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Il piacere di essere liberi - di Rory Previti

La libertà.  Per chi ne è privo solo la parola, a pronunciarla produce una cascata di endorfine, il sangue circola veloce, il cuore batte forte, la tensione è alle stelle. Per chi non ha perso la speranza di potere essere un giorno finalmente libero.
Da una dipendenza, da un vizio, da un’ossessione, dal ricordo di un passato di sofferenza, da un padre padrone, da un legame sentimentale sbagliato, da una malattia, da figli che non lasciano mai la casa paterna,  da un lavoro  opprimente, da un lavoro che non c’è, da preoccupazioni finanziarie, da condomini che ti rendono la vita difficile, da pratiche da portare avanti con una pubblica amministrazione che mette solo bastoni tra le ruote. Liberi, finalmente!
Perché, come qualcuno ha già detto,    la vera libertà non è quella di fare, ma anche quella di non fare. E se pensiamo a tutto quello che facciamo obtorto collo, ci chiediamo se esiste qualcuno che sia veramente libero. Sognare, però, è permesso.
 Edward Earle Purinton, autore inglese del secolo scorso, di recente tradotto e ripubblicato, nella sua “Dichiarazione di libertà “, ci dice proprio che bisogna:
Sognare senza giustificarsi;
Agire senza rimpianti;
Avere convinzioni che sono invincibili e inviolabili;
Lavorare con la forza e l’abilità di un uomo – ma giocare con l’ardore e dormire con la fiducia di un bambino;
Non dovere nulla, guadagnare tutto, dare molto, e tenersene un poco;
Mantenere un’ambizione che cinge il mondo – quindi osservare i possedimenti svanire con un sorriso.
Un idealista, sicuramente, Purinton.
Per Michel De Montaigne, più pragmatico, la vera libertà è potere ogni cosa su se stessi. In realtà, se ci riflettiamo, la forza di volontà può contribuire moltissimo a renderci liberi, il controllo è potere.
 Nel sentire comune, quando si pensa alla libertà si fa riferimento solo a se stessi, trascurando il fatto che la propria libertà quasi sempre limita quella degli altri, specie all’interno della famiglia, ma anche in società e, in particolare, in politica e nelle istituzioni.
Quale,  allora, la libertà auspicabile, la libertà possibile, senza nulla togliere al prossimo?
La libertà di fare ciò che veramente desideriamo, di essere noi stessi fino in fondo, di non essere solo come gli altri desiderano, di non essere  per forza come ci vogliono.
La libertà di dire quello che pensiamo, di essere fieri delle nostre idee, di tenere ferma la barra dei nostri principi e delle nostre posizioni. Dire quello che pensiamo non è  sempre facile: a volte ci troviamo nella situazione di dover dire a qualcuno proprio quello che il nostro interlocutore non vorrebbe mai sentire.
Il Signore ha detto: La verità vi farà liberi ( Gv 8/32 ), ma questa frase di Gesù spesso è in conflitto con l’idea di alcuni che pensano che Dio sia piuttosto un limite alla propria libertà.
Certo è che spesso la verità è liberatoria per chi la  dice, ma non lo è per chi ha un’altra verità e ne rivendica il primato.
E l’eutanasia? E’ o non è libertà? L’ultima libertà? Porre fine, per libera scelta ad una vita di sofferenze?
La cosiddetta ultima libertà non può essere considerata una libera scelta perché è indotta sempre da vicissitudini opprimenti, da sofferenze gravi, da mancanza, a volte solo apparente, di vie d’uscita, da situazioni sempre molto condizionanti. Altrettanto liberamente si può scegliere di  non sottrarsi al proprio destino, per quanto amaro.
Non ci si sente liberi quando si è soli, da soli non si riesce a godere della libertà, che si afferma solo in situazione di condivisione.  “  La libertà non è stare sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione “ cantava  Giorgio Gaber.
Si è più liberi quando si condivide con chi si ama, quando si dà e si riceve amore, anche se gli altri ci condizionano, come noi li condizioniamo.
Libertà può voler dire allora scegliere di non essere del tutto indipendenti, ma fare questa scelta consapevolmente.

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