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Per una cultura della legalità a scuola - di Laura Alberico

"E' bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una sola volta" ( P. Borsellino).
Il ricordo dei giudici Borsellino e Falcone uccisi dalla mafia, le loro parole che evocavano pericoli imminenti per la sicurezza del nostro paese sono memorie di un passato ancora troppo vivo e reale, ferite aperte su un panorama della legalità purtroppo sempre gravido di omertà e connivenze.
Sulle loro spalle il peso della giustizia vissuta con semplicità e coerenza, fede e rispetto della legalità sulla quale lo stato fonda il dettato costituzionale. " E' normale che ci sia la paura, l'importante che sia accompagnata dal coraggio" ( Borsellino); " Il coraggio e' convivere con la propria paura" ( Falcone ). L'umanità che traspare da queste parole ha il sapore amaro della verità che vuole farsi strada a qualunque costo, la vita stessa al servizio di un ideale da raggiungere per infrangere ingiustizie e sopraffazioni. La cultura della legalità e' oggi il perno attorno al quale le vicende politiche, amministrative e sociali dibattono e propagandano insistentemente appelli e richieste istituzionali. Forse troppe parole per dare corpo a una politica del sociale ormai priva di credibilità e sicurezza soprattutto per i giovani che mancano di certezze e di progettualità per il futuro. Insegnare la legalità a scuola e' un tema delicato perché i cattivi esempi rappresentano la quotidianità della vita reale, ma a questo servono il coraggio e il desiderio di verità, il ricordo costante e sempre attuale di chi ha creduto nel cambiamento della società e degli uomini che la rappresentano.

Laura Alberico

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