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Stili di apprendimento: avere o essere? - di Laura Alberico


 Esiste una cultura dell’avere e dell’essere, un modo di porsi di fronte alle informazioni ricevute, agli stimoli ambientali e alla costruzione delle proprie conoscenze. Gli alunni che tendono solo  ad immagazzinare nozioni e tecniche di studio sono orientati a raccogliere meccanicamente i contenuti disciplinari, a cristallizzare e a recuperare di volta in volta  ciò che la loro mente ha appreso.
Di solito questi alunni si mostrano disorientati di fronte alle novità che vengono veicolate con un tipo di apprendimento per scoperta, cioè quel tipo di percorso didattico mediante il quale  devono mettere in luce le proprie idee e prospettare consapevolmente delle soluzioni ( problem solving ). Diverso è il processo di apprendimento quando le informazioni vengono modellate sul proprio modo di essere, quando le domande su un argomento trattato aprono nuove “finestre” sul mondo e  gli interrogativi  coinvolgono il proprio vissuto personale. La creatività pone in essere un approccio dinamico verso lo studio, una elaborazione mentale che arricchisce la “forma mentis” e rende spendibile sul piano concreto le conoscenze acquisite. La nostra società, purtroppo, è sempre più orientata verso la cultura dell’avere e tende a uniformare ed omologare notizie ed informazioni come se fossero pezzi di un mosaico in cui l’omogeneità di pensiero diventa un meccanismo a volte obbligato dal quale  è difficile sottrarsi. La didattica deve avere come punti di riferimento la motivazione, l’informazione e la ricerca. La motivazione costituisce  senza dubbio un approccio significativo allo studio, essa rappresenta  un momento importante perché l’interesse, la disponibilità a interagire  pongono  le basi per un percorso educativo dinamico e produttivo. L’informazione è sempre necessaria, niente è scontato e tante sono le conoscenze in divenire, idee e  strutture mentali che devono essere gradualmente sistemate e organizzate. Nella ricerca si investono le personali risorse, si attiva il pensiero divergente e creativo, quel processo di riflessione e interiorizzazione che apre le porte a tante domande su come e perché nel corso del tempo le varie  teorie sono state formulate e consolidate.  Andrè Giordan esperto in formazione  così si esprime a proposito dei  metodi educativi: “ Io ho scelto un metodo a contropelo… Partire dalla mia ignoranza e dalle certezze degli alunni piuttosto che dalle mie certezze per proporle agli alunni ignoranti”.
Laura Alberico

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