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Il piacere di comunicare - di Rory Previti

Chi non ha mai fatto l’occhiolino, chi non ha mai gesticolato, chi non ha fatto più volte un gesto d’intesa? Chi non parla, chi non scrive,chi non usa i media per comunicare? La comunicazione è fondamentale per darci un’identità, per rassicurarci sul fatto che esistiamo, che siamo tenuti in considerazione, che non siamo né isolati né invisibili.
Anche un semplice gesto di saluto può farci sentire parte di una rete di relazioni che vanno dalla semplice conoscenza, all’amicizia, all’amore, una rete di relazioni che continuiamo a tessere per tutto l’arco della vita comunicando con gli altri. Comunicare facilita  lo sviluppo e l’affinamento del linguaggio, rafforza ed incrementa il pensiero mentre consolida la capacità di interazione.
Il gesto nasce prima della parola, recenti ricerche di neurofisiologia dimostrano che il linguaggio umano si è evoluto per mezzo dell’informazione trasmessa con i gesti e a capire e decodificare l’informazione sarebbero stati e sarebbero ancora oggi i neuroni a specchio. I neuroni a specchio sono stati identificati verso la metà degli anni '90 da Giacomo Rizzolati e colleghi, presso il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma.  Nel corso di ricerche condotte sui macachi, i ricercatori osservarono che alcuni gruppi di neuroni si attivavano mentre venivano compiute certe azioni. Apprendere dal comportamento degli altri e poi ripeterlo in una sorta di copia-incolla cerebrale favorisce lo stabilirsi di relazioni. Anche nell’uomo ci sono sistemi neuronali simili e pare che si trovino pure nelle aree deputate alla produzione del linguaggio. Probabilmente i neuroni a specchio servono a capire le azioni delle altre persone e, in tal senso, permetterebbero l’apprendimento per imitazione.  Quando osserviamo qualcuno compiere una certa azione si attivano nel nostro cervello  quegli stessi neuroni che si attivano se quell’azione la compiamo noi stessi. Osserviamo, apprendiamo, imitiamo, riconosciamo negli altri gli stessi nostri comportamenti appresi in precedenza, per imitazione, e  sono sempre gli stessi neuroni ad essere  coinvolti. In ultima analisi la nostra capacità di relazionarci e comunicare con gli altri presuppone il preventivo apprendimento di gesti, comportamenti e parole e questo apprendimento è mediato da questi neuroni molto speciali. Ma prima del gesto comunicativo, prima del linguaggio, c’è il pensiero.
 Il pensiero esiste già nel grembo materno, ma perché diventi parola è necessario che nel bambino si strutturi progressivamente il linguaggio, che, come dice Vygoskij*, si mette al servizio del pensiero mediandone elaborazione, comprensione e capacità di comunicazione. Ma cos’è il linguaggio? Come possiamo definirlo?
Il linguaggio è un sistema di segni sonori utilizzato in una data società per la comunicazione a distanza tra tutti gli individui che usano lo stesso codice linguistico.
 Le scimmie si toccano, i cani e i gatti si annusano, gli uomini si toccano, si danno la mano, ma soprattutto si parlano. La comunicazione non è soltanto verbale, ma coinvolge anche aspetti sociali come il comportamento. Tra animali si possono stabilire forme di comunicazione acustica ( anche per mezzo di ultrasuoni ), tattile, chimica, termica ed elettrica. Si può affermare che tutti gli animali, dagli insetti ai mammiferi, comunicano tra loro mediante movimenti, secrezione di sostanze o emissione di suoni. Anche l’uomo dispone di questi mezzi, ma ad essi aggiunge il linguaggio.
La comunicazione tramite il linguaggio si articola, sul piano psicologico, su quattro livelli: uno esplicito, uno implicito, uno subliminale e uno motivazionale o psichico profondo. Il livello esplicito è quello più formale, regolato da grammatica, sintassi, lessico. Il livello implicito aggiunge la carica affettiva alla base grammaticale e sintattica: è espresso dalla tonalità della voce, la parola si colora emotivamente e il messaggio arriva al cuore di chi ascolta. Il livello subliminale dipende da ciò che il soggetto mostra, pur senza volerlo: la sua postura, la mimica facciale, lo sguardo, il sorriso. E’ la parte del messaggio più difficile da controllare. Il livello motivazionale o psichico profondo genera il bisogno di emettere il messaggio e lo carica di aspettative e di problematicità. Questo livello rimane oscuro a chi riceve il messaggio: a volte viene svelato dai lapsus. Ciò che un individuo afferma può essere modificato o inficiato dal tono di voce o dal comportamento o da tutti e due.
Comunicare usando le parole rimane sempre  comunque un piacere, ma non sempre le usiamo nel modo migliore.
Le parole sono pietre, per dirla con Carlo Levi, e non bisogna dimenticarlo quando l’ira, la disperazione, il desiderio di autodifesa ci spingono ad usarle senza freni, lasciando però ferite permanenti nell’interlocutore, ferite dell’anima che non guariscono facilmente come quelle del corpo.
*Lev Vygotskij ( 1990 ) “ Pensiero e linguaggio “ Ed. Laterza

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