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Valutiamo il sottosegretario del Miur Davide Faraone - di Enrico Maranzana

La proposta di Davide Faraone “I ragazzi valuteranno gli insegnanti” avrebbe consistenza logica solamente se le responsabilità dei docenti fossero esplicitate. La sua corretta e razionale formulazione è: “I ragazzi valuteranno il lavoro degli insegnanti in base ai documenti di progettazione educativa, di progettazione formativa, di progettazione dell’istruzione”, “sostanza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche”.
Due visioni dell’istituzione scuola contrapposte, sintetizzabili con i concetti “valutazione” e “controllo” .
Il primo termine qualifica l’orientamento del governo, il secondo caratterizza il pensiero del legislatore.
Alla soggettività, alle scale valoriali, all’organizzazione gerarchia, alla parcellizzazione del servizio si contrappongono l’oggettività, la capitalizzazione degli scostamenti obiettivi programmati risultati conseguiti, l’assunzione collegiale delle responsabilità progettuali, la visione sistemica.
Da un lato un’idea di scuola fondata sull’insegnamento disciplinare, dall’altro lato un sistema orientato “all’apprendimento, che assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea”.   Per approfondire il tema si veda in rete “Meritocrazie e scuola: una superficialità incredibile!”

La proposta di Davide Faraone è una tipica tecnica della customer satisfaction, appagamento rilevato per mezzo di questionari compilati dai soggetti destinatari degli output aziendali.
 Una scelta che rende manifesta una visione annebbiata delle dinamiche di governo del “Sistema educativo di istruzione e di formazione”.
Non esiste complesso organizzato che non abbia consegnato ai propri dipendenti un mansionario: la scuola fa eccezione.
Non esiste complesso organizzato che non consideri la valutazione come stato conclusivo di un processo progettuale, nodo che si sostanzia nel soppesare lo scostamento esistente tra gli obiettivi programmati e i risultati conseguiti. La scuola fa eccezione.
Non esiste complesso organizzato che non abbia definito la propria struttura decisionale ricorrendo ai dettami delle scienze dell’amministrazione. La scuola, indipendentemente dalla dimensione del problema educativo e sorda alla voce del legislatore vive nel passato, abbarbicata all’obsoleto, inadeguato e inefficace modello gerarchico-lineare, abbracciato dal vice-ministro.

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