La schiavitù della droga - di Laura Alberico

Ci sono catene invisibili che frantumano affetti e legami, giovani fragili che perdono in un solo momento i riferimenti sicuri di una vita normale in cui è possibile riconoscersi ed accogliere gioie e piccole sconfitte della quotidianità.
La vita di provincia sembra esplodere in pezzi di solitudine infinita, ora che il dramma della violenza estrema si è consumata sulla strada buia di un tunnel senza via di uscita. Consumarsi e consumare, vivere o sopravvivere ignorando il groviglio dei pensieri che chiedono di essere ascoltati. Parole non dette e ora troppi interrogativi per acquietare la coscienza collettiva, quel contenitore spesso ricolmo di frasi fatte e di pregiudizi, di senso comune e univoca razionalità. La solitudine non ha un nome ne' un volto, cammina dentro e accanto a noi nella vita di sempre, e' una maschera che inganna la volontà e i desideri, lo specchio egoistico che distilla dolore e chiude
per sempre le porte al futuro. La schiavitù della droga sviluppa radici profonde, e' un'erba infestante che impedisce la crescita del pensiero libero e consapevole, del rispetto della vita e del suo significato. E di fronte alle parole di Lorenzo ( " ho paura") in fuga dopo il triplice omicidio e' doverosa la " pietas", quel sentimento che gli antichi romani conoscevano e coltivavano e che indica il valore intrinseco dell'umana condizione. Il  dolore e la perdita sono le nuove catene con le quali convivere, il riscatto di una gioventù che non ha conosciuto ne' conoscerà mai la vera libertà.

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