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Tutti gli asili nido ai privati. Si risparmia, si abbassano le rette, funzionano. Modello Vimercate, dove il sindaco è del Pd

Intervista al primo cittadino del paese brianzolo che ha dato l'’ultimo degli asili comunali in gestione a un privato. E così ha trovato i fondi per dare una mano anche alle famiglie più bisognose.
Solo asili nido privati per garantire il pieno diritto all’educazione dei bambini di un’intero Comune, facendo così risparmiare la collettività. È successo a Vimercate, in provincia di Monza e Brianza, dove il sindaco Pd Paolo Brambilla e la sua giunta, per evitare di sprecare quasi 200 mila euro l’anno, hanno privatizzato l’unico dei sei asili nido del territorio che ancora era direttamente gestito dal Comune. Ora, dunque, a Vimercate ci sono solo asili nido privati, di cui tre lo sono sempre stati, mentre gli altri tre sono gestiti da soggetti privati in strutture comunali.
CESSIONE DI RAMO D’AZIENDA. La privatizzazione dell’ultimo asilo comunale, di cui ha dato notizia il Corriere della Sera edizione Milano lo scorso 11 marzo, in realtà, risale a inizio 2013, quando, con un bando, è stata portata a termine la cessione. Proprio come una normalissima «cessione di ramo d’azienda», racconta a tempi.it il sindaco Brambilla. Una cessione che si era ormai resa necessaria, perché per il Comune non era più possibile sostenere l’opera, essendo che «a fronte di rette calmierate comprese tra i 100 e i 630 euro mensili, il costo dell’alunno per il nido era, e tuttora è, superiore ai mille euro». Uno squilibrio che ha causato un «passivo di 480 mila euro l’anno scorso per farlo funzionare». E che non poteva essere più sostenibile per le finanze comunali.
Così l’asilo, che serve 55 bambini e ha una capienza massima di 60-65 alunni è stato privatizzato. Con un bando si è affidata la gestione a un privato, mentre «i muri restano di proprietà del comune», prosegue il sindaco, «proprio come già succede per altri due asili in strutture comunali vimercatesi, uno aperto in un’ex scuola e un altro in un’ex farmacia». Ma ciò che conta è che il Comune di Vimercate, con i suoi sei asili nido, così continua a «garantire ancora oggi circa 200 posti nido l’anno, in linea con gli standard europei che chiedono la copertura di un terzo dei bambini in età compresa tra 1 e 3 anni». Solo che in più lo fa risparmiando circa 200 mila euro l’anno.
RISPARMIATI 180 MILA EURO. Come spiega a tempi.it il sindaco, ora non è più di 480 mila euro la spesa del Comune per l’asilo. Ma, «150 mila euro li mettiamo per sostenere l’accesso al nido per le famiglie in difficoltà, facendo in modo che possano comunque pagare una retta compresa tra i 100 e i 630 euro al mese» e non di 700 euro o più come può essere negli altri asili nido nati privati. E ricorda che «le 53  domande pervenute sono state soddisfatte tutte nella forma graduale prevista». Mentre «una cifra analoga la mettiamo per garantire il livello di retribuzione degli ex dipendenti comunali che prima lavoravano come dipendenti pubblici e ora sono passati alla gestione privata».
A tempi.it il sindaco spiega che c’è stata una trattativa coi sindacati e le parti, perché il privato che ora ha in gestione l’asilo non avrebbe potuto garantire ai dipendenti ex comunali lo stesso stipendio che prendevano nello Stato. Così la giunta, pur di portare a termine l’operazione, ha deciso di garantire la differenza. Perseguendo l’obiettivo di un risparmio per le casse comunali e al tempo stesso quello di garantire il diritto all’educazione dei bambini. Senza scontentare gli ex dipendenti pubblici.
PIÙ SERVIZI PER I CITTADINI. Con i 180 mila euro risparmiati la giunta Brambilla ha potuto finanziare ulteriori progetti di diritto allo studio o supporto ad attività scolastiche, come per esempio il trasporto pubblico, interventi di manutenzione e ristrutturazione nelle scuole e di supporto ad alunni disabili. Ma ha anche aiutato con un contributo straordinario una scuola materna gestita da suore nella frazione di Velasca a non chiudere, impedendo che quella porzione di territorio non venisse così più coperta dal servizio.
Matteo Rigamonti
Tempi, 18 marzo 2014

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