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Il fanciullo teledipendente -. di Daniele Sammartino

TEMA VACANZE- Daniele Sammartino
La scoperta, seguita ad apposite indagini statistiche, del fanciullo “teledipendente” è oggetto di sempre più preoccupate considerazioni di sociologi e pedagogisti, che vedono nella presenza invadente del mezzo televisivo la causa di precoci distorsioni educative.

Qualcuno d’importante, che preferisco non citare, disse che la droga è la speranza di chi speranza non né ha più; bene, io asserisco che la televisione è la speranza che qualcosa succeda.
Penso che, innanzitutto, sia necessario spiegare che cosa s’intende con il termine “videodipendenza “ o “teledipendenza”. Si tratta di una forma di dipendenza psichica, caratterizzata dalla natura compulsiva del soggetto, che guarda esageratamente la televisione.
Quest’ultima è un mezzo di comunicazione, d’informazione e d’intrattenimento, ed è certamente una delle più grandi invenzioni del xx secolo. Intendo premettere che ritengo la televisione utilissima per molteplici ragioni: ci permette di apprendere, di sentire quasi in tempo reale notizie relative ad eventi avvenuti ai confini del mondo, ci fa divertire e, soprattutto soffrire con trasmissioni di varietà. Ah, dimenticavo, consente a molte aziende di guadagnarsi un tozzo di pane, tramite la noiosa e sempre più banale pubblicità. Come faremmo senza? Direi che è proprio una bella domanda, probabilmente non lo sapremo mai… O forse sì! Ormai siamo così tanto assuefatti da essa, che ne sentiamo la mancanza dopo un arco di tempo sempre più ridotto. Che tristezza! La vita è altro; non possiamo riuscire ad ammirarne le stravaganze in prima persona se non abbandoniamo la nostra umile dimora. E con l’abbandonare il proprio giaciglio, non intendo l’andare in quello degli altri per osservare irrequietamente il derby, ma aprirsi al mondo; fare quattro passi alla ricerca di un amico, o di una persona “veramente” importante è consigliato a chi è desideroso di raggiungere l’auto realizzazione personale.
I dati statistici sono veramente allarmanti. Il problema della teledipendenza colpisce maggiormente i bambini e gli adolescenti. Ma come ha inizio tutto ciò? Perché un bambino decide di abbracciare l’apatia?
Io l’ho sempre detto, i bambini sono l’unica speranza di questo mondo apparentemente prosaico. Insomma, ridono e giocano e allegramente scoprono, passo dopo passo, ciò che in teoria e in pratica non dovrebbero scoprire: come vive un adulto.
Ed è proprio in quel funesto momento che tutto cambia. Da bambini, si vive spensierati e si rimane illesi da qualsiasi trappola sociale. Il fanciullo è mosso dalla curiosità, peculiarità che caratterizza il genere umano e che ha reso “Ulisse” un uomo libero, tanto per fare un esempio. Il pargolo s’interroga sulla realtà, e si pone una domanda fatale: esiste l’irrealtà? Dopo tutto se esiste una perché non dovrebbe esistere anche l’altra. Inizia quindi a sognare e con il pensiero va oltre l’immaginabile.
Arriva, però, quel momento in cui devi crescere. Ti insegnano spesso che per farlo devi smettere di sognare, devi agire. Così, tutto ciò che ti sta intorno, sembra perdere magia. Il cortile dove giocavi con gli amici è diventato troppo piccolo, le storie d’avventura che ti piacevano tanto sono diventate troppo avventurose. Gli amici non si dimostrano tali.
La vita è diventata  terribilmente banale, e vorresti qualcosa di nuovo, di sempre nuovo, che ti possa conquistare continuamente. Vuoi compagnia perché sei da solo con te stesso. Allora, prendi il telecomando e accendi la tele.
Migliaia d’immagini scorrono davanti ai tuoi occhi e, incredibilmente, riescono a stupirti. “Casualmente “ trasmettono ciò che ti colpisce, ciò che ti tiene incollato allo schermo. Ogni giorno torni da scuola, e fai quello che hai fatto il giorno prima. I tuoi ex amici escono, ma tu rifiuti ogni sorta di invito; è molto meglio giocare ai videogame, sempre nuove partite, sempre nuove emozioni. Perdi, e partita dopo partita, la scritta GAME OVER ti entra nella testa. Devi vincere tu, non uno stupidissimo computer. Giochi, giochi e rigiochi, finché non sei diventato più bravo, finché non hai raggiunto il punteggio più alto. Ti emozioni quando vinci un premio virtuale, e sei contento perché tutto ciò che vuoi è emozione. I genitori intervengono tardi e ti chiedono di spegnere, ma dopotutto stai finendo l’ultima partita, ci impiegherai solo dieci minuti a concluderla. Ma, quei dieci minuti, diventano venti e poi trenta, quaranta, un’ora, due ore, tre ore. Ormai non pensi ad altro, sei diventato un fossile. Una persona acritica, che guarda la TV imperterrita. Accetti tutto ciò che la televisione ti dice, come se fosse la personificazione di un Dio sceso in terra. La tua felicità aumenta quando vieni a scoprire che stanno trasmettendo il tuo programma preferito, ma tutto a un tratto, ti rendi conto che tutti i programmi sono diventati i tuoi preferiti. Non scegli più niente, tranne ciò che vuoi guardare e hai una voglia incredibile di acquistare i prodotti che presentano le pubblicità. Inizi ad avere paura, poiché ciò che senti di iniquo nei film o nei telegiornali, potrebbe accadere misteriosamente anche a te. Il tuo mondo non esiste più; esistete tu e quel oggetto.
A parer mio, gli unici che possono aiutare questi ragazzi sono i genitori e gli amici. I primi, soprattutto, devono intervenire velocemente, non solo perché  stare attaccati alla TV a lungo fa male alla salute (può addirittura causare attacchi di panico o attacchi epilettici), ma anche perché, come affermano i sociologi, i pedagogisti e in generale tutti coloro che si occupano dell’ambito dell’infanzia e dell’adolescenza, tale dipendenza può causare dei problemi in ambito educativo e di socializzazione. Tutto ciò può essere molto pericoloso per  il ragazzo, che rischia di chiudersi in sé stesso, non apprezzando tutto ciò che la vita ha da offrirgli. Consiglierei al genitore di rivolgersi a uno specialista qualificato prima che la dipendenza peggiori.
Guardare la televisione, spesso, ci permette di comprendere meglio ciò che ci circonda e rappresenta uno dei modi più rapidi per apprendere nuove nozioni. Occorre comunque che i “grandi” stiano attenti alle trasmissioni osservate dai più piccini, poiché è facile imbattersi in programmi volgari e non adatti ai minori. È bene tener presente che si consiglia di non guardare la TV per più di tre ore al giorno. Se fossi un genitore cercherei di stimolare mio figlio a fare attività più creative, come leggere un buon libro o dipingere un bel paesaggio, poiché entrambe sviluppano molto la fantasia. ah, che sbadato, dimenticavo l' utilissima attività sportiva, dopotutto è meglio vincere una partita di calcio con gli amici, che un match con la playstation.

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