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Il piacere di imparare - di Rory Previti


La conoscenza è un processo complesso e laborioso che coinvolge soma e psiche e produce cambiamenti profondi nel singolo come nel tessuto sociale a cui il singolo individuo appartiene.
Conoscere è possibile ad esseri intelligenti, dotati di capacità di memorizzazione, che siano in grado di apprendere.
Ma l’apprendimento che cos’è?
Se cerchiamo il termine in un dizionario troviamo che: “l’apprendimento è l’acquisizione di conoscenze o capacità “. Dunque questa parola  racchiude due significati: jl sapere e il sapere fare, l’acquisizione di concetti o di comportamenti.
Ma possiamo imparare di tutto, possiamo imparare illimitatamente? E, ammesso che si possa scegliere di non apprendere, cosa ci conviene veramente?
Non si può scegliere di non apprendere, forse si può scegliere di non leggere un libro, ma ogni occasione di vita, ogni relazione, ogni sguardo sul mondo comporta comunque l’acquisizione di conoscenze: si fa esperienza e ciò aumenta le conoscenze che lo si voglia o no. Nell’infanzia e nell’adolescenza si apprende per istruirsi, in età  adulta per formarsi, specializzarsi o per il puro piacere di scoprire nuove chiavi di lettura del reale. Nell’istruzione tradizionale lo studente deve adattarsi ad un curricolo prestabilito: ci sono le materie, i docenti che le impartiscono, le ore di lezione, le regole comportamentali a cui attenersi. Nella formazione degli adulti il curricolo è costruito intorno ai bisogni e agli interessi dello studente: l’adulto, infatti parte dalla considerazione delle situazioni in cui si trova e dai problemi che costituiscono un ostacolo alla sua auto-realizzazione.
Tornando alla definizione di apprendimento, cercandola  nei libri di filosofia, di pedagogia e in quelli di andragogia, sia cioè  che si tratti di bambini e ragazzi a scuola, sia che ci si riferisca ad adulti in formazione, troviamo tanti spunti e ci rendiamo conto che certo questa definizione non è univoca e che il meraviglioso processo mentale che chiamiamo apprendimento si può guardare da diverse angolature, l’una più importante e veritiera dell’altra  e tutte da prendere in seria considerazione. Sicuramente la parola “ apprendimento “ ha un significato variabile a seconda del contesto in cui è calata. Per lo studioso saranno le conoscenze concettuali, per l’operaio quelle operative basate sull’esperienza. Possiamo affermare  che si tratta sempre di un processo psichico che consente una modificazione relativamente durevole del comportamento mediata  dall’esperienza. L’apprendimento è sempre cambiamento.
Il primo processo tra i tanti che si susseguono quando si impara è la percezione, mediata dagli organi di senso e rielaborata dal cervello. Le esperienze precedenti la analizzano e la condizionano. La percezione è modellata dai concetti già formati nella mente, l’apprendimento è la modifica di questi schemi. Cambiare le mappe mentali preesistenti è come entrare in una città che non si conosce, dove parlano una lingua nuova ; cambiare le mappe è difficile, diventa più facile se fatto in gruppo. Il gruppo classe o gli adulti in formazione. Dal punto di vista psicoanalitico non si può fare una distinzione tra livelli cognitivi e livelli affettivi ed emotivi, essendo questi due aspetti sempre intrecciati. Apprendiamo con maggiore facilità quello che sentiamo emotivamente più congeniale, che si avvicina di più alla nostra formazione di base, ai nostri interessi, alla nostra personalità. In tutte le circostanze in cui uno stress o una pressione limitano in misura significativa le nostre pulsioni aggressive o sessuali o i nostri affetti o le nostre emozioni, inesorabilmente questa mortificazione comporta un impoverimento degli aspetti intellettuali e cognitivi. E’ giusto quindi parlare anche di un apprendimento emotivo ed affettivo.
Le scuole di pensiero che interpretano significato, modalità e finalità dell’apprendere sono più d’una. Per i comportamentisti si apprende rispondendo a stimoli, come accade nei riflessi condizionati degli animali, ma, diversamente dagli animali, l’uomo può scegliere a quali stimoli rispondere.
Per i cognitivisti è lo stesso allievo a costruire la sua conoscenza e a usare strategie per organizzarla e ricordarla, formulando ipotesi e teorie per rendere coerente la propria esperienza. Chi impara costruisce  mappe mentali , rappresentazioni interne utili per futuri apprendimenti.
 Altri hanno evidenziato la dimensione sociale e partecipativa dell’apprendimento. Secondo questo approccio socioculturale è sempre l’individuo che apprende a dare un significato a ciò che impara, ma il significato viene elaborato nel contesto culturale in cui vive e gli consente, con l’istruzione, di partecipare attivamente alla comunità di valori e di saperi a cui appartiene.
In entrambi i due ultimi casi ( approccio cognitivista e socioculturale ) chi impara considera l’apprendimento una risorsa, ne è consapevole e lo gestisce e lo usa autoregolandolo.
Chi considera l’apprendimento come una costruzione concettuale di modelli mentali parla di immagini interiori del funzionamento del mondo, di codici e chiavi di lettura della realtà che stabiliscono ciò che va trattenuto e ciò che va cancellato delle informazioni ricevute. I modelli mentali sono magazzini vivi e attivi, mentre la memoria è un magazzino statico. Il rischio, però, a ben riflettere, è il  pregiudizio, quando non si è pronti a costruire nuovi modelli mentali e ci si attiene rigidamente a quelli preesistenti.
In tutti i casi si impara anche senza accorgersene, anche senza volerlo, ma sempre  c’è la consapevolezza dell’avere appreso, l’apprendimento, cioè, è sempre metacognitivo, a tutte le età.
Ma cosa accade, nel cervello, quando impariamo o facciamo qualcosa di nuovo o  viviamo un’esperienza che lascerà una traccia?
 Quali  sono,nel cervello, le strutture preposte all’apprendimento e alla memoria, quelle che si modificano e conservano il cambiamento per restituirlo al momento opportuno? Ci sono aree cerebrali in cui nascono e si consolidano le conoscenze. E ci sono, in particolare, le cellule nervose, i neuroni, le fibre che ne  nascono o li raggiungono, le sinapsi che permettono lo scambio di informazioni e il dialogo tra strutture diverse, ci sono i mediatori chimici degli stimoli, i neurotrasmettitori come l’acetilcolina o l’adrenalina. Sono pressoché infinite le potenzialità del cervello nel capire, nell’imparare, nel ricordare e sicuramente innumerevoli le potenzialità ancora sconosciute.
C’è chi impara più facilmente nelle prime ore del mattino, come si dice: a mente fresca. C’è chi impara meglio di sera o di notte, libero dall’ansia del fare e del produrre.
Quale che sia il modo in cui impariamo e quello in cui diventiamo sempre più bravi nell’imparare e impariamo, cioè, ad imparare, aumentare le nostre conoscenze ci cambia e ci fa comunque crescere.
Imparando sappiamo più di prima, sappiamo fare di più e meglio, sappiamo essere diversi da prima.
E questa consapevolezza ci emoziona, ci regala autostima, la viviamo come forma indelebile e non transitoria di piacere.
Davvero, non è poco.

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