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Consiglio di Stato 4 giugno sul Concorso DS Lombardia - di Filippo Di Gregorio

Martedì 4 giugno la sesta sezione del Consiglio di Stato ha dibattuto il ricorso avverso la sentenza del Tar Lombardia del 17 luglio 2012, che annullava il Concorso per dirigenti scolastici in Regione Lombardia. La famosa sentenza delle buste trasparenti.
Il fulcro della discussione si è manifestato attorno al tema della trasparenza o meno delle buste, al punto che lo stesso CDS aveva sentito la necessità di ordinare a un perito la redazione di una relazione vertente proprio sul tema: le buste del concorso annullato erano trasparenti?
Il Consiglio di Stato si è riunito nella tarda mattinata per il dibattimento conclusivo. Va da sé che, data la natura del processo amministrativo, non molti avrebbero attribuito grande importanza all’evento in sé. Infatti, mentre nei processi ordinari i giudici maturano un’opinione in fase dibattimentale, ascoltando gli interventi degli imputati e dei testimoni, in un processo amministrativo i giudizi si formulano in prevalenza sulla base degli atti amministrativi prodotti dalle parti. Soprattutto quando il processo viene da lontano e le pagine prodotte sono risultate migliaia e migliaia.
In quell’occasione il rappresentante dell’avvocatura di Stato, il dott. Basilica, chiedeva ai giudici di rinviare l’udienza al pomeriggio per una breve discussione, dando la sensazione di avere qualche asso nella manica, cui ricorrere in limine del processo. Ma nel pomeriggio, in coda alle altre udienze, quando si è aperto il nuovo e richiesto dibattimento, i due assi dalla manica tanto incisivi e determinanti si sono dimostrati il classico ridiculus mus:
1) una citazione del tutto parziale della perizia commissionata dal Consiglio di Stato, in cui è detto del valore di opacità delle buste pari al 96%, citando in perizia che “il valore di opacità del 90% è considerato congruo rispetto al segreto epistolare di tipo comune” (sia detto tra parentesi, in altri loci la perizia dichiara a addirittura mostra in fotografia le famose buste, del tutto trasparenti all’esame). Ma non era certo l’opacità della comune corrispondenza che qui era in gioco, bensì la trasparenza di una busta per un concorso di Stato;
2) la presunta validità della graduatoria provvisoria che l’USR della Lombardia aveva prodotto in agosto, dopo l’ordinanza del giudice monocratico del Consiglio di Stato del 2 Agosto. A dire dell’avvocatura, quella graduatoria sarebbe ancora valida poiché i ricorrenti non l’avrebbero impugnata, e sono decorsi i 6 mesi utili per l’impugnazione. Evidente che tale obiezione “decisiva” tale non potrebbe essere, poiché l’ordinanza del Consiglio di Stato del 28 agosto non ha conceesso la sospensiva sulla sentenza del TAR della Lombardia.
L’avvocato Pugliano, a difesa degli idonei, ha ribadito che le buste, per quanto trasparenti, rappresenterebbero un’irregolarità solo “in astratto”, in quanto da nessuno è stato mai dimostrato l’uso della trasparenza, che presupporrebbe il dolo. E nessuno ha mai inoltrato una denuncia penale contro tale uso doloso. Probabilmente, l’intervento dell’avvocato Pugliano deve aver disorientato molti, anche tra gli idonei ricorrenti, per l’evidente riconoscimento della composizione cartacea delle buste considerate, per l’appunto, trasparenti.
Alla fine del dibattimento gli idonei, con i loro avvocati, hanno indetto una conferenza stampa per ribadire il loro punto di vista. Sulla base di tale conferenza è stato redatto il comunicato stampa dell’Associazione nazionale presidi, dal quale sono seguiti articoli e altre comunicazioni sulla stampa specializzata e non.
Al contrario, il comunicato dell’associazione DISAL, molto più complesso e difficile da interpretare, disegna un quadro più complesso e problematico, quale l’intera vicenda continua a manifestarsi.
Le informazioni che abbiamo raccolto anche grazie alle notizie riferiteci da alcuni colleghi e colleghe presenti presso la sesta sezione del CDS lo scorso 4 gugno, presentano un quadro ancora tutto da delineare e definire. Il CDS sa che il TAR della Lombardia aveva annullato il concorso sulla base di una “sentenza breve”, basandosi solo su un unico elemento quello della trasparenza delle buste e ignorando gli altri elementi. Lo aveva fatto perché la trasparenza delle buste era un fatto talmente “grave e manifesto” da rendere superflui gli altri rilievi dei ricorrenti. Ma gli altri rilievi erano pesanti, molto pesanti per l’amministrazione. In quell’occasione, come ha ricordato l’avvocatessa Resta a nome di alcuni ricorrenti, persino l’avvocatura di stato della Lombardia aveva sottoscritto un documento che riconosceva la trasparenza delle buste.
I membri della sesta sezione del Consiglio di Stato hanno ora alcuni giorni di tempo, entro i quali perfezionare una posizione che non potrà prescindere, ovviamente, dal testo e dal contenuto della sentenza del TAR di Milano, che è stato molto perentorio e si è ispirato proprio su sentenze del CDS. Potrà smontare una sentenza così articolata? Gli insegnanti che avviarono il ricorso amministrativo, lo scorso anno, dicono di attendere con fiducia le decisioni del Consiglio di Stato. Essi sono certi di aver agito per l’affermazione del principio di “buon andamento e imparzialità dell'amministrazione”, un principio cardine che informa l’intera amministrazione italiana e che in quanto tale andrebbe preservato a ogni livello.
Filippo Di Gregorio

Commenti

  1. Sono Amanda Ferrario, portavoce del gruppo idonei al concorso per Dirigenti scolastici in Lombardia ed ero presente, a Roma, il 4 giugno per la calendarizzata udienza di merito. Inviterei l'autore di questo articolo, dott. Filippo di Gregorio, a documentarsi molto bene prima di scrivere. Nessuno di noi idonei ha mai indetto alcuna conferenza stampa per commentare l'udienza né mai si è sbilanciato in pronostici circa l'esito. La richiesta di dibattimento, legittima, è stata effettuata non per presunti assi nella manica, ma per dare l'opportunità a tutti gli avvocati di precisare meglio le memorie prodotte. Le buste, periziate da un verificatore nominato dal Consiglio di Stato, non sono trasparenti, ma idonee al segreto epistolare comune. E, fino a prova contraria, nessuno ha mai prodotto denuncia penale nei confronti dei commissari accusandoli, con artifici appositi, di aver cercato di guardare le buste controluce. In ogni caso gli idonei al concorso per Dirigenti scolastici in Lombardia attendono con grande fiducia l'esito del dibattimento. Siamo certi che, in un paese di diritto, non si possa accusare nessuno per la presunzione di un delitto, ma occorrano prove certe e verificate. A prescindere dalle vane chiacchiere fatte finora da molte parti, a breve, finalmente giustizia sarà fatta. E noi la rispetteremo, come sempre abbiamo fatto.

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  2. non ho nulla da cambiare di quanto ho scritto, al più pregherei la professoressa Ferrario di chiamarmi professore, come è lei; o forse si sente già in diritto di esercitare una deminutio capitis?

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  3. Sono Rosaria Brusaferri, una fra le 102 persone ricorrenti del concorso per Dirigenti Scolastici . Il 4 giugno a Roma al CdS c'ero anch'io. Alcune fra le informazioni che si trovano nell’articolo del prof. Di Gregorio le ho "passate" (termine giornalistico) io. Relativamente all'argomento conferenza stampa . Posso confermare che al termine dell’udienza, un folto gruppo di idonei si è ritirato in una delle stanzette vicine a quella dove si è tenuto il dibattimento, per conferire , presumo, con i propri avvocati in merito a quanto accaduto. Conferire, dibattere, discutere. Sicuramente il termine conferenza è da intendere in questo senso, dal momento che, per potere indire una conferenza stampa in una sede di tale portata, sarebbe stato necessario un permesso. Poche ore più tardi alcuni comunicati pubblicati su siti di associazioni hanno raccontato una verità parziale. Se cronaca doveva essere, potevano essere riferiti gli interventi di tutte le parti (non sono stati poi molti, dal momento che il giudice ha chiesto brevità di esposizione) lasciando al lettore spazio interpretativo, in attesa della sentenza effettiva ad opera dei giudici. Non lo avrei scritto così il comunicato o articolo che dir si voglia. Sono giornalista pubblicista da oltre vent'anni , iscritta all’Albo nazionale . In tutti questi anni mi sono occupata di cronaca giudiziaria. Ho collaborato con quotidiani quali Il Giorno ed il Corriere della Sera nelle pagine della Lombardia. Ritorno all'argomento principale. Per quanto riguarda i pronostici, non voglio entrare nel merito, non amo polemiche e discussioni, e se non sono certa della attendibilità della notizia non la diffondo, motivo per cui, se anche voci ed illazioni nei corridoi del Consiglio di Stato sono circolate , non le ho reputate attendibili e le ho lasciate vagare nella frizzante aria romana. Concludo. Siamo tutti molto tesi e sfiniti da questa assurda situazione. Voi idonei e noi ricorrenti. Siamo stanchi, ansiosi e tanto altro. Quello che sarà scritto nella sentenza ancora non riesco a immaginarlo. Quello che invece so con certezza è che ho lottato per mesi in prima persona e con l’ausilio di altri colleghi per cercare una soluzione che potesse soddisfare tutti. Ora bisogna guardare avanti . Non mi/ci hanno ascoltati.

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  4. gentile professoressa Brusaferri, francamente sono molto stupita dalla sua affermazione "ho lottato per mesi in prima persona e con l’ausilio di altri colleghi per cercare una soluzione che potesse soddisfare tutti". Quando si chiede l'annullamento di un concorso è questa la soluzione che ci si auspica, non altre. Noi abbiamo regolarmente vinto un concorso. Di altro non ci importa. Abbiamo seguito la procedura proposta dalla P.A. e non ci siamo certo portati le buste da casa. Non abbiamo voluto, mai caldeggiato né vorremmo adesso una soluzione diversa da quella giudiziaria. Se le buste, come dice la perizia, sono opache avremo chiuso una volta per tutte questa vicenda assurda. Se invece, tutto da dimostrare, qualcuno le avesse viste in controluce, allora ci sarebbe il dolo e noi ci rivarremmo su chi di dovere. Ma noi idonei e voi ricorrenti non abbiamo mai avuto comunanza di intenti. Voi avete chiesto di annullare il concorso che noi abbiamo vinto! Quindi, serenamente, aspettiamo la Giustizia.

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  5. Io penso che la comunanza di intenti avrebbe dovuto esserci: avere un concorso regolare. Tutti i concorsi con buste trasparenti sono sempre stati annullati (cfr. concorso per farmacisti) in quanto ovviamente irregolari (altrimenti perché non scrivere il nome sul compito?). Chi ha studiato diritto amministrativo poi sa benissimo che non c'è nessun dolo da provare come avviene nel diritto penale. Allora se si venisse a scoprire che un commissario è padre di un candidato, bisognerebbe provare che lo ha aiutato? Mi meraviglio che chi vuole fare il dirigente faccia affermazioni così prive di competenza giuridica. Considerando che i DS saranno commissari di altri concorsi, se si dicesse loro che possono usare buste trasparenti (così come ammesso anche dall'avv Zenga) si distruggerebbe l'immagine della Pubblica Amministrazione italiana in modo irreparabile. Si dovrebbe invocare l'intervento della Corte di Cassazione o della Corte di Giustizia Europea.

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  7. Gentile prof.ssa Ferrario, non intendevo certo far di tutta l'erba un fascio... e neppure riferire di avere tentato di salvare in prima persona (e poi da sola ...) un concorso così complicato e forse un pò pasticciato... Semplicemente ho creduto possibile una soluzione per la "Scuola" intesa in senso generale. Ma la situazione è risultata essere più complicata di quella che era apparsa inzialmente. Le doglianze elencate nei ricorsi presentati sono state davvero tante e non si sono limitate alla trasparenza delle buste. Confermo come più volte ribadito in altri interventi, che in uno Stato di diritto lo strumento del ricorso è l'unico modo per far valere un diritto ritenuto non rispettato. Quando mi sono affidata alla giustizia amministrativa, nella quale credo fermamente, ho chiesto solo questo,la difesa di un mio diritto. Ora attendo con fiducia il verdetto finale, che oramai ritengo non tarderà molto ad arrivare. RB

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  8. Gentile Prof.ssa Ferrario, io concordo pienamente con i miei esimi colleghi ricorrenti. Noi viviamo in uno stato di diritto e l'unico strumento per combattere la lesione dei diritti è il ricorso. Un ricorso acceso perché la procedura di correzione degli scritti è stata irregolare, e non regolare come lei afferma, e non solo per le buste trasparenti, punta dell'iceberg, ma anche per le altre doglianze manifestate ed assorbite in sede procedimentale quale ad esempio la mancanza del collegio perfetto. Tendo a sottolineare quanto espresso dall' Egregio Prof.ssore Ragusa ovvero che il dolo, elemento soggettivo del reato (previsto nel codice penale artt. 42 e seg.), nel processo amministrativo non è necessario affinché si configuri la fattispecie illecita. Infatti basta la sola presunzione ovvero la possibilità che tale evento si possa verificare: "i delitti sono previsti unicamente dal codice Rocco".
    Per questo le buste non devono permettere, assolutamente, in un concorso pubblico, di dare la possibilità di far intravedere il loro contenuto. Ciò vorrebbe dire non mettere in condizione i partecipanti di vivere la procedura di selezione con la tranquillità di una sicura imparzialità. Ammettere il contrario vorrebbe dire dare la possibilità a chiunque di utilizzare tale mezzo per propri fini ed a proprio piacimento senza avere alcun tipo controllo ( si pensi ai soli appalti pubblici).
    Infine voglio mettere in evidenza il nostro comportamento che in tutto questo tempo è stato irreprensibile e improntato sulla buona educazione a differenza di altri "stakeholder" della vicenda che ci hanno definito dei "ciucci".
    Aspettando serenamente la sentenza spero che la giustizia faccia il proprio corso.
    Sabrina Pozzi.

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  9. L'efficiente amministrazione lombarda ha peccato di velleità, di presunzione di voler essere la solita prima regione d'Italia.
    Credo sia stata questa la vera e banale motivazione che ha lasciato condurre, con una spaventosa superficialità, le procedure concorsuali.
    Non credo ci sia stato dolo,nè chissà quanti raccomandati, eccezion fatta per qualcuno, ma superficialità ed approssimazione, sì. E da vendere.
    Mi spiace perchè di questa inspiegabile leggerezza, a pagarne le spese sono gli onesti vincitori di un concorso durissimo e coloro che si sono visti non ammessi, laddove l'ammissione poteva tranquillamente esserci.
    Diletta Vinciguerra

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