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Le radici della violenza - di Laura Alberico

Violenza di strada, violenza familiare, violenza che trasuda dalla società come un virus sconosciuto eppure invasivo e mortale. Le notizie che quotidianamente ascoltiamo ci offrono uno spaccato di una società che sembra implodere cancellando la vita come se fosse un male dal quale liberarsi per non soffrire, un pericoloso nemico da cui fuggire, un fantasma illusorio che invade l'anima sottraendo la linfa vitale, il disagio esistenziale che soffoca ogni possibile cambiamento.
La società violenta esprime la sua volontà negando il diritto alla vita, spargendo il seme della paura e dell'impotenza, della fragilità e del disamore. La crisi sociale ha prodotto danni esistenziali che sembrano voragini colme di solitudine, di apatia e rabbia repressa. La società " liquida" perché priva di riferimenti sicuri scioglie ogni resistenza o resilienza individuale, quelle capacità che possono contrastare le avversità e i momenti critici e che rappresentano le risorse per ricominciare a credere nel futuro. In questo contesto i sentimenti non trovano spazio vitale, sono anch'essi " prodotti" da consumare, etichettare e mettere da parte come contenitori vuoti che l'incuria e l'abbandono non possono plasmare a nuova vita. Uscire da questo tunnel significa ricomporre le tessere di un mosaico scomposto, ricostruire il senso e il significato della vita individuale e sociale in un panorama di nuove ed efficaci risorse per l'intera collettività. L'uomo e' un animale sociale che ha bisogno di sentirsi parte integrante della comunità per riconoscere in essa le sue radici e la sua vera identità.

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5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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