Passa ai contenuti principali

La candidatura di Roberto Vecchioni al Nobel per la letteratura - di Laura Alberico

Chi ama la sua musica, le sue canzoni, la sua poesia non si sorprende. Giusta candidatura del professore che traduce in musica la bellezza incontaminata dei veri sentimenti e li porge a tutti con l'umiltà dei grandi interpreti, quelli che riescono ad arrivare al cuore, all'anima e alla mente delle persone lasciando sempre le tracce di una storia universale in cui forma e contenuto esprimono lo stupore e la meraviglia del pensiero artistico.
Perché l'arte si manifesta quando si diventa portavoce del proprio tempo, cogliendo da esso le asperità di percorsi di vita non lineari ma anche la gioia e la serenità che scaturiscono dalla consapevolezza del donarsi agli altri, in modo semplice ma intimo e profondo. Il merito di Vecchioni e' quello di interpretare la realtà senza dimenticare la saggezza e gli insegnamenti del passato, classicità e modernità che non sembrano così lontane perché i sentimenti non sono mai cambiati e le parole e la musica possono coniugare a pieno titolo il diritto di questo riconoscimento. L'ultima sua produzione artistica ha un titolo significativo: " Io non appartengo più" ( come lo stesso Vecchioni dice " un soliloquio davanti alla fine e sul senso di non appartenenza al mondo contemporaneo"). Un richiamo ad essere sempre se stessi anche se il mondo corre troppo in fretta sui binari della superficialità  e dell'omologazione. La " non appartenenza " significa credere ancora  che l'uomo sia l'ago della bilancia di eventi critici, personali e sociali, in cui tutti siamo chiamati a mostrare il nostro lato migliore

" Io non appartengo al tempo del delirio digitale,
  del pensiero orizzontale, di democrazia totale.
  Appartengo a un altro tempo scritto sopra le mie dita,
  con i segni di chitarra che mi rigano la vita.
  Io l'ho vista la bellezza e ce l'ho stampata in cuore,
  imbranata giovinezza a ogni antico nuovo amore"

Laura Alberico

Commenti

Post popolari in questo blog

Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

Zefiro torna, sonetto 310 del Canzoniere di Francesco Petrarca - di Carlo Zacco

Struttura. È nettamente diviso in due parti: quartine (parte euforica), terzine (parte disforica).  - Nelle quartine il poeta celebra entusiasticamente il ritorno della primavera, e il modificarsi di vari elementi naturali: clima, piante, animali, disposizioni dei pianeti, gli elementi fondamentali;  - Nelle terzine invece mette in contrasto il paesaggio appena descritto col proprio stato d’animo: al ritorno della primavera, ritorna anche il dolore provato da Petrarca pensando sia al giorno dell’innamoramento, sia al giorno della morte dell’amata, avvenuta il 6 Aprile, in primavera appunto.
Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena, e i fiori et l'erbe, sua dolce famiglia, et garrirProgne et pianger Philomena, et primavera candida et vermiglia.    Ridono i prati, e 'l ciel si rasserena;Giove s'allegra di mirar sua figlia; l'aria et l'acqua et la terra è d'amor piena; ogni animal d'amar si riconsiglia.    Ma per me, lasso, tornano i pi…

Sul fondo da Se questo è un uomo di Primo Levi

Apprendimento cooperativo:  qui sopra videolezione del professore su youtube
qui sotto: audiolezione del professore in mp3 approfondimento scritto di un alunno/a
Lettura del brano "Sul fondo" tratto dal secondo capitolo del romanzo Se questo è un uomo di Primo Levi in formato wma
Se questo è un uomoPrimo Levi relazione di narrativa di Emiliano Ventura - Seconda DVITA E BIBLIOGRAFIA DELL’AUTOREPrimo Levi nasce a Torino il 31 luglio 1919 da Cesare Levi e da Ester Luzzati. A partire dal 1934 comincia a frequentare il Ginnasio-Liceo “D’Azeglio” dove mostra una buona disposizione per le materie scientifiche. Ottenuta la licenza liceale si iscrive all’Università torinese dove frequenta la facoltà di Scienze e si laurea nel 1941.
Trova subito lavoro come chimico in una cava d’amianto e l’anno dopo entra in un’industria farmaceutica di Milano, la Wander. Nel 1943 lascia questo lavoro per prendere parte alla Resistenza e partecipa ad un’azione clamorosa ai danni della milizia fascista di Ivr…