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Orwell e l'interpretazione della realtà - di Angelo Stummo

Perchè George Orwell nel suo romanzo "La fattoria degli animali" abbia paragonato la classe dirigente,quella dei politici,a dei suini avidi ed egoisti resterà,probabilmente per sempre,un mistero.
Formalmente la storia è quella che ci narra l'autore: i maiali di un'immaginaria fattoria,"Manor farm" per chi l'avesse letta in lingua originale,dopo aver indotto gli altri animali della tenuta a ribellarsi ed a scacciare l'oppressivo padrone,prendono il posto dell'uomo nella conduzione tirannica del luogo,diventando burocrati sfruttatori e spietati.
L'autore giustifica la scelta basandosi su un luogo comune abbastanza condiviso nell'ambiente campestre,per cui gli imponenti suini,nonostante l'apparente abiezione del proprio stato,siano gli animali più intelligenti e capaci.

Il dubbio che forse Orwell abbia voluto dire altro ha sicuramente sfiorato la maggior parte dei suoi lettori.L'opera è certamente,come da intenzione dell'autore,una satira al regime totalitario sovietico e al mondo del comunismo,una parodia ben riuscita,un'orchestrata rappresentazione teatrale.
Il lettore abbozza un sorriso ogni qual volta lo scrittore genialmente accosta realtà storica ad invenzione artistica,quando riconosce negli episodi degli animali scene già viste su cinegiornali anni '40 e manifesti di propaganda.
Ideali e alte teorie di filosofia politica crollano come castelli di carta sotto la penna dell'autore: l'animale che agisce come l'uomo fa perdere dignità a tutto quanto credevamo fosse l'espressione più profonda del nostro pensiero. Così la teoria Marxista diventa l'Animalismo del Vecchio Maggiore,il soviet dei lavoratori l'assemblea domenicale delle bestie della fattoria. Anche l'uomo,il politico,il filosofo si svalutano,riducendosi a "maiali",bestie figurate che si comportano come tali,seguendo gli istinti e le pulsioni più basse,incapaci di vivere nella società ideale creata da loro stessi (« Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l'uomo, poi l'uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire chi era l'uno e chi l'altro. »).
È un'allegoria,certo,una critica anche aspra quella dello scrittore.
Ma pochi l'hanno considerata dal punto di vista umano.
L'animale che l'uomo diventa è un segno forse della bestialità del suo animo?
È forse il segno che guerre,conflitti,persecuzioni e violenze sono la naturale evoluzione dell'animo bestiale con cui l'uomo si trova a convivere dalla notte dei tempi? Anche il comunismo,come tutti i regimi totalitari ai quali Orwell si riferisce ampiamente senza distinzioni,rappresenta un tassello nella storia dell'uomo che ha contribuito ad accentuare scissioni ideologiche,politiche e sociali,ad esasperare la condizione umana,da sempre in bilico su una polveriera,a marcare quella bestialità innata nell'animo umano.
Quella di Orwell è,dunque,prima di tutto un'interpretazione della realtà: lo scrittore è un'osservatore critico,non avulso dall'ambiente che lo circonda;
la metamorfosi,in questo caso,è lo strumento più efficace di comunicazione,l'archetipo è quello delle favole di Esopo e di Fedro.
Se egli non è subordinato a convenzioni e tacite sottomissioni,la sua è la voce di un reporter unica e pulita.
Quanto costa ad uno scrittore essere una "voce che grida nel deserto",quando il compromesso è tale che anche la società rifiuta la verità.
George Orwell ha vissuto sulla propria pelle un'esperienza spiacevole del genere,un sabotaggio da parte di intellettuali ed editori nei confronti della sua opera che "avrebbe offeso molta gente, soprattutto per il fatto di aver scelto come classe dominante i maiali"( "La libertà di stampa",G.Orwell).
Ecco,abbiamo trovato una parziale risposta al punto iniziale: l'autore era cosciente della dura realtà davanti alla quale poneva il pubblico dei suoi lettori,nonostante ciò non ha rifiutato l'aspra polemica ,il rigetto della critica corrotta. Chi oggi si dedica alla lettura della sua opera e,a posteriori,riconosce la schiacciante verità delle sue parole pensa a quanto l'autore avrebbe voluto sentirsi dire da un suo lettore contemporaneo,da un bibliotecario,da un insegnante,da un politico "Complimenti sinceri Orwell,ambasciator non porta pena."

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