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Presidi e Dirigenti - di Pietro Trematore

I concorsi come altri mezzi di selezione del personale hanno un grande limite , non riescono a misurare la sensibilità personale , la ricchezza umana e culturale , la reale predisposizione , l’empatia per un determinato lavoro e se questo  è vero in generale  lo è ancora di più per i concorsi riguardanti docenti e dirigenti  ; attività basate in via prioritaria sulla relazioni e sulla loro pluralità.
Il D.lgs  59/1997 introducendo nel sistema scolastico italiano l’Autonomia Scolastica  trasformava ope legis la figura del Preside in Dirigente Scolastico  con nuove e più impegnative attribuzioni  non solo burocratiche ma anche e soprattutto gestionali –organizzative  - relazionali e  propositive ; ma al cambio lessicale non corrispondeva un altrettanto cambio della mente dei  nuovi dirigenti scolastici ancorati a rigidi schemi militareschi e arcaici modelli di potere che dovrebbero appartenere a precedenti epoche  ma che sono ancora  in atto  a tutti i livelli seppur in condizioni di  dichiarata quanto apparente democrazia  .
 Il termine  “Preside” ha la stessa origine di “presidio” cioè avanposto che controlla , che è a garanzia di un ordine precostituito e centrale . Quindi la funzione del Preside era quella verificare e garantire agli organi superiori che tutto avvenisse secondo quanto stabilito a livello nazionale e che tutti svolgessero  il loro dovere .
Il dirigente ,invece , dovrebbe “dirigere” cioè dare una direzione , indicare un cammino e una rotta per raggiungere obiettivi certi e determinati ; dovrebbe ,quindi,  organizzare tutte le strategie e gli strumenti per arrivare alla meta .
Come recita l’art. 21 del D.lgs 59/97 “al dirigente scolastico sono attribuiti autonomi compiti di direzione , coordinamento e gestione delle risorse umane , finanziarie e strumentali ; nel raccordo con le funzioni spettanti agli organi collegiali , nel raccordo con le funzioni dell’amministrazione scolastica e periferica “.
Altre indicazioni le ritroviamo nell’art.  25 del D.lgs 165/2001  (in cui è stato trasfuso l’art.21 del d.lgs 59/97) che individua nel dirigente scolastico oltre che la figura del Legale rappresentante dell’istituzione Scolastica e del titolare delle relazioni sindacali interne anche veri e propri compiti manageriali in coordinamento e rispetto delle competenze degli organi collegiali,  già in parte anticipati dall’art. 21 del D.lgs 59/97.
La figura del Dirigente Scolastico  avrebbe dovuto dare, in uno scenario prefigurato dall’Autonomia Scolastica ,  nuovo impulso alle singole Istituzioni Scolastiche per raggiungere più alti livelli di qualità , di efficienza e di efficacia delle singole realtà locali , con  processi di “Governance” tramite l’utilizzo della “Democrazia Attiva “   applicando principi di coinvolgimento e di responsabilizzazione delle diverse componenti,  capacità di creare visioni condivise , comportamenti coerenti con tali visioni, definizione di risultati attesi e gestione snella per realizzarli, apprendimento continuo, partecipazione e non gerarchia, conferimento di responsabilità e potere alle varie componenti del sistema , perseguendo flessibilità ed apertura organizzativa.
Ma purtroppo non è stato così sia per la Dirigenza e sia per la Scuola dell’Autonomia . Ci ritroviamo , frequentemente , sempre i vecchi “Presidi” che spesso esaltati da un  aumentato potere e da un male interpretato senso della dirigenza ,  mettono in atto solo l’aspetto più oppressivo e cinico , più formale e  burocratico del loro ruolo creando spesso inutili quanto dannose tensioni all’interno dell’ambiente scolastico ,dimenticando facilmente di essere stati docenti ,  quasi in una sorta di “Catarsi” provocata dalla nuova veste dirigenziale che impone ipocrisie e moralismi a copertura degli eventuali “peccati” della loro precedente vita da docente e degli opportunismi della nuova .
Spesso  il nuovo ruolo   si fonde e si confonde con le prerogative del  precedente ;  con il risultato che ciò che si nota di più negli Istituti Scolastici è il dominio del” Capo Assoluto”,  del “Generale”  che ordina e comanda, impone  e controlla i propri “subalterni e sudditi”  secondo la logica gerarchico - piramidale  , nonostante  il teorico trionfo della gestione democratica della scuola attraverso gli organi collegiali (organismi “equiordinati” al potere dirigenziale come si evince dagli ancora vigenti  Decreti Delegati del 1974 trasfusi nel T.U. 297/94 ), della contrattazione d’istituto e dalla RSU  Potere che alcune volte si trasforma in arroganza  irrispettosa della dignità umana e professionale dei docenti che a loro volta la percependola come ricattatoria (a causa anche di norme giuridico  contrattuali fatte per sudditi e non per professionisti e che sottopongono i docenti alle libere interpretazioni del dirigente  come ad esempio il numero di giorni di permessi ) la subiscono con rassegnazione e con senso di impotenza .
Il vecchio Preside vincolato ad un rigido orario di lavoro settimanale di 36 ore era sistematicamente presente a scuola contrariamente al novello dirigente scolastico che svincolato da tale obbligo è spesso assente ed impegnato in altre attività più o meno  “collaterali“ grazie ad una sorta di dono dell’ubiquità che il ruolo dirigenziale  conferisce  .
Cosi che ogni scuola continua a girare e a funzionare grazie alla consolidata routine ed antichi ritmi  scolastici che docenti e non docenti mettono in atto autonomamente ,responsabilmente (alcune volte  meccanicamente )  indipendentemente dalla presenza  di un dirigente !
                                                                                                                      Prof.  Pietro Trematore       

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