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La schiavitù della droga - di Laura Alberico

Ci sono catene invisibili che frantumano affetti e legami, giovani fragili che perdono in un solo momento i riferimenti sicuri di una vita normale in cui è possibile riconoscersi ed accogliere gioie e piccole sconfitte della quotidianità.
La vita di provincia sembra esplodere in pezzi di solitudine infinita, ora che il dramma della violenza estrema si è consumata sulla strada buia di un tunnel senza via di uscita. Consumarsi e consumare, vivere o sopravvivere ignorando il groviglio dei pensieri che chiedono di essere ascoltati. Parole non dette e ora troppi interrogativi per acquietare la coscienza collettiva, quel contenitore spesso ricolmo di frasi fatte e di pregiudizi, di senso comune e univoca razionalità. La solitudine non ha un nome ne' un volto, cammina dentro e accanto a noi nella vita di sempre, e' una maschera che inganna la volontà e i desideri, lo specchio egoistico che distilla dolore e chiude
per sempre le porte al futuro. La schiavitù della droga sviluppa radici profonde, e' un'erba infestante che impedisce la crescita del pensiero libero e consapevole, del rispetto della vita e del suo significato. E di fronte alle parole di Lorenzo ( " ho paura") in fuga dopo il triplice omicidio e' doverosa la " pietas", quel sentimento che gli antichi romani conoscevano e coltivavano e che indica il valore intrinseco dell'umana condizione. Il  dolore e la perdita sono le nuove catene con le quali convivere, il riscatto di una gioventù che non ha conosciuto ne' conoscerà mai la vera libertà.

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5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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