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Il realismo magico di Marquez - di Laura Alberico

Non mancavano tanti  ai cento, gli anni che hanno reso famoso G. Garcia Marquez, ma come racconta il suo libro il tempo è ciclico e si rinnova negli uomini plasmando gli avvenimenti e le storie come creazioni di idee e di pensieri, legami e sentimenti, trame di un tessuto sempre vivo e immortale. Realtà e fantasia non sono poi così distanti se la forza delle parole riesce ad evocare ricordi passati in un ritmo al quale la magia ha conferito il senso e il significato della universalità.
Ci sono tanti modi per ricordare Marquez ma come scrive M. Yourcenar nel libro “Memorie di Adriano”: “ la parola scritta mi ha insegnato ad ascoltare la voce umana, presso a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue mi hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini”. Su queste parole ricordiamo quelle  Marquez  “ Non c’è atto di libertà individuale più splendido che sedermi e inventare il mondo davanti a una macchina da scrivere”; “La memoria del cuore elimina i ricordi brutti ed esalta quelli belli, e grazie a questo artificio riusciamo a sopportare il passato”; “ Gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma la vita li costringe ancora molte volte a partorirsi da sé” e ancora “ Non si muore quando si deve, ma quando si può”. Queste frasi sono la testimonianza che il tempo, gli uomini, i sentimenti, la libertà non sono concetti astratti se le storie personali e familiari diventano tessere di un mosaico variegato, una tela di Penelope che viene continuamente distrutta e di nuovo ritessuta. La  morte non è un fatto terreno ma un sentimento di calma e di  abbandono, una occasione per ritrovarsi e rinnovarsi nel tempo che scorre cancellando il dolore  per  unire il presente al passato,  la memoria delle cose e degli uomini che le hanno amate.

Laura Alberico

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