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Il piacere di capire - di Rory Previti

Capire quello che vediamo, che ascoltiamo, che leggiamo. Capire quello che succede a noi e ai nostri cari, capire quello che ci succede intorno , interpretare la realtà dei fatti e degli accadimenti. Prendere le decisioni giuste.
Non è così scontato come appare. Ci sono cose che sfuggono, ci sono cose che si capiscono col tempo, à rébours, quando la troppa vicinanza non rende più quegli eventi così macroscopicamente dettagliati da farcene perdere contorni e correlazioni.
Per capire bisogna essere intelligenti, poco o molto, ma intelligenti comunque. Il termine “ intelligenza “ deriva dal latino “ intelligere “che vuol dire  leggere ( lego), scegliere tra ( inter ), discernere consapevolmente.
Definire l’intelligenza  è arduo, misurarla ancora di più. Ci si sono provati in tanti ma i risultati sono deludenti o quanto meno imperfetti ed incompleti.  
 Si può cercare di misurare l’intelligenza con il Quoziente Intellettivo ( Q. I.,  rapporto tra età mentale ed età cronologica), in passato molto usato specialmente per quantificare il ritardo mentale. L’elemento decisivo nel calcolo del Q.I. era costituito dal concetto di età mentale che veniva accertato statisticamente sulla base del livello medio di abilità e di competenza della maggioranza  delle persone di una data classe di età. Per una persona con età mentale coincidente con l’età anagrafica il quoziente intellettivo era posizionato intorno a 100, un Q.I. inferiore a 75 era considerato già espressione di un ritardo mentale, tanto più grave quanto più tendeva a scendere verso lo zero. Oggi si sa che il Q.I. fornisce dati poco attendibili riguardo alle carenze delle persone in difficoltà. E’ stato dimostrato, inoltre, che il Q.I. non rimane costante nel tempo ma può variare nello stesso soggetto  anche sensibilmente specie in relazione al suo vissuto esperenziale.
Altro e più attuale metodo di valutazione è l’LPAD : Valutazione Dinamica delle attività cognitive messo a punto da Prof David Tzuriel, professore all’Università di Bar Ilan ( Israele), psicologo clinico e dell’educazione. La valutazione dinamica si applica in particolare ai bambini e si rivela centrale nell’individuare le linee pedagogiche adeguate allo sviluppo cognitivo dei bambini sia in ambito educativo sia in un contesto di riabilitazione con particolare riferimento alla teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale e dell’Esperienza di Apprendimento Mediato di Reuven Feuerstein,pedagogo di Tel Aviv, padre della Riabilitazione Cognitiva, inventore del Metodo Feuerstein, che da lui ha preso il nome.
Per valutare l’intelligenza dell’adulto oggi ci sono i test di Mensa che riprendono il Q.I. attualizzandolo e distinguono l’intelligenza innata da quella logico-matematica con test differenti a cui chiunque può sottoporsi anche on-line.
L’intelligenza va anche definita. Di certo ha molti volti, è, come dice Gardner,  multipla. Gardner ( Cambrige U., New York , 1994,95 ) individua, ad esempio, sette modi diversi di essere intelligenti in relazione ai diversi sistemi o messaggi culturali in cui i bambini sono immersi fin dalla nascita, al loro ambiente di vita, al tipo di relazioni e alle modalità di comunicazione. Nella nostra cultura esistono sistemi simbolici diversi ( lingua, musica, immagini, ecc. ) all’interno dei quali i bambini sviluppano intelligenze qualitativamente diverse.   Si può, cioè, essere intelligenti in molti modi. Secondo Gardner distinguiamo:
·       L’intelligenza logico-matematica(   capire ed elaborare sequenze logiche, schemi, ordine, quantità ), risolvere esercizi e problemi logici; classificare, categorizzare; creare  codici e simboli;  produrre presentazioni logiche sequenziali,  mostrare capacità di rispondere alle domande socratiche* con immediatezza e sinteticità
( *p.es, dai Dialoghi di Platone : ….ma ancora, mio caro amico, non ti domando cosa è bello ma cos’è il bello…..)
·       L’intelligenza linguistica ( significati nel linguaggio, comunicazione orale e/o scritta ),leggere, possedere  capacità di dare vita a discussioni in piccolo o grande gruppo,  dibattiti e controversie, conferenze e lezioni; inventare giochi di parole;  raccontare storie, scrivere diari, corrispondenze, poesie.
·       L’intelligenza spaziale (capacità di percezione, rappresentazione e modificazione della realtà) ,  è l’intelligenza di artisti dell’immagine, capaci di produrre   video, film, power point, fotografie, cartine, grafici, diagrammi, schemi, puzzle visivi, labirinti, costruzioni, dipinti, collages, ceramiche.
·       L’intelligenza musicale (sensibilità e capacità di creare suoni e melodie, ritmi) comporta la capacità di cantare, suonare, ritmi, rap, stornelli, musiche legate alle emozioni.
·        L’intelligenza corporea/ cinestesica ( uso del corpo e di oggetti) implica capacità di manipolare, costruire, trasformare; mostrare abilità in cucina, bricolage, giardinaggio, nelle attività sportive; possedere consapevolezza motoria, capacità mimiche e di linguaggio del corpo
·        L’intelligenza interpersonale  ( comprendere le persone e le relazioni )
Sapere dare vita ad attività di  insegnamento reciproco, di tutoring, ad apprendimento cooperativo, alla mediazione di conflitti; sapere relazionare in pubblico.
·       L’intelligenza intrapersonale ( capacità di autoriflessione; comprensione della propria esistenza per sé e per gli altri ). Chi la possiede ha capacità di studio autonomo ed auto progettato, elabora diari personali,  conduce attività su autostima/ identità e attività emozionali.
A tutto ciò si può aggiungere la sensibilità naturalistica, come il prendersi cura di animali e piante o la semplice osservazione di habitat vegetali e attività animali.
 Ma, alla luce di questa molteplicità di espressioni possibili dell’intelligenza, ammesso che questa classificazione sia corretta,esaustiva e stabilita, oppure no, una volta per tutte sin dalla nascita, chi si può chiamare intelligente, allora?
Se non è un matematico, se non è un artista, se non è un atleta, se usa il linguaggio in modo appena accettabile vorrà dire che la sua intelligenza è modesta? Procedendo a tentoni e volendo elaborare comunque una risposta scegliendola  tra quelle che hanno dato i maitres à penser più affidabili della moderna psicologia, si scoprirà che due doti, in particolare, non possono mancare: la capacità di adattamento e la capacità di problem solving. L’intelligente sa adattarsi al cambiamento e risolve i problemi del quotidiano e non solo prima e meglio di chi intelligente non è.
Ed è vero che l’età rende più pronti nel capire, che si diventa più saggi andando avanti negli anni? No, non è proprio così. Intelligenza ed esperienza sono cose diverse e non vanno confuse. Plauto, nel Trinummus, ci dice che “ non aetate verum ingenio apiscitur sapientia”, l’età non è portatrice di senno, la saggezza dipende soprattutto da doti innate. E ritorniamo così all’innatismo. Ma per migliorare la propria performance intellettiva non si può fare proprio nulla?
E’ consigliabile:
-  coltivare interessi nuovi
- porsi continuamente domande e cercare le risposte, risolvere problemi quotidiani senza accantonarli per pigrizia
- razionalizzare sempre, pure nei momenti critici: fermarsi a riflettere mettendo da parte l’ansia che ci rende frettolosi e spesso ci fa sbagliare
- andare alla scoperta di posti nuovi, meglio se in buona compagnia
- coltivare con zelo le amicizie, il confronto con gli altri è fonte di utilissimi stimoli per il cervello
- tenersi informati,  leggere di tutto
- imparare una lingua straniera
- essere sempre curiosi
Una mente aperta e vigile non può prescindere però dalla salute del corpo. Del corpo bisognerà quindi prendersi cura con alimentazione adeguata, attività fisica, prevenzione di ogni condizione patologica che, una volta instaurata, non potrà non condizionare anche la mente.

Commenti

  1. Condivido perfettamente, in quanto io stesso sono convinto che questa tesi sia il fulcro attorno al quale ruota la mente di ogni intellettuale.

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