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Il senso del limite: individualità (=distinzione) ed appartenenza (=assimilazione)… un grande dilemma sociale (3) - di Cristina Rocchetto

Terzo articolo sull'argomento "il senso del limite per i Greci".

Ho fatto osservare, nei due precedenti articoli, che un essere umano dotato di una personalità più forte, una fortuna più grande, un sentimento più appassionato “della misura”, distinguendosi dagli “altri” del suo gruppo, è per gli antichi Greci in qualche modo esposto al rischio di essere inviso dagli dèi – se non da tutti, comunque da qualcuno che combatte contro di lui.
Ho anche detto che in Omero, il problema non è ancora affrontato del tutto: gli eroi, perseguitati da alcune divinità, sono spalleggiati da altre divinità a cui in qualche modo possiamo anche far risalire l’origine della loro azione - le parole di Agamennone gli vengono “sussurrate all’orecchio dal divino, l’amore di Elena le viene indotto dal divino, Ulisse è trattenuto da Calipso…  Lo sforzo di Omero sembra quello di “giustificare”, ha detto qualche studioso, il piano dell’azione umana con il piano parallelo del divino. Da Omero, passando per Esiodo, siamo arrivati ad Anassimandro.

Questo filosofo, che scelgo tra gli altri di nominare, ma che non è l’unico né il solo pieno di fascino di quel periodo (il Web è pieno di pagine sugli aforismi dei filosofi anche presocratici: io non voglio appesantire il discorso già non troppo semplice), non giungeva a distinguere, nella sua speculazione sul mondo della Natura ("phýsis", da cui il termine che oggi usiamo per la Fisica, disciplina che si è piano specializzata dal discorso generale fatto precedentemente dalla "Filosofia naturale" poi diramatasi nelle varie "scienze naturali" - dico così per mantenermi "semplice"), il problema dell’esistenza "delle cose" da quello dell’esistenza "degli esseri viventi". Appunto, questa è grossomodo una delle caratteristiche del pensiero della filosofia presocratica, che non si preoccupa ancora dell’individuo preso come soggetto responsabile della sua azione.

Saranno in effetti soprattutto la tragedia, i Sofisti e Socrate a concentrarsi su questo punto cardine della nascente filosofia “morale” (dal latino "mos, moris": costume, usanza, quindi poi “comportamento” frutto di una “scelta”, che, se genera danni, diventa “colpa”), che è fondamentalmente un discorso sull’azione umana e sui valori ai quali essa si riferisce “di fatto”.

Intanto, gli dèi si stanno allontanando dal mondo e soprattutto dall’uomo: stanno diventando simbolo di principi sempre meno antropomorfi… Con la pòlis, l’uomo diventa veramente soggetto nel mondo, divenendo soggetto della sua azione. Ma,  se non sono più gli dèi a muoverlo all’azione, allora egli rimane unico responsabile delle sue scelte e delle conseguenze che le sue scelte attivano. Continua perciò a mantenersi superstizioso (lo sarà sempre), a cercare orientamento e consiglio in divinazioni ed oracoli; e, nelle opere artistiche, onora i suoi dèi, mai se stesso, mostrando alla divinità di conoscere il segreto della “misura” attraverso l’assoluto equilibrio e l’armonia delle proporzioni tra parti – così come i cittadini sono parti di un organismo, la pòlis, che deve risultare nell’insieme forte perché armonico, giusto e vitale.

Con la tragedia si indagherà proprio questo problema. Ai suoi albori, il dilemma si può porre così: se io sono “io” (e quindi “non sono” talvolta come “gli altri” vogliono che io sia), “distinguendomi”, “emergendo”, “de-finendomi” come individualità personale, quindi “diversa” e“separata”, compio (per i Greci) una forma di “ingiustizia” verso gli dèi, ossia verso la comunità intesa come un insieme indistinto (“pòlis”, termine con cui si intende sia la città-Stato che l’insieme dei suoi abitanti, la cittadinanza). Ne ho parlato sugli articoli sulla tragedia, a cui rimando.

Qui desidero aggiungere altri spunti di riflessione.
I protagonisti della tragedia non sono più “eroi” a cui è lecito distinguersi “perché così era stato voluto dagli dèi”: sono uomini ormai abbandonati dal divino, che gira la testa nel momento della vita ove il loro dolore è più insopportabile, dicendo, come nell’ “Ippolito” di Euripide, la dea Artemide (la Diana latina) tanto amata da lui al punto da dedicarle una vita pura (casta) e scatenando così l’ira di Afrodite (Venere), dirà al suo beniamino, che le chiede (riporto liberamente il senso dello scambio di queste loro battute):
(Ippolito) “Tu mi vedi, o Signora, in quale stato io sono…”
(Artemide) “Sì, io vedo… ma piangere (mi) è vietato”
E, più sotto: (Artemide)“Addio: vedere i morti non mi è lecito…”.

Per "concludere" l'argomento, quando parleremo di “limite”, della “misura”, di quell’equilibrio che tanto ci affascina guardando il Partenone, studiando le regole matematiche alla base dei calendari, della màntica (divinazione, arte fondata sulla previsione del futuro), i calcoli delle proporzioni alla base dell’arte, noi siamo di fronte anche ad un “Numero” inteso come mezzo ragionevole (perché strappato alla disperazione ed al senso della propria impotenza) di un uomo che cerca di stabilire (“de-finire”) il confine del “limite” e le possibilità, entro quello, di muoversi senza occupare “troppo spazio”, adirando qualcuno o qualcosa che sente comunque al di sopra di lui.

Rinvio qui ora al link ad un documentario storico sugli Spartani per stimolare la riflessione sulla differenza di mentalità tra essi, che si concepivano solo in quanto “gruppo”, “unità assoluta a scapito dell’individualità”, e gli Ateniesi, dove invece fiorirono infatti le opere creative ed espressive di autori nelle arti plastiche e figurative, nell’architettura, nella tragedia e nella filosofia. Ripeto l’appunto già fatto sulla mia pagina Facebook dedicata alla Grecia (“Storia e cultura greca: perché è importante non dimenticarla?”): su questo video è sbagliata la locazione geografica di Sparta, che non si trovava sul mare, ma molto all'interno del Peloponneso (cfr. per esempio questa mappa, http://maps.google.it/maps?q=Sparta+antica&aq=f&um=1&ie=UTF-8&hl=it&sa=N&tab=wl). 

Ecco quindi il documentario storico “Sparta e le guerre persiane”,
http://www.youtube.com/watch?v=G37bsW_jYL8&list=PLDF436E596029B8A8

Cristina Rocchetto

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