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Memoria e apprendimento - di Laura Alberico

Nell’era digitale le macchine hanno sostituito l’uomo, informazioni e procedimenti vengono affidati ai computer che conservano i dati e li trasmettono all’occorrenza  in brevissimo tempo. Le tecniche di memorizzazione sembrano appartenere a un mondo lontanissimo e anacronistico; oggi non si imparano più le poesie a memoria né la mente viene esercitata a ricordare autonomamente.
La tecnica di memorizzazione più antica è quella dei “loci” che Cicerone attribuisce al poeta greco Simonide vissuto nel VI secolo a.c. Questa tecnica consiste nel fissare nella memoria la successione delle tappe di alcuni “percorsi”, quanto più possibile familiari.  Questi “ ganci” servono per collegare, in successione, le informazioni da ricordare. I “percorsi” possono risultare dalla sequenza  di negozi di una via conosciuta oppure alcuni punti scelti all’interno della propria casa. Per applicare questa tecnica sarà necessario ripassare mentalmente tutte le  tappe del percorso in modo che esse risultino ben collegate  in successione e quindi richiamabili  rapidamente alla memoria in modo automatico.   Questa  è una tecnica che si basa sull’associazione e la  elaborazione di immagini che servono a ricordare  le informazioni. I “loci” sono appunto dei luoghi fisici, reali e per questo già radicati mentalmente, essi   hanno il compito di inglobare e contenere, come scatole cinesi, i nomi da memorizzare. Un’altra tecnica di memoria è quella della “parola-perno” che consente di associare delle immagini, che costituiscono altrettanti “ perni” ai quali agganciare le informazioni che bisogna ricordare. Nel tempo le capacità mnemoniche si riducono a causa dell’invecchiamento che interessa tutte le cellule del corpo. Questo è un processo naturale ma può essere in qualche modo contenuto se la mente viene esercitata. Il  cervello è un organo e come gli altri può essere tenuto in allenamento con attività non necessariamente impegnative come ad esempio i giochi di enigmistica. Giocare imparando è un diversivo valido a tutte le età, esso può rallentare il deterioramento dei neuroni e contribuire a migliorare lo stato di benessere individuale. La metacognizione in ambito psicologico ed educativo consiste nell’insieme delle tecniche adoperate per riflettere sul proprio processo cognitivo, un controllo sui meccanismi di pensiero e la possibilità quindi di conoscere e indirizzare i processi relativi all’apprendimento. La metacognizione rappresenta un campo d’azione che va oltre la mera conoscenza, essa comprende la consapevolezza degli strumenti cognitivi e delle strategie adottate per risolvere una qualunque situazione problematica, ma anche i tempi e i modi per utilizzarla nei vari contesti. Con il processo metacognitivo viene messo in atto un meccanismo di regolazione e modulazione dell’apprendimento che avviene attraverso la pianificazione, il monitoraggio e la valutazione. E’ chiaro come in ambito didattico la metacognizione sia molto importante ai fini di un apprendimento significativo e permanente. Spesso si apprende per trasferimento di informazioni, dal docente al discente e ciò rende la comunicazione poco rilevante ai fini educativi  perché gli strumenti adottati sono quasi sempre scelti ed esercitati da chi insegna. Privilegiare l’aspetto metacognitivo della comunicazione significa sviluppare un processo di interiorizzazione efficace dei contenuti disciplinari. Gli alunni devono loro stessi essere i supervisori dei  meccanismi di pensiero che, nel corso della lezione, saranno  continuamente monitorati attraverso domande come ad esempio: a cosa mi serve questa informazione? ( obiettivo dichiarato); cosa conosco di questo argomento?  (rilevazione delle conoscenze possedute); quali strategie uso per apprendere? ( problem solving); ho compreso quello che ho fatto?( controllo individuale sulla prestazione); come posso correggere gli errori?( ulteriori risorse da impegnare per raggiungere lo scopo); ho raggiunto gli obiettivi che mi proponevo?  (valutazione sul proprio processo di apprendimento).

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