Il bilancio di fine anno - di Laura Alberico

Gli addetti all'educazione non si intendono di attivo e passivo, i numeri servono solo a quantificare e a circoscrivere eventi e fenomeni senza indicare cause ed effetti di un processo che, in ambito didattico, rappresenta l'unico e più importante strumento di analisi e di interpretazione.
In questo contesto, a maggior ragione, si parla di valutazione e non di misurazione. L'abolizione dei giudizi, con il ritorno ai voti numerici, ha permesso all'utenza scolastica ( alunni, genitori) una migliore comprensione del livello cognitivo raggiunto senza tuttavia spiegare, come e perché il voto lo rappresenti. Per questo motivo, forse, diversi docenti si vedono intrappolati in asettiche medie aritmetiche che non riescono a rappresentare l'arco di un processo educativo molto più complesso e dinamico,  che procede  per tentativi, errori e  risultati spesso poco incoraggianti e deludenti. E proprio da questi nasce il desiderio di rimettersi in gioco, la spinta a percorrere strade diverse per arrivare al cuore del problema, quando la motivazione, l'interesse degli alunni  appare come un terreno arido e incolto. Il bilancio di fine anno non deve diventare un atto di forza o di propaganda, di rinunce e sottomissione che dichiara vincitori e vinti. L'impegno educativo richiede tempo, coraggio e una buona dose di ottimismo, necessario in un clima generale che inquina pensieri, idee, progetti per il futuro. Il bilancio di fine anno e' una riflessione silenziosa, una correzione, una verifica e, almeno in questo caso,  senza voti.

Commenti