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Papa Francesco ama la scuola - di Enrico Maranzana

“Io amo la scuola, io l’ho amata da alunno, da studente e da insegnante. E poi da Vescovo”, ha detto Papa Francesco. L’espressione dell’amore per la scuola è la professionalità.  “ E poi amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello”,  ha continuato il santo padre.
Il professionista, dopo aver identificato gli obiettivi che realizzano la finalità, analizza il sistema di regole in cui l’istituzione è immersa  per soppesarne la coerenza. La VERITA’ è da ricercare: le occasioni di apprendimento che la scuola deve offrire ai giovani li immergeranno in situazione idonee alla promozione della loro razionalità. Il BENE lo si proporrà con l’esempio e lo si coltiverà temprando la volontà degli studenti. Il “sentire” è la via maestra, non verbale, verso il BELLO. Se leggiamo l’art. 2 della legge 53/2003 possiamo rilevare come l’introduzione del concetto di SISTEMA implichi l’unitarietà della progettazione educativa e  ne valorizzi le sinergie perché “Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni”. Costateremo come il VERO e il BENE siano il  fondamento delle disposizioni espresse alle lettera a) e b).  Per cui, vista la scuola in atto, si può asserire che per "non lasciarsi rubare l’amore per la scuola" non ci si può fermare alla sola dichiarazione: si deve procedere con coraggio, identificare i detrattori,  abbattere le barricate che ne impediscono l’espressione.

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5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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