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Concorso DS Lombardia. Risposta al dott. Massimo Spinelli - di Renzo Caliari

Gentile professor Spinelli, apprendo che lei sia rimasto “senza parole e anche senza fiato” alla sentenza con cui il C.d.S. annullava la procedura concorsuale in Lombardia. Forse il suo stupore è figlio della sorpresa. Ma perché è rimasto così tanto sorpreso? Nessuno nella sua influente associazione professionale l’aveva informata che questo concorso, nella sua regione, era stato gestito male, molto male?
Io spero che in questi mesi lei abbia parlato non solo con i non-più-idonei, ma con tutti. Anche con quelli che sono usciti dal concorso senza tanti riguardi. Anche essi appartengono alle “alte professionalità” della scuola, che la sua associazione dice di tutelare. Qualcuno le avrà pur raccontato che questo concorso ha avuto tante e gravi irregolarità al punto che il TAR prima e il Consiglio di Stato poi hanno annullato la procedura concorsuale. Credo che lei, che ha l’abitudine di parlare con cognizione di causa, abbia letto con attenzione i ricorsi che 12 studi legali che hanno rivolto al TAR e si sia reso conto che qualcosa non ha girato per il verso giusto. D’altronde questo lo riconoscono anche molti ex-idonei. (Lo riconosca anche lei che non lo ha mai fatto.) E presto, quando avvieranno la loro azione risarcitoria verso l’amministrazione, grideranno contro le gravi irregolarità presenti nella procedura concorsuale. Ma allora perché tanto stupore? Credeva, forse, che il Consiglio di Stato per qualche oscuro motivo facesse finta di non vedere? E’ perché mai il Consiglio di Stato avrebbe dovuto non vedere le irregolarità che intravedeva nella procedura?
Lei dice che è stato un “ gioco crudele e umiliante, che cancella un’esperienza concorsuale lunga e faticosa, mesi di preparazione e di studio”. Per davvero? Ma allora perché non si commuove di fronte alla crudeltà e all’umiliazione che hanno subito quanti sono stati esclusi con la bocciatura dalla procedura concorsuale? Molti di loro hanno studiato per anni. Non meritavano di essere valutati con serietà, senza essere liquidati a causa dei “tempi capestro” di correzione di cui parlava, e scriveva, il commissario dott. D’Elia? Non era crudele eliminare queste persone senza dare loro tutte le garanzie che in uno stato di diritto debbono dare i concorsi pubblici? Oppure la sua è una visione strabica, capace di commuoversi dinanzi alle sofferenze di alcuni, ma insensibile dinanzi alle sofferenze di altri?
Lei si lamenta del “Ministero centrale che avrebbe dovuto fornire agli Uffici regionali istruzioni e materiali adeguati”. Mi dispiace dirglielo, ma la responsabilità del funzionamento NON è del Ministero centrale, ma degli Uffici Regionali che hanno formato le commissioni, a volte, di basso profilo che non sono state capaci di scrivere verbali a opera d’arte, che non hanno saputo formulare tracce degne della rilevanza di questo concorso, che hanno avuto divisioni al loro interno alimentando dimissioni e dissidi. Alcuni Uffici Regionali, nonostante il Ministero, hanno ordinato buste colorate, internamente rivestite. Quando lei attribuisce la responsabilità al Ministero, mi permetto di dirglielo, lei fa di tutta l’erba un fascio. In alcune regioni, il concorso ha funzionato perfettamente e in altre no. Non tutti gli uffici sono stati all’altezza dell’autonomia amministrativa che invocano. Quello che semmai si può desumere da questa storia, sembrerà una bestemmia ma lo hanno capito in molti, è stato il deficit di centralismo amministrativo e un eccesso di localismo nella gestione di un concorso pubblico troppo complesso. Dispiacerà ad alcuni politici, ottusi e accecati dal loro furore ideologico vetero-federalista, ma le regioni non sono capaci di svolgere una procedura così complessa con la stessa perizia dello stato. Sarebbe stato molto, molto meglio se i temi delle tracce le avessero scritte a livello centrale (come hanno fatto nel concorso per i docenti), se le improvvisate griglie fossero state scritte da un bravo ispettore romano, se le buste fossero state ordinate dalla capitale. Allo stesso tempo darebbe maggiore garanzia se la nuova commissione, oltre al reimbustamento delle prove, agisse e operasse geograficamente lontana dai condizionamenti e dalle pressioni.
Lei si chiede perché il Consiglio di Stato abbia ignorato “le conseguenze che la sentenza avrebbe provocato non solo rispetto alle aspettative degli idonei ma anche alle conseguenze che il sistema scolastico lombardo sarà chiamato a pagare”. Mi pare una domanda sciocca, indegna di un fine conoscitore del diritto amministrativo quale ella è. La risposta è banale. Non è compito della giustizia “garantire” il sistema scolastico lombardo. In uno stato di diritto nessuna corte può decidere con la pistola alle tempie del ricatto politico e sociale. Nessuno può dire alla giustizia “turati il naso e fai come ti dico io” oppure “fai finta di niente sennò ci rovini”. Lei fa capire che sarebbe stato meglio se il Consiglio di Stato, per non creare disagi alla scuola lombarda, ci avesse messo la solita toppa all’italiana. Ma sono proprio queste toppe che hanno fatto dell’Italia un paese in cui il diritto è più flebile e l’amministrazione meno responsabile. E’ proprio una logica come questa che rende impunito chiunque. Sempre. Se c’è un abuso edilizio è meglio chiudere gli occhi e condonare sennò si mettono in difficoltà dei cittadini. C’è un’azienda che inquina e provoca i tumori meglio ignorare la legge sennò si crea disoccupazione. Se si è svolto un concorso pubblico senza rispettare le regole dell’anonimato è meglio far finita di niente per evitare le “conseguenze che il sistema scolastico lombardo sarà chiamato a pagare”. E’ la solita Italia piagnona di Arlecchino e Pulcinella. Ma fortunatamente stavolta non è andata così. Noi viviamo in uno stato di diritto dove tu, che vedi leso il tuo diritto, hai il diritto a ricorrere. Se il tuo ricorso è giudicato strumentale pagherai i tuoi avvocati e le spese processuali. Ma se il tuo ricorso è fondato e giuridicamente sostenuto tu, che sei un cittadino, hai diritto a vedere riconosciuto il tuo diritto leso. “E le aspettative degli idonei” mi chiederà lei? Quelle esistono. Se sono lese possono, anzi debbono, essere risarcite. Ma il loro risarcimento deve evitare di chiedere al giudice amministrativo di dare sempre ragione all’amministrazione. Quel diritto soggettivo si tutela dinanzi al giudice ordinario che dispone l’accertamento dell’entità del danno. Questo è il diritto. Che piaccia o non piaccia.
Infine, lei si chiede “Perché si decide di ignorare la constatazione del perito che la grammatura delle famose buste era di sei punti superiore al limite dell’idoneità”? Dottor Spinelli, studi meglio la perizia del dottor Valente. Non era la grammatura a essere “di sei punti superiore”. Era l’indice di opacità a essere “di sei punti superiore” a quella “congrua al segreto EPISTOLARE di tipo COMUNE”. Il perito dice che la trasparenza non dipende solo dall’opacità ma da più elementi che sintetizzo con questa sigla: CLOG. E cioè la trasparenza è in funzione di almeno 4 elementi:
1) Composizione della carta; 2) Lisciatura; 3) Opacità; 4) Grammatura.
La grammatura di cui parla lei non era di 6 punti superiore, ma di 30 punti inferiore a quella che si dovrebbe usare nei concorsi pubblici. Era di 80 grammi/metro quadrato. Le buste più diffuse per la corrispondenza ordinaria, quelle che si reperiscono al supermercato, sono di 90 grammi/metro quadrato.
Dottor Spinelli, sono d’accordo con lei che le sentenze si rispettano. Ma questo valga sempre. Anche quando non si condividono. E qui la sentenza, da rispettare, dice che il concorso, da un certo punto in poi, è stato annullato e deve essere rifatto. Purtroppo noi ci indigniamo quando la politica non rispetta le sentenze, quando fa leggi ad personam o contra personam. Ma poi noi, nel nostro piccolo, facciamo lo stesso. In fondo siamo tanto italiani. Ci riempiamo la bocca di grandi parole ma, poi, dopo aver parlato bene razzoliamo male.
Renzo Caliari

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