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Cultura e società - di Laura Alberico


La cultura è l’insieme di tradizioni, usi costumi di un popolo. Le forme culturali sono molteplici, dalle arti figurative a quelle letterarie ecc. Le Corbusier, famoso architetto diceva che l’architettura è il modo di essere di un’epoca e su questo possiamo trovare ampie conferme nel “leggere” opere d’arte e trovarne una loro giusta collocazione in un periodo storico che le rappresenta.
Ma la “cultura” rappresenta nella sua globalità varie espressioni del tessuto sociale, del suo modo di essere e di incidere profondamente nella vita di ogni giorno. Si parla quindi di cultura di massa quando alcuni aspetti di essa sono preponderanti e fanno “moda” inteso nel senso statistico del termine, cioè il valore che assume in un contesto la maggiore “frequenza” e rappresentatività. Cultura e società sono due termini collegati, entrambi si influenzano vicendevolmente e non si può studiare la cultura di un popolo se non si approfondiscono le norme sociali, le istituzioni e i fenomeni macroscopici che hanno negli ultimi anni cambiato molti aspetti della vita quotidiana. Perché la cultura è soprattutto confronto e cambiamento, passaggio dal vecchio al nuovo e nascita di nuovi modelli di riferimento, a cui l’istituzione politica e organizzativa conferisce regole e di esse ne stabilisce l’operatività. La cultura è un valore aggiunto se si cerca di uscire fuori dagli schemi che la tradizione ci ha imposto mettendoci in relazione con i nuovi eventi che cambiano l’assetto iniziale trasformandolo in uno scenario nuovo. Il fenomeno dell’immigrazione, di fatto, sta cambiando la nostra società, si pensa che tra non molti anni i matrimoni misti saranno sempre più numerosi e quindi necessariamente la “nostra” cultura dovrà confrontarsi e amalgamarsi sempre più con quella di altri popoli. Ma questa evoluzione porta con sé, come tutti i cambiamenti, difficoltà di integrazione e comunicazione e per superarle sarà necessario prima di tutto cambiare “forma mentis” e non basterà per questo, imparare a parlare una nuova lingua. Il sociologo Z. Bauman parla di “ società liquida” per descrivere il mondo in cui viviamo. Tutto cambia e tutto si trasforma con una tale rapidità da non consentire uno stabile adattamento alle nuove condizioni, la  libertà cresce ma diminuisce la sicurezza personale. In questo contesto nascono sempre nuovi bisogni che vengono soddisfatti da beni di consumo che risultano gratificanti e, in qualche modo, riescono a colmare il senso di insoddisfazione per il tipo di vita che si conduce. Anche i legami affettivi sono soggetti ad essere provvisori e incerti. Per Bauman si può uscire da questa “empasse” se la società impegna i suoi sforzi “ nella capacità di interazione con gli altri, di dialogo e negoziato, di raggiungimento della comprensione reciproca o risoluzione di conflitti inevitabili in ogni situazione della vita collettiva”. La responsabilità delle scelte non è solo personale ma globale considerando che “tutti noi che viviamo su questo pianeta dipendiamo gli uni dagli altri, per il nostro presente e il nostro futuro;  che nulla di ciò che facciamo oppure omettiamo di fare, può essere indifferente per il destino di chiunque altro”.

Laura Alberico

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