o miseri,
se il fato
ignavo pende
a voi
Giove contende
figli di Prometeo
la vita venne in odio;
solo a voi,
o sfortunati
se la morte
tarda a venire
a voi
Giove nega

le morte ripe.
i fiumi infernali.

6
E tu
candida luna
sorgi
dal mar
cui nostro sangue
irriga,
e esplori
l'inquieta notte
e la campagna
E tu
bianca luna
sorgi
dal mare
che i l nostro sangue
tinge,
e contempli
la notte agitata
e il campo di batt

funesta
all'ausonio valor.
Il vincitor
calpesta
petti
cognati,
i poggi
fremono,
dalle somme vette
mortale
per la virtù italica.
Il vincitore
schiaccia
i corpi
dei fratelli,
i colli
tremano,
dalle alte cime

Roma
antica ruina;
Tu sei
sì placida?
Tu vedesti
nascente
la prole lavinia
e gli anni lieti
Roma
antica crolla;
Tu resti
così indifferente?
Tu ha visto
nascere
la stirpe ri Roma
e i tempi gloriosi

e (gl)i allori
memorandi;
E tu
tacita
verserai
l’immutato raggio
su l'alpe
e i trionfi
memorabili;
E tu stessa
in silenzio
continuerai a rivolgere
il raggio immutato
sui valichi alpini

quando
quella solinga sede
rintronerà
sotto barbaro piede
ne' danni
del servo italo nome
quando
questa sede solitaria
tornerà
ad essere percorsa dai barbati
a danno
del popolo italiano asservito

7
Ecco
e la fera e l'augello
tra nudi sassi o in verde ramo
gravido il petto
del consueto obblio
ignora
Ecco che
le belve e gli uccelli
tra le rupi o tra le piante
con il petto gravato
dal consueto sonno
ignorano

l'alta ruina
e le mutate
sorti del mondo:
e come prima
il tetto
del villanello industre
la profonda rovina (di Roma)
e il mutato
destinodel mondo:
e non appena
la casa
del contadino laborioso

rosseggerà
al mattutino canto,
quel
desterà le valli
e quella
agiterà
per le balze
si scalderà al sole
al canto mattutino,
l’uccello
sveglierà le vali,
e la fiera
darà la caccia
per i pendii

l'inferma plebe
delle minori belve.
Oh casi!
oh gener vano!
siam
parte abbietta
la debole moltitudine
delle bestie minori.
Oh che destini!
oh che umanità insensato!
siamo
parte spregevole

delle cose;
e nostra sciagura
non turbò
le tinte glebe
non gli ululati spechi,
delle cose;
e la nostra disgrazia
non agitò
le zolle intrise del nostro sangue
né gli antri che echeggiano lamenti

né umana cura
scolorò le stelle.
né il dolore umano
fece mai oscurare il sole.

8
Io non appello
i sordi regi
d'Olimpo o di Cocito
o la terra indegna,
e moribondo
non la notte;
Io non invoco
gli indifferenti re
del cielo o dell’inferno
o la terra ignobile,
e deciso a morire
non (invoco) la notte;

non te,
futura età
conscia
ultimo raggio dell'atra morte.
Singulti
di caterva vil
e nememno te
posterità
consapevole (di questa disfatta)
e ultima speranza della nera morte.
i pianti
di una turba vile

placàr
avello sdegnoso,
ornàr
parole e doni?
I tempi
precipitano
placarono mai
la tomba di un uomo  sdegnoso
o furono di ornamento
le parole e le offerte?
I tempi
precipitano


in peggio,
e l'onor
d'egregie menti
e la vendetta suprema de' miseri
mal s'affida
in peggio,
e il fatto di onorare
di uomini virtuosi
e il loro riscattodopo la morte,
inutilmente è affidato

a putridi nepoti.
Roti le penne a me dintorno
il bruno augello avido;
prema la fera
e il nembo
tratti
e discendenti corrotti.
Mi voli pure intorno
l’avido uccello nero;
calpesti la bestia
e la tempesta
agiti

l'ignota spoglia;
e l'aura
accoglia
il nome e la memoria.
il miocadavere insepolto;
e il vento
ne disperda
il nome e il ricordo.


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