La libertà delle parole - di Laura Alberico

“ La filosofia non serve a nulla, dirai, ma sappi che proprio perché priva del legame di schiavitù è il sapere più nobile” ( Aristotele)
Partendo da questo inciso mi soffermo sul libro di Andrea Bajani  : “La scuola non serve a niente”.
Una frase che potrebbe sconvolgere gli schemi precostituiti se non fosse analizzata in un contesto appropriato dove la provocazione solleva interrogativi sulla funzione e la validità delle istituzioni in un periodo storico confuso e privo di saldi riferimenti. Per lo stesso autore il verbo “servire” si configura come logica dell’utilità, strumento concreto per raggiungere un determinato scopo; meglio sarebbe mettere in evidenza il termine “ coltivare” che indica capacità di prendersi cura degli alunni  in un ambiente di aggregazione e di comunità come la scuola. Quello che manca è la sinergia di lavoro che possa avvicinare i docenti agli alunni, un rinnovamento strutturale e pedagogico che possa colmare il “fossato” che divide gli uni dagli altri e nel quale si stratificano conformismi e false ideologie. Le tante riforme non hanno prodotto risultati incoraggianti, troppa burocrazia che testimonia ancora una struttura debole e poco aderente alla realtà, alla vita e ai desideri dei giovani. Come spiega lo psicoanalista Recalcati oggi c’è un grande desiderio di paternità, di restituzione alle origini dei sentimenti e delle emozioni ( “ L’unica cosa che può fare un insegnante, di fronte al discredito collettivo, è dare testimonianza di sé, plasmando l’istruzione con entusiasmo e metodi concreti, alternativi alla tradizione”). Un richiamo allo Stato del quale l’insegnante è parte integrante e che ha il compito di restituirgli l’autorità che gli è dovuta per legittimare la funzione educativa, oggi poco considerata o addirittura screditata da molti. Come dice Andrea Bajani “ oggi abbiamo bisogno di una scuola che faccia uscire i ragazzi con la capacità di immaginare un mondo diverso da quello che hanno consegnato loro, e non solo essere bravi ad inserirsi dentro caselle già disegnate”. E le parole testimoniano il desiderio di libertà e di comunicazione, di informazione e di trasmissione, in una sola parola, di cultura.
Laura Alberico

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