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L’etica della comunicazione - di Laura Alberico

Una vita povera quella in cui si consuma tutto soprattutto i sentimenti e le emozioni. Si consumano parole velate di moralità e pregiudizio, di comprensione e di immedesimazione per confondere e anestetizzare verità e debolezze di una società al limite del collasso.
Opinionisti in prima fila a confondere le acque, a spiegare i dubbi dell’animo con benevolenza ed empatia, ad indicare le strade possibili per risorgere dalla condizione di perdente. I mass-media ci spiegano la vita, sostituti di genitori assenti e preoccupati solo di schivare il senso di colpa di non essere presenti quando è necessario e fondamentale per restituire il senso del dovere e della liceità, il significato valoriale dei sentimenti, quel bagaglio trascurato e impolverato che non riesce più a decollare perchè con il tempo è diventato un serbatoio contaminato dalla presenza di imbonitori più o meno occulti. Non c’è etica nel consumismo soprattutto se il corpo e la mente, facce di una stessa medaglia che fatica a ricomporsi, diventano antagonisti, se il pensiero critico  non può arricchirsi di creatività ed entusiasmo sostenendo e difendendo una scelta di vita che abbia un fine ed un significato.
Assistiamo ormai da diversi anni al lento deterioramento del tessuto sociale, delle relazioni familiari nelle quali la violenza spesso non è manifesta ma implode e viene alla luce in fenomeni estremi coinvolgendo quasi sempre le persone più deboli come le donne e i minori. In questo contesto la comunicazione riveste un ruolo molto importante perché può orientare comportamenti, opinioni, indirizzandoli verso la riflessione critica e sul discernimento di cosa è bene o male. L’etica della comunicazione rappresenta il filtro di una conoscenza  capace di individuare e potenziare  gli strumenti cognitivi che ognuno possiede, in modo da accogliere e orientare    nel modo migliore la vita, senza consumarla come un prodotto già confezionato e pronto all’uso. Il premio Nobel Aung San Suu Kyi afferma che comunicare in modo efficace significa ispirarsi ai valori quali: consapevolezza, responsabilità, rispetto. Su queste basi è possibile invertire la rotta, ripartire dal  “cogito ergo sum”, filosofia del pensiero libero dai condizionamenti, che in  una società parcellizzata può contrastare l’individualismo crescente, una pericolosa  involuzione che  tende a disperdere i valori della collettività e delle relazioni sociali.
Laura Alberico

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